Quell’affascinante borgo ricco di storia

L’artistico portale di Palazzo De Barberis

Davoli borgo, posizionato su una collina a circa 400 metri sul livello del mare, sorge all’incirca nell’anno 1000, come tanti altri Comuni del comprensorio, allorché motivi igienici come la malaria e di sicurezza per le invasioni barbariche avevano causato l’allontanamento dalle coste di gran parte della popolazione. Davoli ha un contesto urbano che si identifica in un borgo medievale collinare, anticamente vissuto in un ambiente prettamente agricolo, in cui ogni elemento partecipa puntualmente alla composizione di un mosaico veramente suggestivo. Peraltro dal punto di vista ambientale, il borgo gode di un eccellente patrimonio meritevole di una lunga trattazione. Domenica scorsa nel borgo ha avuto luogo una giornata organizzata dal “Fai” (Fondo per l’ambiente italiano). All’interno del borgo, molto ben inserite nel tessuto sociale, vi sono numerose associazioni tra le quali “A Ruga e Davoli” e il “Cid” dove il “Fai” si è avvalso della collaborazione dei sodalizi locali per una grande occasione “Alla scoperta di tesori nascosti” in un percorso nel borgo davolese tra arte, botteghe d’a r t i g i anato e perché no di sapori tipici. Ad accogliere il gruppo tante autorità, il primo cittadino di Davoli – Antonio Corasaniti – i presidenti delle due associazioni locali, l’assessore provinciale Salvatore Garito ed un cicerone d’eccezione, la dott. Maria Stella Ciaccio laureata in Conservazione dei beni culturali, studiosa e profonda conoscitrice della storia e della cultura davolese. L’esperta ha illustrato le bellezze architettoniche del sito che vanta un posto di eccellenza nel turismo calabrese e di quello proveniente da fuori regione. Nel 1999, per volontà di un gruppo di persone nasceva proprio in questo sito l’a s s ociazione culturale “A Ruga e Davoli” che si proponeva, come obiettivi principali, la promozione storica, artistica e culturale del territorio locale mediante l’organizzazione di manifestazioni, mostre temporanee e permanenti, incontri e convegni. Eppoi anche rappresentazione degli antichi mestieri; formazione professionale per la valorizzazione dell’artigianato locale; attività di tutela del patrimonio culturale; didattica nelle scuole; attività ricreative e sportive; promozione di viaggi e scambi culturali; promozione di ogni altra attività creativa e di spettacolo. La manifestazione principale dove si svolge la maggior parte delle attività dell’a s s ociazione è la cosiddetta “A fhera da ruga” (la fiera del rione) 

I partecipanti alla giornata del “Fai” durante il percorso

che si tiene, in genere, nella prima decade di agosto con altre serate dopo Ferragosto. Proprio in questa occasione nei palazzi antichi, nelle viuzze e negli angoli più caratteristici del centro storico vengono allestite mostre, botteghe artigianali per rievocare la vita, il lavoro, le usanze e le tradizioni antiche della società davolese, testimonianza di un percorso ricco di cultura e laboriosità che hanno reso famoso il paese di Davoli. La presenza di una folta delegazione “Fai” catanzarese, all’incirca una sessantina di persone con a capo il presidente avv. Carmen Audino, è un evento importante per la comunità locale in quanto la “mission” del “Fondo per l’ambiente italiano” risulta subito chiara, distinta ed inconfondibile da poche parole: “Per il paesaggio, per l’arte e la natura. Per sempre, per tutti”. In poche parole promuovere, in concreto, una cultura di rispetto della natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità. Conoscenza, concretezza, coerenza, indipendenza e qualità: ispirandosi a questi cinque princìpi il “Fondo per l’ambiente italiano” opera per la gente e con la gente, con tutte quelle forze anche spontanee nelle quali molte persone si coagulano per uno scopo comune. Il “Fai” opera su tutto il territorio nazionale attraverso la sede centrale di Milano e l’ufficio di Roma, e grazie pure ad una rete capillare di volontari organizzati in 112 delegazioni guidate da 20 direzioni regionali. Anche in Calabria il “Fai” è presente, da circa 7 anni e conta sei delegazioni territoriali: la delegazione di Catanzaro, quella di Reggio Calabria, quella di Cosenza, quella di Vibo Valentia, quella della Locride e, infine, ma non perché ultima, quella del Pollino. Il percorso di domenica scorsa ha avuto inizio dalla chiesetta di San Nicola, cappella gentilizia della famiglia Renda che si trova in località “Piano del fiume” nella zona bassa del centro storico davolese tra due torrenti: il Peramo e il Pegade. La chiesa, assieme alle altre molte cose esistenti nell’abitato di Davoli, è tutta di fattura storica artistica elevatissima e ha avuto sempre un ruolo importante nella comunità che ha tributato particolare devozione al culto di San Nicola di Mira. Le origini del manufatto non sono certe ma nel registro vaticano sulla Calabria, nei documentati presi in visione databili in un arco di tempo compreso tra il 1390 e il 1554 , si menzionano otto chiese della città di Satriano confermate e meglio descritte più tardi dal sacerdote Gian Vincenzo Sanfile nella monografia su Satriano. Proprio tra i luoghi sacri menzionati si riporta, tra l’altro, la chiesa di San Nicola e la chiesa del Santuario della Misericordia. Il percorso è continuato tra le vie del borgo con la relativa visita nei locali degli artigiani del luogo, l’i ntagliatore, l’artigiano che lavora la cartapesta e il luogo del telaio dove si lavora secondo antiche tradizioni. Il gruppo si è poi spostato alla volta della Chiesa di Santa Caterina che, tra l’altro, è la più antica del Borgo. Ad accogliere i partecipanti un gruppetto canoro d’e c c ezione: “I ziteddri da Ruga”. Questa Chiesa è stata costruita intorno all’anno 1000. La sua forma a pianta longitudinale con navate laterali, la indicherebbe invece tra il 1500 e il 1600 (tempo di Sisto V), quando cioè tale forma era, per motivi liturgici e, soprattutto, per la visibilità dell’altare, ritenuta più adatta alla predicazione. La facciata è molto semplice e lineare. L’unico motivo decorativo è rappresentato dalle quattro bifore e dal portale in pietra granitica. Dal punto di vista statico la struttura è in buone condizioni, i solai differenziati in altezza tra la navata centrale e quelle laterali la rendono sicura agli eventi calamitosi Successivamente ci si inserisce nel borgo, alla volta dei portali, quasi 30 sparsi in tutto il centro storico. Portali in pietra granitica di una certa valenza architettonica costituiti da elementi lavorati sapientemente da maestri scalpellini. Questi portali, commissionati dalle famiglie più facoltose, formavano un elemento decorativo dell’entrata dei palazzi signorili. Facciata a volte arricchita da maschere apotropaiche situate sulla chiave 

