Prima espropria poi vende per fare cassa

Sospese le procedure per l’alienazione di un terreno di 4 mila quadrati destinato alla realizzazione di un edificio

Prima espropria poi vende per fare cassa Doppio stop del Tar al Comune di Soverato
Accolti ben due ricorsi: l’area dev’essere adibita a verde, parcheggi e piazza pubblica

 

Giuseppe Lo Re
catanzaro
Doppio stop del Tar al Comune di Soverato per la vendita di un suolo precedentemente espropriato per essere destinato ad uso pubblico (verde, parcheggi e una piazzetta). Nella stessa giornata il Municipio ha "incassato" infatti sia l’accoglimento nel merito del ricorso proposto nel febbraio 2008 da alcuni cittadini contro la delibera del Consiglio comunale che aveva disposto la cessione a terzi dell’area sia la sospensiva sul nuovo atto del civico consesso (febbraio 2009) di approvazione del piano delle alienazioni all’interno del quale era stato successivamente inserito il terreno.
Entrambi i ricorsi, presentati dagli avvocati Alfredo Gualtieri e Demetrio Verbaro per conto di un gruppo di privati residenti in via Leoncavallo, riguardano provvedimenti comunali che gettavano le basi amministrative per la cessione di un terreno nei pressi del teatro comunale; si tratta di un’area di circa 4 mila metri quadrati, destinata all’assegnata tramite aggiudicazione di una gara pubblica per l’edificazione di 6 mila metri cubi in virtù di un’affermata situazione economica deficitaria da parte del Comune.
Il primo ricorso, quello del 2008, era stato già discusso e accolto in sede di sospensiva. Ieri è giunta la sentenza di merito, che peraltro segue un pronunciamento nella stessa direzione del Consiglio di Stato. «La destinazione (al patrimonio indisponibile del Comune, ndr) delle aree espropriate derivante direttamente dalla legge – scrivevano i giudici d’appello a seguito dell’udienza del 18 luglio 2008 – non può essere revocata o modificata "ad nutum" dall’amministrazione comunale… Va rilevato peraltro che, ove prassi del genere trovassero legittimazione giurisdizionale, la stessa coerenza dell’art. 35 della legge 865/1971 sarebbe oltremodo scossa, consentendosi, in definitiva, il ricorso all’eliminazione del vincolo di destinazione del bene per consentire non sempre trasparenti e apprezzabili operazioni speculative da parte dell’ente territoriale».

Nel frattempo, il Comune aveva però cambiato strategia. E con una nuova strada amministrativa aveva deciso di puntare sulle opportunità concesse dalla legge 133/08 per l’alienazione di beni immobili. Da qui la nuova delibera, approvata lo scorso 6 febbraio dalla Giunta comunale e il 17 febbraio dal Consiglio, prontamente impugnata da un gruppo di residenti. I quali contestano sia la forma che la sostanza. «Avendo il Comune, per altro verso e par altra via, riavviato il procedimento e la procedura di vendita dell’area – si legge nel ricorso degli avvocati Gualtieri e Verbaro – i ricorrenti sono onerati ad impugnare anche i nuovi atti, palesemente forzati, strumentali ed illegittimi nella forma, nel procedimento e nel merito». Innanzitutto non va giù ai ricorrenti il principio che l’area sia stata espropriata dal Comune per realizzare opere pubbliche e che adesso venga messa in vendita per fare cassa. E poi vogliono che quelle strutture pubbliche per le quali è avvenuto l’esproprio (verde e parcheggi) siano realizzate davvero. Da qui il secondo ricorso al Tar (prima sezione, presidente Anastasi, relatore Iannini, a latere Corrado), che ieri è stato accolto in sede di sospensiva. Secondo i ricorrenti, fra l’altro, «non è comunque possibile alienare un bene acquisito tramite espropriazione. Evidenziato nel ricorso anche che «la normativa di piano, recepita anche nel successivo Prg di Soverato, ha espressamente voluto che l’area rimasse libera da costrizioni e destinata in parcheggio, in parte a piazza pedonale e in parte a verde pubblico».

dalla Gazzetta del sud del 22 maggio 2009

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