Trovati altri resti, forse del giovane scomparso

 

Trovati altri resti, forse del giovane scomparso

Accanto alle ossa indumenti simili a quelli indossati da Pasquale Andreacchi la sera del suo allontanamento

Marialucia Conistabile

SERRA SAN BRUNO
A distanza di diciotto giorni dal ritrovamento, in un cassonetto dei rifiuti, di un teschio e di un femore umani, altri resti sono stati rinvenuti nel tardo pomeriggio di ieri a Serra San Bruno, nel Vibonese.
Le ossa si trovavano in un boschetto di località "Papararo", a circa duecento metri da via Corrado Alvaro dove la mattina del 9 dicembre scorso alcuni operai del Comune di Serra San Bruno hanno notato il teschio e il femore. Non si esclude che i resti umani scoperti ieri e quelli trovati diciotto giorni fa appartengano alla stessa persona.
Gli investigatori si muovono con i piedi di piombo ma l’ipotesi che viene fatta è che i resti possano appartenere a Pasquale Andreacchi, il giovane di 18 anni, scomparso l’11 ottobre scorso nella cittadina montana del Vibonese. Accanto alle ossa, infatti, sarebbero stati trovati degli indumenti – in particolare si tratterebbe di una scarpa da tennis e di una maglia – che il padre del giovane potrebbe avere riconosciuto come appartenenti al figlio. Al momento, comunque, si tratta soltanto di indiscrezioni e ipotesi anche perché, sulla complessa e delicata vicenda, la Procura di Vibo Valentia mantiene il massimo riserbo. Il procuratore capo Mario Spagnuolo, infatti, invita alla massima cautela e ad attendere l’esito del lavoro degli inquirenti e delle forze dell’ordine da ieri pomeriggio tutti mobilitati.
Nel frattempo i resti sono stati prelevati dal boschetto e portati nella sede del Commissariato di Serra San Bruno dove, oltre al magistrato, è arrivato anche il medico legale Katiuscia Bisogni. Sulle ossa saranno eseguiti esami al fine di accertare, senza ombra di dubbio, se appartengano alla stessa persona di cui sono stati ritrovati teschio e femore. Resti quest’ultimi sui quali il sostituto procuratore Santi Cutroneo aveva già disposto alcuni prelievi per consentire l’estrazione del Dna. Prelievi effettuati dal medico legale Aldo Barbaro e sull’esito dei quali ancora non è emerso nulla.
All’epoca sul teschio, praticamente fatto ritrovare all’interno di un cassonetto per la raccolta dei rifiuti, era ben visibile, nella parte frontale, un foro presumibilmente provocato da una pallottola sparata con una pistola di piccolo calibro. Inoltre le condizioni sia del teschio sia del femore, che si presentavano non del tutto scarnificati, facevano risalire la morte a circa un paio di mesi. Circostanza quest’ultima che coincideva, almeno con i tempi, con la scomparsa del diciottenne.
E mentre procede il lavoro degli investigatori, in casa Andreacchi si sprofonda sempre più nel dolore. Ieri sera Salvatore Andreacchi, papà di Pasquale, contattato telefonicamente, ha soltanto detto: «Vi chiedo scusa, ma non è proprio il momento…». Parole davanti alle quali non si è andati oltre nel rispetto che si deve a una famiglia già da diversi mesi dilaniata dall’angoscia e sprofondata in un cupo dolore. Momenti terribili che, probabilmente, soltanto chi ha vissuto tragedie del genere è in grado di comprendere fino in fondo. Momenti insopportabili, inaccettabili e invivibili soprattutto quando, a dispetto di tutto, la speranza che Pasquale potesse ritornare a casa non è mai venuta meno.
La sera dello scorso 11 ottobre Pasquale uscì di casa dicendo alla mamma – Maria Rosaria Miraglia – di andare a comprare le sigarette. Più tardi il giovane, che aiuta i genitori in un maneggio, fu visto da qualcuno sul corso, poi più niente. Una prima ipotesi investigativa fu che la scomparsa potesse essere in qualche modo legata al giro dei cavalli.
Sulla drammatica vicenda, comunque, non è stata ancora detta l’ultima parola. Infatti mai come in questo caso è necessario attendere l’esito delle indagini in corso perché, al momento, non ci sarebbe alcun collegamento certo tra il ritrovamento dei resti umani, teschio e femore compresi, e la scomparsa del giovane. Anche il rinvenimento degli indumenti potrebbe dire tutto e niente, nel senso che potrebbero essere stati gettati in quel posto senza con questo voler dire che si trovassero indosso ai resti umani scoperti.

Insomma sono tanti i tasselli che vanno messi ancora al loro posto, a cominciare dall’identità della persona a cui le ossa appartengono. Un punto questo che può essere chiarito soltanto con il Dna. Una volta accertato ciò ci sarebbero da sciogliere tutti gli altri interrogativi relativi al delitto, perchè di omicidio si tratta considerato il foro presente nella zona frontale del teschio a prescindere se appartenga o meno alle ossa rinvenute ieri pomeriggio nel boschetto.

dalla Gazzetta del Sud del 28 dicembre 2009

Commento (1)

Lettore31 dicembre 2009 alle 20:06

Marialucia, se i tasselli che vanno messi al loro posto ancora sono tanti, perche’ tante speculazioni? Perche’ telefonare ai genitori del povero scomparso? Perche’ continuare a citare il nome senza esserne sicura. A leggere il tuo articolo pare che tu non eri proprio sicura se renderlo publico o no. O magari non credi neanche tu stessa a quello che scrivi.

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