Tutta la verità sul caso Gratteri

di Paolo Pollichieni


Quel boccone amaro Matteo Renzi, nonostante la comprensibile soddisfazione per l'insediamento del suo Governo, non lo manda proprio giù e continua a parlarne coi suoi più stretti collaboratori. Lui a quel nome teneva molto, nella sua lista lo aveva scritto in stampatello: “Nicola GRATTERI – tecnico (non di area) – Magistrato in servizio”.

Ci credeva e ci teneva molto, non pensava certo di andare a sbattere contro il muro poi oppostogli da Giorgio Napolitano. Temeva semmai il contrario, temeva che nonostante quel «va bene, accetto» strappato a Nicola Gratteri dopo sei insistenti telefonate, nelle quali si alternava con Graziano Del Rio, potesse essere Gratteri a tirarsi fuori improvvisamente, visto che di lasciare anche momentaneamente la toga e le indagini per assumere un ruolo di governo, il pm reggino non ne aveva tanta voglia.

UN VETO CON MOTIVAZIONI PRETESTUOSE E invece Giorgio Napolitano era pregiudizialmente contro, lo ha comunicato subito a Matteo Renzi invocando, il che è grave per chi è custode della Costituzione, una «norma non scritta ma non per questo aggirabile», vale a dire che mai fino a quel momento al dicastero della Giustizia vi era stato mandato un magistrato. Renzi non molla e di rimando ricorda a Napolitano che sul nome di Livia Pomodoro (attuale presidente del tribunale di Milano) non aveva opposto niente, era stato Berlusconi a minacciare sfaceli. Replica del capo dello Stato: Gratteri è un pubblico ministero. Del Rio si incaricherà di spiegare a Matteo Renzi, che lo contatta mentre è già in corso il faccia a faccia finale con Napolitano, che anche questa motivazione risultava speciosa: nell'ultimo governo Berlusconi il ministro della Giustizia era Nitto Palma, una intera carriera trascorsa a fare il pubblico ministero fino alla Procura nazionale antimafia.
Niente da fare, su Gratteri Napolitano resterà inamovibile, pur dimostrandosi molto informato sulle peculiarità di quella candidatura: è un magistrato ma non aderisce a nessuna corrente interna; è un tecnico ma “non di area”, vale a dire non riconducibile ad alcuna “simpatia” politicamente apprezzabile. Sa anche che i “grillini” manifestano un certo interesse per le innovazioni che Gratteri vorrebbe portare per rendere efficiente la obsoleta macchina giudiziaria italiana. Ma forse questo aspetto per il “Colle” non rappresenta un vantaggio ma l'esatto contrario.

ALLE IDEE DI GRATTERI RENZI NON RINUNCIA Alla fine Renzi potrà ricambiare dispetto con dispetto, incassando il «no» a Gratteri ma opponendo i suoi altrettanto irriducibili «no» alla riconferma di ministri cari a Napolitano come la Bonino e Mauro. Ma non rinuncerà, assicura ancora oggi Renzi, a mettere Gratteri in condizione di realizzare quelle riforme che tanto interesse hanno suscitato nel nuovo premier. È per questo che Renzi ha già fatto sapere che desidera incontrare «in tempi brevissimi» Nicola Gratteri e non tanto (o non solo) per scusarsi di una esposizione mediatica dal pessimo epilogo, quanto per valutare come recuperare e rendere operativo quel patrimonio di idee che Gratteri aveva avuto modo di esporre già al governo Letta, mettendo nero su bianco un progetto di riforma “strutturale” riassunto in 400 pagine di dossier fin qui rimasto riservatissimo.

LA GENESI DELLA CANDIDATURA GRATTERI Il Corriere della Calabria è in condizione di ripercorrere le tappe del percorso politico-istituzionale che ha portato Renzi a volere nella sua squadra di governo Nicola Gratteri. Tra i due erano intercorsi scambi di pareri e pubblici complimenti di Renzi quando il pm reggino ebbe modo di dire la sua, con la schiettezza ruvida che lo contraddistingue, sulla scandalosa evasione di Francesco Cutrì. Che senso ha, chiedeva provocatoriamente Gratteri, mandare in giro un ergastolano pericoloso per fargli sostenere un processo per assegni a vuoto? Renzi disse pubblicamente che condivideva le amare riflessioni di Gratteri. Successivamente diede un'occhiata anche alle altre proposte che Gratteri, in convegni, scritti, interviste televisive ed interventi istituzionali aveva avanzato negli anni. A cominciare dalla “tracciabilità” delle intercettazioni telefoniche per impedire fughe di notizie “politicamente scorrette”. Proseguendo per la notifica degli atti per via telematica ed aggiungendo il progetto per la centralizzazione delle attività di intercettazione tagliando così i rischi economici delle attuali esternalizzazioni ed anche una crescente deresponsabilizzazione della polizia giudiziaria sulla riservatezza degli ascolti effettuati.

