Sparano in orario di punta, ma nessuno ha visto nulla

Francesco Ranieri
Sant’Andrea Jonio
«Sembravano facce di ciechi, senza sguardo». Leonardo Sciascia, ne "Il giorno della civetta", definiva così i volti dei testimoni che avevano assistito ad un omicidio ma del quale parevano aver rimosso ogni dettaglio. E si rischia un caso del genere anche nell’omicidio di Pietro Chiefari, il commerciante 51enne (originario di Torre di Ruggiero ma residente a Pilinga di Gasperina) freddato a colpi d’arma da fuoco sabato scorso a Davoli Marina. L’uomo, che lascia la moglie e due figli in tenera età, è stato ucciso accanto al suo negozio, nel tardo pomeriggio. Tutti hanno sentito gli spari – quattro è il numero più ricorrente – nessuno, invece, pare abbia visto nulla.
I carabinieri, in queste ore, dopo aver sentito parenti e amici sugli ultimi movimenti del noto commerciante, stanno procedendo alla ricostruzione dei fatti. Le indagini, coordinate dalla Dda di Catanzaro, proseguono protette da una vera e propria blindatura. Dal Comando compagnia di Soverato, guidato dal capitano Emanuele Leuzzi, non trapela nulla se non il lavoro continuo che sta impegnando l’Arma. Nel corso della notte, l’intero comprensorio è stato percorso dalle pattuglie che hanno controllato movimenti e verificato eventuali piste.
La ricostruzione del delitto Chiefari, al momento, si basa su quanto visto in loco: l’uomo è stato ucciso all’interno della sua auto, un pick-up Nissan, raggiunto da più colpi di arma da fuoco esplosi dall’esterno del lato passeggero. L’accenno di fuga del commerciante, che è riuscito solo ad aprire il suo sportello, è rimasto tale. I colpi lo hanno centrato alla testa e al torace. Alcuni proiettili hanno persino bucato le vetrine del negozio di frutta di sua proprietà, nel quale c’erano le tre commesse (rimaste illese) ma, fortunatamente, nessun cliente. L’orario e il luogo dell’omicidio, proprio sulla statale 106, nel pieno del centro abitato di Davoli Marina, fanno riflettere sulla spietatezza e sicurezza ostentata dal gruppo di fuoco, sparito poi nel nulla. Anche su quest’ultimo aspetto le investigazioni tentano di trovare una strada concreta: la fuga è avvenuta in auto o in moto? E seguendo quali percorsi? Interrogativi che col passare delle ore potrebbero essere ricostruiti dai Cc ma che, in assenza di testimoni disposti a dare un contributo, rischiano di restare solo ipotesi.

Intanto, ieri pomeriggio, il corpo di Chiefari è stato trasportato dalla camera mortuaria del Policlinico dell’Università Magna Græcia di Catanzaro all’ospedale Pugliese, per l’esecuzione di una Tac. Oggi, invece, il cadavere dovrebbe essere riportato al Policlinico dove l’autopsia, su disposizione del sostituto procuratore della Dda Vincenzo Capomolla, potrebbe essere eseguita già in giornata. Da essa, si avrebbero certezze sull’arma utilizzata nel delitto. Quanto ai funerali (a cura dell’agenzia Procopio di Davoli), si terranno a Chiaravalle Centrale. Uscito "indenne" dall’operazione Mithos (l’inchiesta della Dda di Catanzaro contro la cosca Gallace-Novella) il commerciante non ha avuto la stessa sorte in quello che è stato un agguato in piena regola. Con lui, sembra proseguire un’inquietante scia dettata dall’essere stati anche solo "sfiorati" (come nel suo caso) da Mithos, dopo l’uccisione di altri tre coinvolti nella stessa operazione: Vito Tolone, Vincenzo Varano e Luciano Bonelli, ammazzati a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, il 31 gennaio 2008 Tolone, il 3 luglio 2009 Varano e il 24 luglio Bonelli, nipote di quest’ultimo.

dalla Gazzetta del Sud del 18 gennaio 2010

Commenti (2)

cosa conta?18 gennaio 2010 alle 17:41

tutto tace… facciamoci azzittire da queste persone, paura di morire, e alla fine moriremo lo stesso!

oretta24 gennaio 2010 alle 20:43

si moriremo con la coscenza di non aver fatto nulla per cambiare le cose

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