Soverato: pronto soccorso al limite del collasso

Viaggio in reparto: un solo medico per decine di emergenze

Fine agosto. Circa una settimana fa. Ore 15.00 del pomeriggio. Pronto soccorso di Soverato. Ovvero: una giornata di ordinaria follia. In sala d’attesa almeno una ventina di persone, tra i quali quattro o cinque bambini. Ci rivolgiamo all’accettazione, dove c’è un’unica persona, per la verità molto volenterosa, che nel giro di pochi minuti vediamo fare le seguenti cose: prendere i dati di chi arriva, effettuare il triage (cioè l’assegnazione del codice di gravità che determina la priorità di visita), portare il foglio in sala medici, alzarsi per reperire barelle e carrozzine per sistemare chi non ce la fa a stare ancora seduto in attesa, correre a prendere uno strumento di misurazione al momento in cui arriva un caso grave, un signore anziano che non sta in piedi e accusa sintomi e dolori preoccupanti, e fronteggiare nella stessa sala triage la moglie e i figli del paziente, che si agitano e chiedono una visita immediata. Insomma, praticamente un eroe. Che tra l’altro riesce miracolosamente a conservare sangue freddo e gentilezza, nonostante le mille cose da fare e il caos crescente, e a chi si affaccia a protestare per l’attesa prolungata risponde allargando le braccia: “C’è un solo medico oggi purtroppo, e la macchina quindi va a rilento…”. Osservando il precipitare degli eventi col passare dei minuti, diciamo pure che la macchina rischia di incepparsi, e se non si ferma del tutto è solo per la determinazione di questo sparuto gruppo di medici e infermieri ad andare avanti in condizioni da Mission Impossible. Neanche fossero Tom Cruise.

Via via che passa il tempo, si infrangono le barriere che dovrebbero suddividere le varie aree: la sala attesa dalla stanza del triage, dal corridoio che immette alla sala visite. Nonostante i richiami del personale, qui in corridoio molti si affollano dietro la porta chiusa dei medici, i parenti dei malati fanno coda, c’è anche chi è alle prese con certificati e documenti che non tornano, e fa la spola tra i reparti e il pronto soccorso. E’ il caso di un signore, dallo spiccato accento del Nord, che all’ennesimo rimpallo del foglio relativo alla sua esenzione da un reparto all’altro sbotta: “Sia maledetto tutto il Meridione, è vero che da Roma in giù lo dovrebbero staccare dall’Italia!”. E’ infuriato. E a nulla varrebbe rispondergli che la sua accusa è profondamente ingiusta, in quanto noi cittadini del Sud siamo i primi a subire disagi e disservizi. O forse è anche colpa nostra? Nel non saper selezionare una classe dirigente che riesca a mettersi davvero al servizio esclusivo dei cittadini?

Lasciamo questi interrogativi a più attente riflessioni, perché finalmente è il nostro turno di riuscire a entrare in sala medici. E il plurale è solo majestatis, perché effettivamente il medico in servizio, per un ps che in giorni caldi come questo, al clou della stagione turistica, può ricevere centinaia di pazienti, è uno e uno solo. Al suo fianco lotta un infermiere, più un’altra unità di personale che data la giovane età potrebbe essere una specializzanda, o sempre un’infermiera. Siamo fortunati. Dopo circa un paio d’ore d’attesa abbiamo ottenuto il nostro nulla osta per andare in visita al reparto di competenza. Ma c’è gente, in corridoio, che denuncia di essere qua dalla mattina.

Sempre nello stesso corridoio, tra l’altro, c’è una centralina elettrica scoperta, con fili che fuoriescono dappertutto, sfiorati continuamente dai pazienti in transito, bambini compresi. Una situazione che richiede interventi immediati e seri di miglioramento, perché qui si curano le persone, qui si salvano delle vite, qui si offre un servizio essenziale.

“Ci vogliono chiudere, ma tutta questa gente dove andrà?”, sussurra a mezza bocca un operatore sanitario. Già. Basta pensare che secondo la denuncia del consigliere comunale di Catanzaro, Sergio Costanzo, anche al pronto soccorso del Pugliese Ciaccio si lavorerebbe in condizioni di disagio e super-affollamento. Chi ne ha il potere faccia qualcosa. E noi cittadini che abbiamo facoltà di protestare e chiedere aiuto continuiamo a farlo.Perché l’ospedale di Soverato è un bene prezioso, una conquista storica, un diritto al quale non può né si deve rinunciare.

 Teresa Pittelli
Fonte  www.soveratoweb.eu

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