Sant’Andrea Jonio – Numerosi controlli e perquisizioni

Sant’Andrea Jonio Si cercano legami col passato

Numerosi controlli  e perquisizioni per risalire ai killer di Luciano Bonelli
Secondo gli inquirenti alla ferocia dei sicari non è corrisposta la lucidità nell’esecuzione

 

Francesco Ranieri
S. Andrea Jonio
Non trapela nulla sulle trame investigative che gli inquirenti stanno intrecciando in queste ore per dare un volto ad esecutori e mandanti dell’omicidio di Luciano Bonelli, l’operaio 34enne di Isca ucciso giovedì notte a S. Andrea Jonio, mentre si apprestava a rientrare a casa, in via Orazio Vitale (località Fego).
Il giovane, ex sorvegliato speciale e coinvolto nell’operazione "Mythos" della Dda di Catanzaro contro la cosca Gallace-Novella, aveva l’obbligo di dimora nel comune di residenza – che da pochi mesi era S. Andrea, dove si era trasferito e dove conviveva con la sua ragazza -, restrizione che gli era stata comminata il 13 luglio scorso, dopo essere stato arrestato assieme al fratello per furto aggravato di legname.
Le forze dell’ordine, quelle dei carabinieri della compagnia di Soverato, hanno messo sul campo le loro risorse: nell’immediato, le investigazioni si sono rivolte verso persone "note" alle forze dell’ordine, con perquisizioni abitative e un controllo serrato del territorio di Isca e S. Andrea. Nelle ore immediatamente successive, sotto il coordinamento del Sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, intervenuto sul luogo del delitto, si è proceduto a ricostruire i possibili movimenti dei sicari (probabilmente due) che hanno atteso Bonelli vicino casa e lo hanno poi freddato con una ferocia che, ad un primo esame, non sembra essere andata di pari passo con la lucidità, come dimostrerebbe, intanto, il fatto che una delle armi, una pistola, sarebbe stata persa dai sicari e poi recuperata dai carabinieri.
Inoltre, l’operaio, dopo essere stato colpito una prima volta, appena sceso dalla sua Bmw serie 1, ha avuto la possibilità di mettersi in salvo, tentando una fuga lungo la via che attraversa la zona residenziale. Ma la sua corsa verso la vita, mentre era già sanguinante, non ha trovato un "porto" sicuro nel quale nascondersi ed è stata spezzata dai continui colpi di arma da fuoco (si pensa ad un fucile a pallettoni e ad una pistola) esplosi dai killer.
Colpi che lo hanno colpito a morte davanti all’ingresso di alcune abitazioni. Colpi che avrebbero potuto causare una strage, come dimostrano i numerosi buchi lasciati dai pallettoni su muri, infissi e condizionatori. Il caso, infatti, ha voluto che nessuno fosse per strada o su qualche balcone a quell’ora. Ma tutti hanno avuto modo di udire la squassante serie di esplosioni, che hanno stravolto la vita di un intero quartiere e, inevitabilmente, della famiglia di Luciano Bonelli.
Un nucleo familiare già bersagliato da lutti e tragedie. Il giovane, infatti, aveva già perso tragicamente altri tre fratelli: Salvatore, ucciso mentre rientrava nella struttura mandamentale di Squillace, dove stava scontando una pena detentiva; Domenico, per un tragico errore, durante una battuta di caccia al cinghiale; Giovanni, in un incidente con un motocarro. Ma, plausibilmente, ad essere prioritario per le indagini potrebbe essere il lutto più recente, quello legato all’omicidio dello zio di Bonelli, Vincenzo Varano, il 52enne freddato il 3 luglio scorso sul lungomare di Isca Jonio. Un delitto che, assieme a quello del nipote, rende particolarmente preoccupante il quadro generale del comprensorio.
Non solo, infatti, vanno trovati i legami tra i due omicidi – che, alla luce della stretta parentela, potrebbero esserci – ma vanno anche capite le motivazioni e, dunque, identificati i mandanti delle esecuzioni. Due omicidi in un mese, del resto, costituiscono un fatto del tutto nuovo per il basso Jonio catanzarese, una zona densa di potenziali interessi e con possibilità di espansione economica che potrebbero, purtroppo, fare gola a forze della criminalità organizzata che, con la prepotenza, potrebbero tentare di inserirsi nel sistema locale. Per questo, le istituzioni sonno ora chiamata a dare una risposta forte, per stroncare sul nascere eventuali crepe nel tessuto sociale del territorio.

Un’area, del resto, nella quale frequenti, negli ultimi anni, sono stati gli atti intimidatori verso amministratori pubblici e cittadini privati ma che mai, fino ad ora, aveva conosciuto tanta violenza, se non in occasione di un altro omicidio, quello del ruspista Cosimo Ierinò, accaduto a Badolato il 12 agosto del 2008.

dalla Gazzetta del Sud del 26 Luglio 2009

Aggiungi un commento

Vostro Commento