Sequestri e denunce per reati contro l’ambiente

Provincia Il Corpo forestale dello Stato attivo dal lametino al basso Jonio catanzarese

Sequestri e denunce per reati contro l’ambiente

 

CatanzaroUn deferimento all’autorità giudiziaria per gestione non autorizzata di rifiuti speciali, il sequestro del terreno dove avveniva tale attività e diversi richiami elettromagnetici utilizzati per la caccia abusiva posti sotto sequestro da parte degli uomini del Corpo forestale dello Stato.
È il frutto dell’attività messa in atto dai militari su tutto il territorio provinciale, difatti i risultati sono frutto di operazioni che si sono svolte nei giorni scorsi da Guardavalle (nel catanzarese) a Maida (nel lametino) nell’ambito di specifici servizi a tutela dell’ambiente.
Il sequestro del terreno è avvenuto ad Amaroni, in località "Argadi", dove le pattuglie del Corpo forestale dello Stato di Girifalco e Maida hanno rinvenuto una superficie privata adibita alla gestione di rifiuti speciali, provenienti da attività di demolizione quantificabili in circa 60 metri cubi. L’area, tra l’altro inserita in un contesto boschivo con piante di sughero e soggetta sia a vincolo paesaggistico-ambientale che idrogeologico, è stata posta sotto sequestro e, successivamente, è stata oggetto di appositi rilievi per stabilirne i limiti tramite la strumentazione Gps.
In base ai rilievi effettuati, e grazie ai servizi del Sim (sistema informativo della montagna), gli uomini del Corpo forestale sono risaliti alla proprietà del fondo, T.R. 30 anni di Amaroni, che è stata dunque deferita all’autorità giudiziaria.
Invece, nel corso di un servizio notturno predisposto per prevenire e reprimere i reati in materia di caccia, le pattuglie del Corpo Forestale di Santa Caterina dello Jonio, Davoli e Petrizzi hanno rinvenuto a Guardavalle – nelle località "Fonte S. Lucia", "Bruchicella" e "Gelorme" – e sequestrato tre richiami elettromagnetici utilizzati illegalmente per richiamare la fauna stanziale e migratoria.

Al momento del sequestro, tutti e tre i richiami erano funzionanti ed erano posizionati su alcune superfici dalla fitta vegetazione che costituisce l’habitat ideale per i gallinacei (in particolare la quaglia), facendoli così diventare una facile preda per i bracconieri.(f.r.)

dalla Gazzetta del Sud del 08 novembre 2009

Commento (1)

saveri11 novembre 2009 alle 09:55

Nella loro terra, a pochi metri da dove abitano, ci gettano di tutto, senza preoccuparsi di niente.
Poi, solo poi, quando i loro figli si saranno ammalati di neoplasie, leucemie e quanto altro, piangeranno lacrime amare e si scaglieranno contro lo stato: “mi l’aviti ammazzatu u figgjhu meu…..assassini”!
voi vi uccidete i vostri figli, col vostro disinteresse, colla vostra apatia, colla vostra abulia, col vostro menefreghismo e l’ignavia, voi siete la vostra colpa.
Chi commette un reato contro l’ambiente commette un reato contro voi stessi, contro i vostri figli, contro i vostri nipoti, ma vi promettono (solo pormesse) il bengodi, un po’ di lavoro (soprattutto in nero), lo sviluppo, la modernità, ed allora vi bevete e vi mangiate tutto, pure la “mmerda” tossico nociva delle industrie del nord.

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