Solo il perdono può spezzare le catene della morte

Francesco Ranieri
Sant’Andrea Jonio

«Solo il perdono può far rifiorire la vita e spezzare le catene della morte, causata dalla scelleratezza umana». Ha usato parole coraggiose e inequivocabili don Gregorio Montillo ai funerali di Agostino Procopio, il 31enne ucciso a colpi di fucile venerdì scorso a San Sostene, in un agguato notturno. Di fronte a familiari, amici e conoscenti del giovane, nella chiesa di San Roberto Bellarmino a Davoli Marina (nella foto), il sacerdote ha non solo condannato l’atto ma ha anche dettato una linea comportamentale ben precisa: «Quanto accaduto è frutto della nostra mentalità sbagliata – ha spiegato – pensiamo ai soldi, al potere, al piacere e non ci accorgiamo che queste cose non hanno mai portato bene alla società. Dobbiamo dunque accusare noi stessi prima di tutto e far cambiare passo alla nostra vita». Don Montillo ha ricordato di aver ricevuto la notizia dell’uccisione di Procopio – la cui famiglia sarebbe inserita in un contesto legato alla criminalità zonale – mentre era in pellegrinaggio comunitario verso Fatima «dove la Madonna ha invitato tutti noi a convertirci. Ebbene, seguiamo il suo consiglio». E in un assolato pomeriggio d’estate, il sacerdote, da sempre molto attento e sensibile alle tematiche sociali della comunità davolese, ha invitato a compiere il gesto del perdono: «Solo così, con questo atto difficile, e forse doloroso, ma costruttivo si smetterà di continuare a distruggere la vita – come sta ormai accadendo da troppo tempo – e si tornerà a vivere, superando una mentalità che pare ancora ispirarsi all’antica legge del taglione e ragionando da uomini nuovi». Riferimenti costruttivi quelli proposti da don Montillo, che, se ben recepiti, potrebbero magari arrivare a determinare uno spartiacque nella storia criminale del comprensorio, evidentemente bisognoso di un’inversione di rotta. Il sacerdote ha anche espresso alcuni ricordi personali di Agostino Procopio, che di recente si era sposato ed era diventato padre di una bambina, molto conosciuto nel comprensorio anche per via della sua passione calcistica. Difatti, sul feretro è stata poggiata una maglietta dello Sporting Club Davoli, del quale era stato giocatore ed era dirigente.

dalla Gazzetta del Sud del 29 luglio 2010

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