Salvate 165 vite umane grazie alla prevenzione

Il centro screening lametino diretto dalla dott. Paola Montesi è il primo in Calabria ad avere avviato il monitoraggio del tumore al colon-retto

Salvate 165 vite umane grazie alla prevenzione
Lavoro sinergico con l’ospedale di Soverato e con il Distretto numero due di Catanzaro Lido

 

Luigina Pileggi
Catanzaro
È stato il primo centro in tutta la Calabria ad avere avviato lo screening del tumore al colon-retto. Un servizio gratuito e inserito nel Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè di cui tutti i cittadini dovrebbero usufruire, perché è un diritto e perché previsto dalla legge. Il centro screening di Lamezia Terme è un’esperienza pilota in tutta la Regione.
Avviato tre anni fa il programma di screening dei tumori femminili, con risultati entusiasmanti, dallo scorso anno, con non poche difficoltà, ristrettezze economiche e tantissimo sacrificio e buona volontà, il centro lametino ha avviato anche il servizio gratuito di screening del tumore al colon-retto, ottenendo anche in questo caso risultati eccellenti in termini di risposta della popolazione, ma soprattutto per aver salvato tante vite umane. E sì perché lo scopo degli screening è proprio questo: poter offrire a tutta la popolazione (e quindi non solo ai ricchi che possono permettersi controlli specialistici a pagamento) degli accertamenti gratuiti per monitorare la propria salute, considerato che soprattutto per quanto riguarda il tumore al colon-retto le persone non avvertono nessun sintomo. Tanti sono infatti i casi già riscontrati di persone che, senza manifestare alcun disturbo, avevano lesioni cancerose o precancerose: persone che sono state operate e che ora stanno bene. Un lavoro lodevole, dunque, quello svolto dalla dottoressa Montesi e dalla sua equipe, supportata in quest’opera dal lavoro di squadra rappresentato dalle diverse unità operativa dell’intera Asp: da qualche mese infatti sono stati coinvolti nel progetto di screening, oltre all’endoscopia di Lamezia, anche quelle di Soverato e Catanzaro Lido. In particolare, nel 2008 sono stati spediti 8.269 inviti; sono stati eseguiti 2.863 esami; di questi 165 sono risultati positivi. Sono state effettuate 122 colonscopie, di cui 47 all’ospedale di Lamezia, 22 a Catanzaro Lido, 21 a Soverato, mentre 32 persone hanno scelto strutture al di fuori dell’Asp.
«Questo percorso avviato un anno fa è entusiasmante – ha affermato la dottoressa Montesi – l’invito arriva a casa con la posta, inoltre alcuni medici di base stanno collaborando attivamente con il nostro centro chiamando uno per uno i loro assistiti e informandoli del servizio offerto dall’Asp. Il fatto importante – ha sottolineato la responsabile del Centro screening – è che abbiamo salvato molte vite: 68 persone avevano dei polipi benigni che, nel tempo, sarebbero probabilmente diventati carcinomi. Sono invece 13 le persone che avevano lesioni già trasformate in "alto grado" o in cancro e per questi speriamo che il test di screening sia stato un vero "colpo di fortuna", perché il tumore è stato scovato prima che manifestasse i sintomi e quindi gli interventi sono stati meno demolitivi e le terapie più precoci».
Un servizio, quello realizzato dal centro screening lametino, che si realizza grazie alla collaborazione di più unità operative dell’Asp. «Il laboratorio di Soveria Mannelli diretto dalla dottoressa Luciano – ha spiegato la Montesi – esegue i test bisettimanalmente rispettando tutti i criteri di qualità previsti dallo screening. Un ottimo lavoro è quello dei gastroenterologi dell’Asp, in particolare il dottore Schicchi a Lamezia, il dottore De Medici a Catanzaro Lido e l’équipe diretta dal dottore Messina a Soverato. Il lavoro diagnostico finale è quello dell’Anatomia patologica di Lamezia diretta dal dottore Leotta, che esamina tutti i campioni prelevati in corso di endoscopia e di intervento chirurgico». La dott.ssa Montesi, che conduce in tutto 3 screening oncologici (per il cancro della cervice uterina, della mammella e del colon-retto), tiene a sottolineare l’importanza della prevenzione. «Credo molto in questa forma di prevenzione e soprattutto in questa medicina rivolta a tutti – evidenzia la responsabile del centro – siamo abituati a scoprire in tempo lesioni tumorali o pretumorali, devo però dire che soprattutto in questo screening mi sorprende la totale assenza di sintomi, anche in casi più seri, e la facilità con cui si può prevenire il peggio, con una spesa sanitaria relativamente contenuta».