Una maschera apotropaica sulla facciata di un fabbricato

di volta per tenere lontano il malocchio. Senza dubbio faticosa ma necessaria quanto meritevole di attenzione la salita verso la chiesa di San Pietro. Una chiesa, questa, ove non si hanno notizie certe sulla data di fondazione all’edificazione per mancanza di fonti del tempo e di documenti conservati a testimonianza delle sue reali origini. Un documento importante, custodito nell’a rchivio diocesano di Squillace, e cioè la “Platea dei beni della chiesa compilata nel 1947” r iporta una minuziosa serie di notizie dalle quali si possono formulare delle ipotesi sulla vicenda costruttiva di questo sacro edificio. La data certa e più antica citata in questo documento è il 1604, riferita alla fusione della campana con l’immagine dell’Immacolata. Da qui, quindi, si può dedurre approssimativamente della sua edificazione intorno al Sedicesimo secolo. Sempre nel rione San Pietro, grazie all’ associazione culturale “Creativi Indipendenti Davolesi” è stato messo in scena e allestito un breve evento alla maniera antica “A sirenata e a festa de zziti”, ispirato agli usi e costumi tradizionali davolesi dei secoli passati. Dopo tanto peregrinare, finalmente un poco di riposo accompagnato, perché no, da tante prelibatezze locali che i partecipanti hanno potuto gustare in un noto ristorante del luogo, dedito solo ed esclusivamente alla cucina tradizionale davolese. Nel pomeriggio, dopo lo spuntino, ci si è rimessi in moto alla volta del mulino per poi, “dulcis in fundo”, dirigersi verso la chiesa di Santa Barbara. La chiesa matrice dedicata a Santa Barbara si trova nel centro storico del borgo. Nell’ edificio si possono ancora rilevare diverse fasi costruttive comprese tra il XVI secolo e i giorni nostri. Questa chiesa è posta su una piccola altura, nella parte centrale del borgo che si sviluppò in una seconda fase rispetto al primitivo insediamento, risalente ad un periodo che si fa comprendere tra il XIII e il XIV secolo, intorno alla prima chiesa dedicata a Santa Caterina. Il pri

I giovani e bravissimi componenti del gruppo “I zittedri da Ruga”

mo impianto costruttivo della chiesa potrebbe risalire al primo quarto del XVI secolo. Infatti, in seguito all’ aumento della popolazione, la prima chiesa risultò insufficiente ad assolvere le funzioni di culto. Subito dopo il gruppo si è spostato nel Santuario “M adonna della Misericordia”. In questo caso le più antiche notizie storiche risalgono all’a nno 1634, data di una bolla pontificia di Urbano VIII, che istituì la confraternita della Misericordia. La facciata originaria present

a caratteri neoclassici che si fanno risalire alla fine del Diciottesimo secolo. La Torre è a pianta quadrangolare con vano interno voltato a botte. La tipologia costruttiva e i confronti stilistici datano il manufatto tra il Sedicesimo ed il Diciottesimo secolo. Il portale è in granito con stipiti a tre fascioni modanati e architrave rettilineo. La facciata principale attuale è a stile falso 

La delegazione del “Fondo per l’ambiente italiano” sotto la chiesetta di San Nicola

gotico, con paraste in laterizi emergenti dal fondo, quattro aperture a sesto acuto, riprese anche lateralmente. Quindi il sagrato con piccolo podio a tre gradini in granito. 

Mario Arestia
dalla Gazzetta del Sud del 17 aprile 2013

 

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