Quando la prevenzione salva vite umane

«Non si tratta solo di curare ma prendersi cura della persona, sia quando è sana che quando scopre di essere malata»

Sono oltre 88mila le persone monitorate in appena 4 anni. Un esercito di utenti che grazie all’attività portata avanti dal Centro screening oncologici dell’Asp di Catanzaro – ambito Lametino – sono riuscite a prevenire e curare in tempo tumori alla cervice uterina, al seno e al colon retto. Il Centro, che opera dal 2006 per lo screening dei tumori femminili e dal 2008 (primo in Calabria) anche per lo screening del cancro del colon-retto, copre una popolazione di 21 comuni appartenenti al distretto del Lametino. I programmi di screening prevedono l’offerta di un test gratuito a tutta la popolazione sana in determinate fasce di età. L’offerta avviene mediante una semplice lettera di invito, con un appuntamento prefissato per effettuare un test semplice e non invasivo, attraverso il quale la popolazione è "passata al setaccio" . Se il test è normale si è invitati di nuovo a intervalli stabiliti. Se il test è positivo, per la persona è già predisposto l’iter diagnostico e terapeutico, sempre gratuito.
«Lo scopo – ha spiegato la coordinatrice del centro screening oncologici del lametino Maria Paola Montesi – è quello di diagnosticare il cancro prima che sia troppo tardi, cioè quando è ancora di piccole dimensioni o addirittura a uno stadio precanceroso e, proprio per questo, è possibile una terapia precoce e meno invasiva. In questo modo si riducono mortalità e morbilità, si migliora la qualità della vita della persona affette e dei familiari, evitando interventi demolitivi e terapie pesanti. Si tratta quindi non solo di curare, ma soprattutto di prendersi cura della persona, sia quando è sana che nei difficili momenti in cui si scopre malata». In particolare, la popolazione target attualmente monitorata è pari a: 39.779 donne dai 25 ai 64 anni di età per lo screening del cancro della cervice uterina; 16.178 donne dai 50 ai 69 anni di età per lo screening del cancro del seno; 32.066 uomini e donne dai 50 ai 69 anni di età per lo screening del cancro del colon retto.
Screening del cancro della cervice uterina.Sono state spedite 54.099 lettere di invito: tutta la popolazione avente diritto è già stata invitata una prima volta e molte donne sono già state richiamate per la seconda volta a distanza di tre anni. Sono stati effettuati 16.598 Pap test. Sono risultate positive al Pap test 67 donne, pari a 4,7 donne ogni 1000. A tutte è stato offerto il completamento degli accertamenti mediante colposcopia gratuita. Le diagnosi istologiche di lesioni tumorali sono state pari al 9% dei Pap test positivi. Tutte le donne a cui è stato diagnosticato un cancro della cervice sono attualmente in terapia. Le restanti donne (81% dei Pap test positivi) avevano lesioni pretumorali. «Queste ultime – ha sottolineato la coordinatrice del centro – sono il vero "successo" del programma di screening: a queste donne è stato evitato il cancro della cervice uterina, cioè è stata fatta davvero una prevenzione primaria. Sedici sono già da considerare "guarite" e sono rientrate nel normale programma di screening, mentre le altre sono seguite nei modi e tempi raccomandati dalle linee guida».
Screening del cancro del seno. Sono stati spedite 27.331 lettere di invito: tutta la popolazione avente diritto è già stata invitata una prima volta e molte donne sono già state richiamate per la seconda volta a distanza di due anni. Sono state effettuate 13.192 mammografie. È stato scoperto un cancro del seno nel 5,8 per mille delle donne esaminate (50 donne). Il tumore era asintomatico e generalmente di piccolissime dimensioni: lo scopo del programma di screening è proprio quello di trovare il tumore quando è di dimensioni molto piccole, tale che la prognosi è ottima (oltre 90 donne su 100 guariscono se il tumore ha un diametro inferiore a un centimetro). Per 4 donne gli accertamenti sono ancora in corso.
Screening del cancro del colon-retto. Sono state sinora spedite 15.467 lettere di invito; 5778 sono i test effettuati per la ricerca del sangue occulto fecale. I test positivi sono stati 344, pari al 6% dei test totali. Le persone con degenerazione di alto grado o carcinoma sono state 34, pari al 6 per mille delle persone che hanno risposto all’invito: uno dei benefici dello screening è che, trattandosi di gente del tutto asintomatica, le lesioni erano ancora poco estese, tanto che solo per 18 su 34 è stato necessario un intervento con resezione intestinale, mentre per gli altri 16 le lesioni sono state asportate per via endoscopica, in day hospital. I casi di lesioni precancerose (polipi del colon) sono stati 175, il 51% delle persone con test positivo: sono persone che avevano una elevata probabilità di sviluppare un cancro del grosso intestino nel giro di 5-10 anni, se non avessero aderito all’offerta dello screening. «La maggior parte degli interventi chirurgici di tutti i tumori individuati con i tre screening – ha spiegato la Montesi – sono stati effettuati in Regione, generalmente nelle strutture dell’Asp di Catanzaro o nelle Aziende ospedaliere».

Un programma di prevenzione che oltre a far bene alla salute, in quanto salva vite umane, fa anche bene alle casse regionali. Grazie agli screening oncologici infatti si ha un notevole risparmio della spesa pubblica perché diminuisce la spesa farmaceutica (le terapie necessarie sono meno pesanti e richiedono tempi più brevi). «Un altro vantaggio e risparmio dei programmi di screening – ha spiegato la Montesi – è che tutto il percorso deve essere predisposto e offerto alla persona risultata positiva: in questo modo la persona si sente presa in carico e spesso si evitano le fughe verso strutture fuori regione. In questi anni ho avuto la fortuna di lavorare con un gruppo di persone motivate e dotate di grandi capacità e entusiasmo: siamo riusciti a mettere in piedi e portare a regime i tre programmi di screening e soprattutto a coinvolgere altri operatori sanitari che, ognuno per la sua parte, collaborano con noi. I risultati ottenuti ci gratificano e ci danno la forza di continuare, perché riteniamo di avere portato benefici alla popolazione. Un ringraziamento va anche al commissario Mancuso che ha sempre creduto negli screening e nell’importanza della prevenzione».(l.p.)

dalla gazzetta del sud del 09 febbraio 2011

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