Trend negativo per il turismo E le istituzioni sono latitanti

Nessuna attenzione per gli imprenditori e, ancora peggio, per i vacanzieri

Logistica insufficiente, poche attrazioni e la solita “guerra tra poveri”

L’andamento della stagione turistica di Soverato e del comprensorio dà segnali importanti che vanno studiati con attenzione per costruire le strategie per il settore turistico di domani per la nostra regione. Inutile nascondere l’evidenza: il turismo non decolla, si sta avvicinando l’alta stagione, dal 3 agosto al 24 agosto, e il boom di presenze non si registrerà, ma questa è una storia che già conosciamo. La vera novità di questa stagione é il fai da te, la voglia di organizzarsi da soli la vacanza, che dovrà essere breve ed economica, ma piena di confort. Cliccando sui motori di ricerca i turisti sono arrivati anche a Soverato. L’intermediazione, rappresentata da agenzie viaggi e tour operator, ha visto e vede un calo notevole. Altro dato nuovo è la tassa di soggiorno, o meglio il suo incasso. Quindi se tutti gli albergatori sono stati virtuosi a fine stagione possiamo sapere quanti turisti hanno soggiornato a Soverato. La “Gazzetta del Sud”è stata invitata ad una chiacchierata dal titolare dell’hotel “San Domenico”, Giovanni Nisticò, che ha fondato la struttura nel 1981, per capire le motivazione del mancato decollo del turismo. Nisticò quando si parla di turismo diventa un fiume in piena,ma sicuramente ci ha offerto una precisa fotografia del turismo soveratese e calabrese. «I motivi del mancato sviluppo del turismo – dice – sono tanti: innanzitutto la crisi economica, seguita dalla mancata promozione del territorio e dai flussi turistici che sono stati indirizzati in altri territori, ossia verso Crotone, Tropea e Reggio Calabria. La nostra provincia è rimasta isolata. Poi la carenza di collegamenti con l’aeroporto e con la ferrovia di Lamezia Terme ci ha reso ancora più poveri. Non vi è una reale volontà politica, basti pensare che manca una seria programmazione dei sindaci del comprensorio. Non può esistere Davoli o Montepaone, ma un consorzio di Soverato e del suo comprensorio. Se si guarda il proprio “orticello” non si crescerà mai. Manca anche una programmazione seria della Regione con gli addetti del settore, per individuare il bacino d’utenza. Gli operatori turistici non sono aggregati, ma lasciati allo sbando. Manca, inoltre, una rilevazione seria sui dati statistici, che andrebbe affidata all’Università della Calabria per essere considerata oggettiva. Occorre una sinergia e uno sforzo tra Comune, politica e responsabili delle strutture ricettive per invertire la tendenza». – Le istanze delle strutture ricettive non dovrebbero essere raccolte dai sindacati di categoria?
«I sindacati di categoria sono scatole vuote. Lo posso affermare con tranquillità perché sino a qualche tempo fa ne facevo parte. Sono molto politicizzati e non perseguono gli interessi della categoria ». – Adesso caliamoci nella realtà locale.
I turisti ci sono a Soverato? «Rispetto all’anno scorso vi è stato un ulteriore calo. In base ai miei dati tra luglio 2012 e luglio 2013 vi è stata una dimunizione del 20% . Oltre a registrare un calo di presenze di turisti italiani, registriamo, andando contro tendenza, un calo di presenze di stranieri. Ormai va sempre peggio. Il commissariamento dell’ente è stato il colpo di grazia, l’unico incontro con il commissario risale a giugno per la tassa di soggiorno. Non esiste una programmazione estiva condivisa con il comprensorio. Le nostre strutture sono anche vecchie, ma la Regione non utilizza i fondi europei. Pensi che l’ultimo bando ( il n. 11690 del 16 gennaio 2011), che prevedeva solo 21.000.000 di euro per tutte le strutture ricettive della Calabria, è ancora in itinere, con pochi successi, aggiungo». – Quale è la ricetta per salvare il turismo dal baratro? «Senza osmosi tra pubblico e privato non si va lontano. Oggi conta soprattutto preparare il futuro, con un occhio attento alle mutevolezze del mercato .

Maria Anita Chiefari
dalla Gazzetta del Sud del 28 luglio 2013

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