Soverato Il Consiglio di Stato respinge l’appello del Comune

Soverato Il Consiglio di Stato respinge l’appello del Comune contro la sospensiva decisa dal Tar

Arriva il no all’esproprio "a fin di cassa"
L’area interessata, di circa 4mila mq, si trova nei pressi del teatro comunale

 

Francesco Ranieri
Catanzaro
Ulteriore stop della giustizia amministrativa all’alienazione, da parte del Comune di Soverato, di un terreno a suo tempo espropriato per essere destinato ad uso pubblico (verde, parcheggi e una piazzetta).
A dire di "no", questa volta, è stato il Consiglio di Stato con un’ordinanza appena depositata dalla quinta Sezione (presidente Cirillo, estensore D’Agostino) che, recependo le tesi degli avvocati Alfredo Gualtieri e Demetrio Verbaro – che hanno tutelato alcuni cittadini residenti in via Leoncavallo che si erano già rivolti (con successo) in primo grado al Tar Calabria – ha respinto l’appello proposto dal Comune, con tanto di condanna alle spese (euro 1.500).
Il Comune, in seguito all’ordinanza con la quale il Tar Calabria aveva accolto l’istanza cautelare lo scorso 26 maggio, aveva proposto appello al Consiglio di Stato.
E dal secondo grado di giustizia amministrativa è arrivata, dunque, l’ordinanza con la quale i giudici hanno spiegato che «a prescindere dai profili procedurali, con peculiare riguardo alla questione d’inammissibilità, non appare assistito da favorevole prognosi, anche con riferimento all’invocato articolo 58 del Decreto Legge n. 112 del 2008 (come convertito con Legge 133/2008), l’applicazione del quale non può in ogni caso superare le preclusioni derivanti da diversa e cogente normazione».
La vicenda prende il via da alcuni provvedimenti comunali che gettavano le basi amministrative per la cessione di un terreno nei pressi del teatro comunale. Quella in questione è un’area di circa 4 mila metri quadrati, destinata all’assegnata tramite aggiudicazione di una gara pubblica per l’edificazione di 6 mila metri cubi, in virtù di un’affermata situazione economica deficitaria da parte del Comune.
Un primo ricorso, presentato nel 2008, era stato già discusso e accolto in sede di sospensiva dal Tar.
Nel frattempo, il Comune aveva tentato di percorrere altre strade e con una strategia amministrativa aveva deciso di puntare sulle opportunità concesse dalla legge 133/08 per l’alienazione di beni immobili.

Da tale alternativa era nata la nuova delibera, approvata lo scorso 6 febbraio dalla Giunta comunale e il 17 febbraio dal Consiglio, prontamente impugnata da un gruppo di residenti che contestavano sia la forma che la sostanza. «Avendo il Comune, per altro verso e par altra via, riavviato il procedimento e la procedura di vendita dell’area – si leggeva nel ricorso degli avvocati Gualtieri e Verbaro – i ricorrenti sono onerati ad impugnare anche i nuovi atti, palesemente forzati, strumentali ed illegittimi nella forma, nel procedimento e nel merito». Ai ricorrenti non era proprio andato giù il principio che l’area fosse stata espropriata dal Comune per realizzare opere pubbliche e che venisse messa in vendita per fare cassa. E poi volevano che quelle strutture pubbliche per le quali era avvenuto l’esproprio (verde e parcheggi) venissero realizzate davvero. Da lì era disceso il secondo ricorso al Tar è stato accolto a maggio in sede di sospensiva. I ricorrenti sostenevano, fra l’altro, che «non è comunque possibile alienare un bene acquisito tramite espropriazione». Evidenziato nel ricorso anche che «la normativa di piano, recepita anche nel successivo Prg di Soverato, ha espressamente voluto che l’area rimasse libera da costrizioni e destinata in parcheggio, in parte a piazza pedonale e in parte a verde pubblico».

dalla Gazzetta del Sud del 28 Ottobre 2009

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