Squalo tra i bagnanti, ma è morto

«Mamma, mamma, ho visto uno pesce gradissimo, forse è uno squalo», così ha urlato Alyssa, una bambina di 10 anni, che giocava a fare il sommozzatore. Ma la mamma Paola e la zia Roberta non le hanno creduto perché Alyssa con i suoi occhialini e il suo retino questa estate aveva visto una infinità di “pescecani”. «Mamma, ti dico che questa volta è uno squalo vero, te lo giuro!». Ieri mattina Alyssa ha avuto ragione e con la sua attrezzatura ha visto, a qualche metro della costa, uno squalo. 

Squalo capopiatto spiaggiato a Soverato 2013

L’avvistamento dell’esemplare è avvenuto intorno alle 11 nel lato nord dello storico lido “San Domenico” di Soverato. Alyssa ha attirato l’attenzione dei familiari e di conseguenza di tutti i bagnanti, che sono balzati fuori dall’acqua. Chiaramente lo squalo era morto, ma faceva, comunque, tanta paura per le sue dimensioni. Lo squalo appartiene alla specie del “Capopiatto”, misura 2,40 metri e pesa presumibilmente un quintale. Il primo sopralluogo è stato fatto dal veterinario dell’Asp per identificare la specie. Sul luogo è giunta prontamente anche la Guardia costiera di Soverato. Il pesce morto, diventato nel frattempo l’attrazione del lido e dei bambini, è stato tirato fuori dall’acqua ed è stato messo sulla spiaggia in bella vista. Come un “divo” è stato fotografato e accarezzato. I suoi occhi verdi e la sua bocca grande hanno davvero impressionato tutti. L’approccio più scientifico è stato operato dal personale della “Rete regionale spiaggiamenti” che da circa due anni e mezzo svolge un gran lavoro fornendo anche i dati al Ministero dell’ambiente sugli animali spiaggiati vivi e morti, con l’ausilio del “Centro studi cetacei”. La dottoressa Stefania Giglio, unitamente al dottor Agostino Leone, ha constatato che l’esemplare è un maschio “Capopiatto” che appartiene al genere “Hexanchus” ed è il più grande squalo della famiglia “Hexanchidae”, in quanto può superare i cinque metri. Con l’ausilio di Wikipedia scopriamo che molti dei membri di questa famiglia sono oggi estinti, mentre gli squali oggi esistenti più vicini geneticamente al “capopiatto” sono gli “Scyliorhinidae”, gli “Squalidae”, i “Dalatiidae” e il “Somniosus microcephalus”, nonché le altre specie con sei e sette fessure branchiali. Si possono comunque trovare molte più specie somiglianti a questa tra i fossili che tra le specie viventi. Alcuni di queste specie estinte risalgono a duecento milioni di anni fa, e l’“Hexanchus griseus” ha caratteristiche peculiari sia primitive che tipiche di squali più moderni. Lo squalo Capopiatto fortunatamente non è una specie pericolosa per l’uomo, in caso contrario poteva essere una vera strage visto che siamo ancora in agosto. In questa stagione erano stati avvistati tanti delfini, da sempre amici dell’uomo, ma di squali non si aveva traccia. Si trattava probabilmente di un esemplare giovane, che pare prediligono tratti di mare più costieri, a differenza degli adulti che sono decisamente pelagici. La corrente poi ha fatto il resto e lo ha portato nello specchio d’acqua dinnanzi al San Domenico. Con molta probabilità, secondo gli esperti, lo squalo è rimasto impigliato in una rete da pesca e, dopo essere stato rigettato in mare, si è “spiaggiato”. Nonostante siano vietate dalla legge, vengono ancora molto usate le famigerate reti spadare. Tra le loro vittime anche delfini, tartarughe oltre ai pescecani. Lo squalo avvistato da Alyssa era uno squalo “buono” e già si raccontano tante belle storie sulle sue avventure marine… 
Maria Anita Chiefari
dalla Gazzetta del Sud del 31 agosto 2013

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