Un concetto ribadito anche dal primario dell’unità operativa di Chirurgia generale dell’ospedale di Soverato, dott. Giuseppe Messina, che in particolare ha evidenziato il coraggio e la tenacia della dottoressa Montesi che è riuscita ad avviare lo screening con le poche risorse a disposizioni, cosa che invece non ha fatto l’ex As7 di Catanzaro. E questa è una vera e propria anomalia: anche se l’Asp è una sola, lo screening è partito solo per la popolazione del territorio dell’ex As 6: tradotto significa che i cittadini che abitano a Maida possono usufruire del servizio gratuito di screening, quelli che abitano a Marcellinara o Girifalco no, perché rientrano nel territorio dell’ex As 7 di Catanzaro.
«Ho fatto i miei complimenti per il coraggio che ha avuto la Montesi a partire con il servizio – ha affermato il dott. Messina – forse a Catanzaro non si è avuto lo stesso coraggio. Mi piacerebbe che partisse lo screening anche nell’ex As 7, sarebbe un salto qualitativo importante. Io ero stato nominato direttore scientifico di questo progetto, insieme al dottore Giglio del Pugliese, solo che poi non è stato avviato, anche perché si è tenuto conto delle difficoltà che ci sono nelle strutture: servivano risorse aggiuntive alle nostre per far fronte in maniera adeguata all’aumento di lavoro che si sarebbe registrato con l’avvio dello screening; le normali strutture non bastano. Forse ci saremmo trovati in grosse difficoltà perché aumenta di molto il tipo degli interventi ma anche la qualità, perché si trovano lesioni su cui bisogna fare operatività endoscopica e che prendono anche più tempo. Su questo ci si è arenati. Non servono risorse enormi, basta quel poco in più che permetta di lavorare adeguatamente. La Montesi mi ha chiesto la collaborazione e io ho dato la disponibilità, effettuando settimanalmente delle endoscopie che arrivano da Lamezia».
Una collaborazione fattiva, che testimonia (almeno in questo) l’unione tra le diverse realtà dell’Asp, anche con il Distretto n.2 di Lido. «Il centro di Lamezia è partito in modo autonomo – ha affermato De Medici – mentre a Catanzaro ancora non è stato avviato, come in altre realtà regionali, dove si stanno approntando le risorse. Lamezia è partita basandosi sulle poche forze a disposizione. Anche se ci sono troppe richieste e il servizio di gastroentorologia dell’ospedale lametino non riesce a soddisfarle tutte, in quanto c’è solo un collega. Il dottore Maurizio Rocca, attuale direttore sanitario aziendale, mi ha chiesto lo scorso anno di collaborare e quindi io do il mio aiuto. Una collaborazione necessaria – ha concluso il dottore De Medici – anche perché si uniscono le qualità e le competenze».
Di grande lavoro parla il dottore Schicchi, che evidenzia come il centro ha riscontrato un ottimo riscontro in linea con la media nazionale. «Questo dimostra che il gruppo sta lavorando bene – ha detto Schicchi – anche per quanto riguarda la sensibilizzazione della popolazione sulla prevenzione. Questo vuole dire che la gente riconosce l’ottimo lavoro che si sta portando avanti e ci da fiducia, soprattutto dimostrando l’utilità dello screening. Ma è anche un incitamento a fare sempre meglio e lavorare sempre più. E in questo ci dovrebbe venire incontro l’Asp, anche per favorire sempre al meglio i bisogni degli utenti, anche perchè grazie allo screening si riduce la mortalità della popolazione».

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