Salvatore Froio è ancora ai domiciliari

 I suoi legali si rivolgono al tribunale del Riesame

Gli avvocati chiedono di sostituire la misura cautelare con l’interdizione dalla carica di presidente del Fidi

Cesare Barone

SOVERATO
Decidono di adire al tribunale del Riesame i difensori di Salvatore Froio, 57 anni, medico condotto, titolare della casa di cura "Villa Elisa" e presidente del consorzio Fidi di Soverato, accusato di peculato, falso in atto pubblico, simulazione di reato e false comunicazioni sociali. A renderlo noto gli avvocati Giuseppe e Fabrizio Costarella che, non avendo avuto risposta dal Gip, Camillo Falvo, dopo l’interrogatorio di garanzia, hanno deciso di discutere dei fatti davanti ai giudici del Riesame.
Secondo l’impianto accusatorio, Froio, in qualità di presidente del consorzio Fidi di Soverato, avrebbe distratto fondi elargiti dal ministero dell’Economia e destinati alle imprese a rischio usura, per un totale di un milione di euro. L’inchiesta vede coinvolte altre sei persone che al momento non hanno, però, ricevuto nessuna notifica ufficiale di atti giudiziari. Si tratta di commercianti e imprenditori che avrebbero beneficiato illecitamente dei fondi erogati dal ministero. I giudici del tribunale del Riesame dovranno ascoltare la tesi difensiva che si conferma «nella adduzione di elementi probatori che dimostrano la totale estraneità ai fatti contestati a Froio».
In buona sostanza, i legali insisteranno sulla richiesta già avanzata in sede d’interrogatorio di garanzia con la sostituzione della misura cautelare da coercitiva a interdittiva. Da applicarsi, quest’ultima, con l’interdizione dalla carica di presidente del consorzio Fidi in luogo della detenzione domiciliare. Le indagini che hanno portato all’arresto di Salvatore Froio erano state condotte dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Catanzaro, diretto dal colonnello Domenico Giovanni Castrignanò, e fecero emergere come il presidente del consorzio Fidi di Soverato, ente percettore, tra il 1998 e il 2003, di quattro contributi, per un totale di un milione di euro circa, provenienti dal fondo ministeriale per la prevenzione del fenomeno dell’usura avesse distratto e disperso sistematicamente tali risorse, destinate a finalità di alto interesse sociale.

Il primo contributo, ricevuto nel 1998, di duecento 50mila euro, sarebbe stato impiegato, in gran parte, per garantire finanziamenti ad imprese che non possedevano i requisiti previsti dalla normativa che disciplina l’utilizzo del fondo ministeriale. Le indagini hanno evidenziato, già nell’impiego di tale contributo, alcuni casi di commistione di interessi incrociati, tra gli amministratori del consorzio che istruiva le pratiche di finanziamento, la banca che erogava i finanziamenti e talune imprese beneficiarie dei finanziamenti. Il secondo contributo, erogato dal ministero nel 1999, di 360mila euro, risulterebbe invece distratto attraverso la spartizione della somma tra imprese e persone fisiche riconducibili a Salvatore Froio. Il terzo contributo, di 270mila euro, accreditato al consorzio nel 2001, sarebbe stato utilizzato da Froio per investimenti finanziari ad alto rischio. Sono state, infatti, sottoscritte polizze assicurative ad elevato contenuto finanziario, le cosiddette "unit-linked", emesse da una società anonima di diritto lussemburghese. Anche in questo caso, il frutto della speculazione finanziaria, rappresentato dal riscatto anticipato della polizza, sarebbe stato occultato. Il quarto contributo, accreditato nel 2003, di 85mila euro sarebbe stato distratto da Froio e destinato direttamente a società facenti capo al fratello del presidente del consorzio.

dalla Gazzetta del Sud del 8 Aprile 2010

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