Siti archeologici, corsa contro il tempo

In abbandono non solo la Torre Ravaschiera ma anche il Casale Martelli

Raffaele Ranieri
SATRIANO
La Torre Ravaschiera nel cuore, ma dimenticata dallo stesso "Fondo per l’ambiente italiano".
Così i soci del Gruppo archeologico "Paolo Orsi" di Soverato ,al quale va il merito di aver contribuito al recupero e alla conoscenza di tante presenze storico-archeologiche nella zona, si ribella.
Si ribella e scrive una dura nota che denuncia e focalizza il crudele destino anche di ciò che è, o potrebbe essere, bello e interessante e che purtroppo si trova nella nostra zona e quindi va "snobbato" e destinato a perdersi.
Il Gruppo "Paolo Orsi" esasperato così scrive: «Non possiamo che ringraziare il giornalista Raffaele Ranieri per averci ben sollecitato, attraverso i servizi pubblicati dalla "Gazzetta del Sud", in merito all’oblìo nel quale è caduta la Torre Ravaschiera di Satriano. Siamo tutti delusi e amareggiati per l’esclusione di questo importante manufatto dai progetti del "Fondo per l’ambiente italiano", specie dopo aver dedicato mesi e mesi della nostra attività per la raccolta di ben 8.500 firme che le sono valsi il dodicesimo posto nei "luoghi del cuore" censiti nel 2010 in Italia e il primo posto in Calabria. Risultato che abbiamo peraltro raggiunto con una sola modesta collaborazione da parte del Comune di Satriano e nessuna collaborazione da parte del Comune di Davoli, che pure, da principio, si era proposto per sostenere la campagna».
«Viene spontaneo chiedersi – prosegue la missiva – perché il "Fondo per l’ambiente italiano" abbia messo da parte la Torre di Satriano e, per darsi una risposta, è forse sufficiente guardarsi attorno e contestualizzare il monumento: accanto alla Torre Ravaschiera c’è un’azienda produttrice di calcestruzzo; a poca distanza passa il fiume Ancinale, una vera discarica a cielo aperto (lungo le sponde si rinvengono rifiuti ingombranti d’ogni tipo quali elettrodomestici, copertoni, materassi, divani, colate di cemento, polistirolo, ecc., più volte segnalati). Il degrado è sconcertante visto che non c’è un angolo di natura salvo. Dunque potrebbe essere stato questo non un motivo valido ma un possibile deterrente per il recupero della Torre che, quand’anche ristrutturata, resterebbe una piccola cattedrale nel deserto, un bene culturale recuperato sì, ma di scarsa se non impossibile fruibilità. Certo non è questo l’unico caso di degrado e di abbandono. L’occasione è propizia al fine di ricordare a tutti noi l’esistenza, assieme a quella della Torre Ravaschiera, di tante altre piccole-grandi realtà di incuria e di abbandono che purtroppo costellano il nostro territorio più vicino. Basti pensare al "Casino Martelli", in località Cittadella. Sarebbe bastato un progetto per attingere a fondi europei; la struttura si prestava benissimo a molteplici usi come biblioteca, centro polifunzionale, centro di aggregazione per anziani o giovani, ecc. In cambio di questo immobile, destinato a immediata distruzione per scopi edilizi, e del terreno adiacente, l’attuale amministrazione satrianese ha ceduto un’area verde che è stata cementificata all’inverosimile».
Insomma un vero e proprio allarme quello lanciato dai componenti del Gruppo archeologico "Paolo Orsi" interessati solo a far scoprire e a tutelare i beni culturali della nostra regione.
dalla Gazzetta del Sud del 29 gennaio 2012

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