Paese Albergo, il sindaco Femia attende fiducioso il giudizio del Gup

Davoli Il primo cittadino risponde alle accuse dei Socialisti

Paese Albergo, il sindaco Femia attende fiducioso il giudizio del Gup
«Non c’ è stato nessun rinvio a giudizio ma solo la richiesta di essere sottoposti al rito abbreviato»

 

Francesco Ranieri
S. Andrea Jonio
«Intendiamo dissipare ogni malevola considerazione e avere, nel più breve tempo possibile, il provvedimento di un giudice che possa darci serenità». Scorre su queste linee il ragionamento di Cosimo Femia, sindaco di Davoli, per chiarire la posizione, sua e degli altri indagati, in merito all’inchiesta giudiziaria su Davoli "Paese-albergo" – un’iniziativa che mira alla riqualificazione turistico-ricettiva del centro storico – che lo vede coinvolto assieme a componenti della giunta e ad alcuni tecnici comunali.
Nei giorni scorsi, la notizia che i 18 imputati saranno giudicati con rito abbreviato ha spinto il gruppo di opposizione – gli esponenti socialisti Antonio Alvaro, Vittorio Scicchitano e il segretario di sezione Antonio Rispoli – a chiedere le dimissioni del sindaco e degli assessori coinvolti nell’inchiesta, basata sulle ipotesi di reato di abuso d’ufficio, violazioni edilizie e truffa aggravata nell’ambito della realizzazione del progetto. «All’atto di sciacallaggio politico dell’opposizione – spiega Femia – rispondo con i fatti: siamo stati noi a chiedere di essere giudicati con rito abbreviato, nessun pronunciamento di rinvio a giudizio, dunque, nei nostri confronti». La richiesta (accolta) di rito differenziato rivolta al Gup di Catanzaro Camillo Falvo «mira alla semplificazione e celerità. – sottolinea il sindaco – È infatti giusto, verso chi amministriamo, accelerare i tempi della giustizia, anche per evitare speculazioni».
In merito ai contenuti dell’inchiesta, Femia sostiene la regolarità dell’operato amministrativo: «Dal punto di vista delle procedure adottate, rivendico l’assoluto rispetto di norme e regolamenti – e siamo certi che nella sentenza del prossimo novembre tutto ciò sarà chiarito – assieme alla massima cura verso gli interessi della collettività». Partendo da quest’ultima dichiarazione Femia ripercorre le tappe dell’iniziativa Paese-albergo, «uno degli atti qualificanti della mia amministrazione – lo definisce – in quanto attuazione del programma di governo che, tra l’altro, aveva l’obiettivo della rinascita e riqualificazione del centro storico, in stato di degrado e abbandono». Potenzialmente, il Paese-albergo potrebbe divenire un volano di sviluppo economico-sociale: «E ciò – sostiene il sindaco – sia in fase di realizzazione, sia dopo il completamento dei lavori, con la creazione di flussi turistici impensabili fino a qualche anno fa. Alla luce della situazione attuale (nel centro storico fervono i lavori di recupero) – prosegue – i risultati ci danno ragione».

A supporto, il sindaco mette anche le opere di riqualificazione urbana poste a carico della società recuperante – «dal valore superiore al costo che avrebbe dovuto sostenere per oneri di urbanizzazione» – aggiunge: «Quelle realizzate: via Belvedere, parco giochi, fonte Berenice, e quelle da realizzare: campo sportivo, riqualificazione di via Gentile e piccolo centro museale». Nonostante le note positive – e la certezza di avere ben operato – però, Femia esprime un’amarezza di fondo «dovuta – spiega – alla sensazione che qualcuno, pur di colpire l’amministrazione e il sottoscritto, abbia forzato la mano, spostando la lotta politica dal confronto civile alle aule dei tribunali. E chi paga le conseguenze, purtroppo, rimane sempre la comunità davolese».

dalla Gazzetta del Sud del 24 Luglio 2009

Aggiungi un commento

Vostro Commento