Sanità negata, tragica odissea della neonata

I drammatici 105 minuti trascorsi al "Pugliese" dai coniugi filippini la cui figlioletta di appena 52 giorni è morta, tra incomprensioni e disperati tentativi

Sanità negata, tragica odissea della neonata
In Pediatria è stato fatto il possibile ma era troppo tardi. E certe apparecchiature mancano

 

Elena Sodano
Ancora drammatici episodi investono il pianeta sanità. Emblematico quanto accaduto ad una neonata che ha interrotto la sua troppo breve vita (quasi due mesi) all’ospedale Pugliese.
È arrivata al Pronto Soccorso del nosocomio catanzarese alle 21.40 di martedì scorso. Alle 23.30 i medici del reparto di rianimazione ne hanno dichiarato la morte.
Quello che realmente è successo alla piccola filippina M.C. in quei 105 minuti trascorsi dall’arrivo al "Pugliese" all’arresto del suo cuoricino, potrà stabilirlo solo l’autopsia che doveva essere effettuata ieri pomeriggio alle 17.30. Martedì sera la bambina è stata accompagnata dai suoi genitori al Pronto soccorso perché non riusciva a respirare. Secondo i medici, il malessere della bimba non destava grande preoccupazione visto che la coppia è stata inviata per una consulenza al reparto di pediatria con un codice verde. Del resto, sono decine ogni giorno i bambini che arrivano da quelle parti per la classica influenza che imperversa di questi tempi; bambini che invece di giungere al pronto soccorso dovrebbero essere "filtrati" dalla medicina territoriale, medici di famiglia e guardie mediche in primo luogo. Ed invece, finiscono tutti per una consulenza in pediatria.
Ma, tornando al nostro caso, sembra che nessuno abbia pensato di effettuare un "triage" completo per accertare le reali condizioni della piccola. Solo in questo caso infatti, si sarebbe potuta accertare la frequenza cardiaca, la difficoltà respiratoria, capire se qualcosa non andava e assegnare, dopo, il codice di gravità.
Invece i due poveri genitori sono stati mandati al reparto di pediatria e, stando a quanto abbiamo saputo, nonostante i due avessero detto all’infermiere che, per paura, non volevano prendere l’ascensore e che forse qualcun altro doveva portare la piccola con urgenza in reparto, sarebbero stati accompagnati da un ausiliario sul pianerottolo, lasciati sulle scale – quattro piani da fare a piedi con la piccola in braccio – prima di arrivare in reparto.
In pediatria martedì sera vi era un solo medico di guardia, impegnato con le tante consulenze che erano state inviate dal Pronto soccorso. Nessuno avrebbe avvisato il medico di turno dell’arrivo della piccola. Del resto per il pronto soccorso si trattava di un più semplice codice verde.
Mentre i due genitori erano in attesa del loro turno, un’infermiera è uscita dall’ambulatorio di pediatria per capire quanti bambini vi fossero da visitare. E così, all’improvviso, si è trovata di fronte un piccolo fagottino, tenuto in braccio da un’esile signora, che stava soffocando. Un malessere che si vedeva ad occhio nudo. L’infermiera ha subito avvisato la dottoressa che ha lasciato l’ambulatorio per recarsi nel corridoio.
Resasi conto della gravità della situazione, la piccola è stata immediatamente portata in infermeria dove, a quanto abbiamo saputo, per una decina di minuti sarebbe stata trattata sia con l’ossigeno che con l’adrenalina. Purtroppo la pediatria del Pugliese sembra non abbia a disposizione un rianimatore semi intensivo per i bambini che, per una questione d’età, non possono essere trattati in Neonatale. E, comunque anche se vi fosse, pare non vi siano le figure professionali in grado di usare tale strumento.
Circostanze incredibili, potremmo dire, le stesse che non hanno permesso ancora a distanza di anni di stabilire un percorso concreto nel caso in cui al Pugliese dovesse giungere un bambino che ha ingoiato un corpo estraneo. Manca una broncoscopia e fatto ancora più grave, manca un medico in grado di adoperare un broncoscopio rigido.

Ma torniamo alla disgrazia della piccola M.C.. Resasi conto che le condizioni di salute della piccola peggioravano attimo dopo attimo, la dottoressa ha immediatamente chiamato un medico rianimatore che, probabilmente perché impegnato in altre urgenze, tardava ad arrivare. Senza pensarci due volte, la dottoressa, insieme all’infermiera, avrebbero preso in braccio la bambina e sarebbero corse per le scale verso la rianimazione. Alla 22.25 la piccola, arrivata in reparto, è stata subito trattata per l’urgenza che il caso richiedeva. Alle 23.30 purtroppo ha smesso di respirare.

dalla Gazzetta del Sud del 31 Gennaio 2008

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