Soveratese: spiagge, turismo e ‘ndrangheta

Una manciata di chilometri di statale jonica, in alcuni punti tanto stretta che alle automobili in transito su corsie opposte può capitare di toccarsi di brutto, ruzzolando fuori strada. I cartelli da qualche anno la chiamano E90, promuovendola di diritto al rango di strada europea. Nel merito resta solo la vecchia, sgarrupata 106 o, come informano monotone le cronache del dopo incidenti, la “strada della morte”. Una sottile spina dorsale, parallela al mare Ionio, che tiene insieme i paesi raccolti in successione tra Guardavalle e Soverato, vicini come quartieri della stessa città, distanti nell’orgoglio di campanile.    
     Per decenni meno invasivo e organizzato che in altre zone più frequentate della stessa costa, il turismo da queste parti non ha finora pesantemente inciso su un paesaggio naturale che digrada dai boschi delle Serre, alla collina con i vecchi borghi in lotta con lo spopolamento fino alle spiagge bianche frequentate dalle tartarughe Caretta Caretta. Ma gli spazi liberi o poco sfruttati, nell’economia turistica come in quella criminale, sono fatti per essere occupati, con le buone o con le cattive. Il processo è cominciato da almeno un paio di decenni con un andamento da fiume carsico, un fiume che scorre sotterraneo tranne quando i colpi di pistola lo costringono alla luce. Scosse di assestamento nella ricerca di nuovi, affannosi equilibri al passo con i tempi. Segnali che hanno preceduto e forse, in alcuni casi, anticipato la mattanza degli ultimi mesi. Il più forte arriva la sera del 23 ottobre 2007 quando una bomba-carta distrugge l’ingresso secondario del Municipio di Soverato. Le indagini, prevalentemente indirizzate sulle questioni urbanistiche all’esame degli uffici comunali – il futuro Piano strutturale ma anche la costruzione di un insediamento turistico (Turinvest srl) al centro di una feroce battaglia politica – non hanno finora scoperchiato responsabili e movente. Il botto ha però suggellato il nuovo, inedito livello di aggressività della locale criminalità organizzata. Nel Soveratese, è chiaro, le cose sono cambiate.
      Per la verità, gli affari degli anni Settanta e Ottanta sono da tempo roba stantia: i camping per i primi tedeschi, i lidi “fai da te” gestiti in famiglia, gli appalti per le strade comunali, lo spaccio nei villaggi turistici e nelle discoteche rappresentano ormai l’amarcord della criminalità locale. Il grande business bussa da tempo alle porte del comprensorio e da tempo, qui e altrove, ci si sta preparando ad accoglierlo. Nessuno, naturalmente, vuole mancare all’appuntamento. Non vogliono mancare le blasonate ‘ndrine della vicina Locride (i Commisso e i Costa di Siderno, i Ruga-Metastasio di Monasterace) che questa striscia di terra calabrese, fatto salvo il rispetto per gli affari dei Gallace-Novella di Guardavalle, da tempo con ampi interessi anche in Lazio e Lombardia, la vorrebbero trattare come zona di pascolo. Una terra di nessuno, dove nessuno è qualcuno che non conta abbastanza. Ma ci vogliono essere anche i locali, picciotti cresciuti atteggiandosi a padroni dei pochi chilometri quadrati di competenza, difficili da richiamare al loro posto ora che gli appalti diventano più seri, i giri si fanno più grossi, gli investimenti più corposi.
      Altro che i primi sparuti tedeschi arrivati per spirito d’avventura con lo zaino in spalla. A Badolato marina nell’agosto 2006 sono iniziati i lavori per un insediamento turistico di 60mila mq, di fatto un’intera collina lottizzata e colonizzata da famiglie danesi alla ricerca del proprio pezzetto di paradiso italiano. Nella vicina Isca sullo Ionio, invece, a pochi passi dal mare è spuntato un villaggio turistico di 50 villette già acquistate da inglesi. Il business, in entrambi i casi, mescola nelle stesse cordate imprenditori e amministratori locali. Relazione potenzialmente pericolosa in una zona dove la prima, storica occupazione delle cosche è proprio la gestione del movimento terra. Furono infatti appalti concessi a ditte in odore di mafia, oltre che la presenza in Consiglio di persone vicine a mafiosi locali, ad inguaiare le amministrazioni comunali di Sant’Andrea Apostolo sullo Ionio (1991), Isca sullo Ionio (1992) e Guardavalle (21 novembre 2003), tutte sciolte per infiltrazioni della criminalità organizzata. A Guardavalle, in particolare, si legge nel decreto di scioglimento, “risultava aggiudicataria di gran parte delle gare d’appalto e dei lavori pubblici concessi con il sistema della trattativa privata un’impresa, fortemente connessa con un elemento di spicco della criminalità organizzata, insistente nel basso Ionio catanzarese, quasi sistematicamente inadempiente nella esecuzione dei lavori commissionati. Emblematica del rappresentato collegamento tra le imprese era la circostanza che, anche ove gli appalti non fossero stati aggiudicati alla impresa di cui sopra, alla medesima era stata poi quasi sistematicamente subappaltata l’esecuzione dei lavori (…). Soprattutto nel settore delle costruzioni stradali e movimentazione terra, il sodalizio criminale si era avvalso, per l’accaparramento degli appalti, di imprese collaterali e prestanome, ai quali si agganciavano le imprese facenti capo agli stessi mafiosi attraverso il meccanismo del subappalto, del nolo a freddo e del contratto di fornitura di prestazione d’opera”.
     Insieme al turismo che si evolve, però, ci sono anche le infrastrutture che si potenziano e l’eolico che comincia vorticosamente a girare. All’orizzonte il settimo megalotto della nuova statale 106, 43 chilometri che uniranno Roccella jonica a Soverato dove è previsto il raccordo con la Trasversale delle Serre. Milioni di euro ancora virtuali – i piani dell’Anas si trovano alla fase di valutazione di impatto ambientale e progettazione preliminare -  ma, si sa, la tempistica, negli affari, è tutto (l’Expo di Milano docet). Esattamente come la capacità di stare al passo con i tempi, anche in fatto di energie rinnovabili. Nei boschi di San Sostene nei mesi scorsi hanno preso a funzionare 43 turbine della Falck e gli amministratori di Badolato e Santa Caterina sullo Ionio si sono già dichiarati disponibili ad ospitare sui propri territori altre eliche, per nulla preoccupati dell’inquietante scenario delineato dalla vicenda del parco eolico nella vicina Girifalco, con una torre incendiata e con minacce e attentati contro chi – il professore Salvatore Tolone -  ha osato segnalare le irregolarità dell’opera (le sedici torri approvate che diventano magicamente ventidue, mappe catastali alterate in modo da far scomparire case e strade).

di Francesca Chirico (Narcomafie, settembre 2010)

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