Piani di Bella, cresce il livello dell’emergenza tra le famiglie

In poche ore si è formato un laghetto profondo 2 metri che addirittura può essere attraversato con la barca

Francesco Ranieri
Sant’Andrea Jonio
Stanchi, amareggiati e soprattutto arrabbiati. Sono gli stati d’animo dei residenti di località "Piani di Bella" di Davoli Marina, costretti a convivere con una pericolosa infiltrazione acquifera che si espande a macchia d’olio sul territorio.
Se prima, infatti, erano circa tre le famiglie "toccate" dal problema, oggi (in poco meno di un mese) sono una decina i nuclei familiari coinvolti. Addirittura, nel volgere di poche ore è venuto fuori un laghetto, profondo circa due metri per un centinaio di diametro, a poca distanza dalle abitazioni, tanto che è possibile attraversarlo in barca.
Le lamentele – nelle scorse settimane i primi disagiati si erano incatenati in segno di protesta – proseguono. In pratica, l’acqua penetra nelle case da sotto il pavimento, per cui le pompe di sollevamento devono restare in funzione 24 ore su 24. Il problema è che non sono sufficienti, visto che la falda acquifera sottostante pare addirittura essersi ingrossata. Nel corso della notte scorsa, una pompa di sollevamento della Protezione civile si è rotta ed è stata sostituita nel corso della mattinata, ripristinando il servizio che, comunque, funge da precario e insufficiente tampone.
E nel frattempo, il flusso dell’acqua si è nuovamente fatto copioso, inondando la strada, le case e andando a far crescere il livello del laghetto artificiale – sul quale ora si sta cercando di intervenire per lo svuotamento – che ha sommerso un’area incolta, mettendo a rischio le abitazioni vicine. Già nelle scorse settimane, una famiglia ha ricevuto un’ordinanza comunale di sgombero, trovando ricovero in un appartamento messo a disposizione da un costruttore del luogo. Il loro rincrescimento, che sfocia nella rabbia pura, è frutto di quello che ormai non temono più di chiamare «abbandono istituzionale, che ci fa temere il peggio per la stabilità delle nostre case». A procurare più di un pensiero è poi l’eventualità che non vengano predisposti interventi risolutivi in tempi rapidi.

D’altra parte, nei giorni scorsi il sindaco Cosimo Femia, i vigili del fuoco e i tecnici dell’autorità di bacino regionale hanno effettuato un sopralluogo «ma non abbiamo ancora visto nessun passo concreto, mentre le nostre case rischiano di sprofondare» spiegano i cittadini colpiti. L’autorità di bacino ha inserito un intervento sull’area nell’ambito di un piano ma – è evidente – i tempi della programmazione e della burocrazia spesso mal si conciliano con le situazioni emergenziali, bisognose di maggiore celerità. (f.r.)

dalla gazzetta del sud del 24 marzo 2010

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