IL CONSIGLIO DI SAVIANO La svolta definita arriva dopo un riservatissimo colloquio tra Matteo Renzi e Roberto Saviano. Renzi aveva appena avuto l'incarico di fare il nuovo governo, Saviano declinava l'invito a farne parte: «Sembrerebbe una mera operazione mediatica, il mio contributo pratico – diceva Saviano a Renzi – sarebbe di ben poca portata. Ti do invece un consiglio, rivoluziona davvero il pianeta Giustizia, ti faccio due nomi di giovani magistrati assolutamente indipendenti: Cantone e Gratteri. Hanno idee rivoluzionarie e talento per metterle in pratica».
Renzi sente Del Rio e insieme optano per Gratteri. Lasciano che corrano altri nomi nel toto ministri ma in realtà puntano subito su Nicola Gratteri che viene contattato prima da Del Rio e poi da Renzi. Gratteri replica che ringrazia ma non è interessato: «Preferisco fare il mio lavoro e restare nella trincea contro la 'ndrangheta». Da poco era rientrato da New York, dove aveva coordinato le fasi finali dell'Operazione New Bridge. Ma Renzi non molla e comincia una marcatura asfissiante. Gratteri continua a non dare la propria disponibilità: «Sarebbe un pessimo affare per entrambi – replica a Del Rio che insiste – perché le cose che voglio fare mi metterebbero contro l'intero ministero ed anche in aula non è detto che passino».

LA MARCATURA ASFISSIANTE DI RENZI Renzi rilancia: «Sul ministero avresti carta bianca puoi rivoltarlo come un calzino. In aula ci metto la faccia io, mi siedo al tuo fianco e vediamo se la riforma passa». Arrivano segnali anche da ambienti lontanissimi dalla maggioranza, persino i grillini si dicono pronti a votare una “riforma Gratteri”. Qualcuno informa il Quirinale di questo “pericolo”. Renzi insiste. Nel corso di una telefonata notturna, a Gratteri tocca un nervo scoperto: «Se continui a dire di no debbo pensare che sei anche tu come tanti altri, pronti a fare proposte ma terrorizzati quando si tratta di realizzarle mettendoci la faccia». A quel punto Nicola Gratteri vacilla, il suo non è un sì convinto ma apre alla possibilità di entrare nel Governo Renzi. La situazione è talmente incerta, però, che dalla macchina che lo accompagna al Quirinale per la presentazione della lista a Napolitano, Renzi fa un'ultima telefonata a Nicola Gratteri: «Oh! io il tuo nome l'ho messo a stampatello non è che poi…». Gratteri si arrende: «Va bene ci sarò… ma vedrai che sarà un bagno di sangue».

L'EPILOGO CHE APRE LA STRADA ALLA LANZETTA Il resto sta nella concitata cronaca di quel che avviene dietro le vetrate del Quirinale. Renzi insiste ma Napolitano non cede: Gratteri non passerà mai. Renzi, che interrompe per un'ora il colloquio con Napolitano per vedere come uscire dalla situazione (non c'è solo il “caso” Gratteri ma anche quelli Bonino e Mauro), chiama Del Rio per capire come riposizionare le cose. Si pensa a Franceschini, ma Dario ha fiuto per le trappole quirinalizie e si chiama fuori, Si decide per Orlando, già responsabile della giustizia nella vecchia segreteria bersaniana del Pd. Resta aperto il problema “geopolitico”: la presenza di Gratteri consentiva anche di bilanciare un gabinetto troppo sbilanciato sul centronord ed ancora più sbilanciato con l'esclusione del ministro Mauro. Praticamente nessun ministro del Sud restava nella lista. Questo apriva la strada per Palazzo Chigi a Maria Carmela Lanzetta. L'idea era di Graziano Del Rio: fare ministro l'ex sindaco di Monasterace significava non solo mettere una presenza meridionale ma anche sistemare i conti con la dissidenza “civatiana”. La Lanzetta, infatti, non solo era entrata nella direzione nazionale su indicazione di Pippo Civati ma era anche tra i sedici componenti che avevano votato contro Renzi e contro la “staffetta”. Poco pratico dei bizantinismi calabresi, Renzi si fa sfuggire un: «E ma credi che accetterà?». Del Rio lo tranquillizza: «Ne sono certo». Chiama Maria Carmela Lanzetta che si riserva una riflessione di 22 secondi prima di rispondere: «Accetto».

22/02/2014 17:41

dal Corriere della Calabria

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