Paese-albergo di Davoli, gli imputati chiedono al giudice il rito abbreviato

Catanzaro Le 18 persone coinvolte nell’inchiesta su presunti illeciti connessi alla realizzazione del progetto

Paese-albergo di Davoli, gli imputati chiedono al giudice il rito abbreviato
La decisione sarà resa nota nella prossima udienza già fissata per il 17 luglio

 

Catanzaro Hanno tutte chiesto il giudizio abbreviato le 18 persone coinvolte nell’inchiesta su presunti illeciti connessi alla realizzazione del "Paese albergo" a Davoli, nel catanzarese, nei confronti delle quali l’allora pm Luigi de Magistris avanzò una richiesta di rinvio a giudizio per reati che, complessivamente, vanno dal concorso in due distinte ipotesi di abuso d’ufficio, violazioni edilizie, concorso in una truffa aggravata da 4 milioni di euro nell’ambito del Programma operativo regionale (Por) 2000-2006. Una richiesta che ora spetterà al pm Francesco De Tommasi sostenere nell’aula del gip di Catanzaro Camillo Falvo, dove ieri era presente. Il giudice si è riservato di decidere se ammettere i riti alternativi (che in caso di condanna comportano lo sconto di pena di un terzo), soprattutto perchè alcune richieste sono di abbreviati "condizionati" all’acquisizione di atti o testimonianze. La decisione in merito si conoscerà il 17 luglio, quando tutti torneranno in aula.
L’inchiesta, condotta dai militari dell’Arma dei carabinieri, comprende i nominativi di diciotto indagati, fra cui il sindaco del centro ionico, Cosimo Femia, che dall’aprile 2000 guida una Giunta espressione di una lista civica di centrosinistra; il responsabile dell’ufficio tecnico dello stesso Comune, Carmelo Di Iorgi; cinque assessori della sua giunta (fra cui alcuni che lo erano all’epoca dei fatti e altri ancora in carica); alcuni funzionari regionali e due dirigenti che si sono succeduti alla guida del dipartimento Attività produttive, Guglielmo Grillo e Ferdinando Barilaro. Il progetto, che prevede la ristrutturazione e riqualificazione del centro storico da trasformare in complesso turistico, ha ottenuto fra l’altro erogazioni pubbliche per circa 4 milioni di euro nell’ambito del Por 2000-2006. Soldi che, secondo gli investigatori, sarebbero stati sborsati ingiustamente, grazie a precisi artifici attuati dagli interessati per aggirare ostacoli che altrimenti ne avrebbero impedito il conseguimento.
Le indagini, partite dopo la presentazione di un esposto, avrebbe accertato irregolarità nelle concessioni alla società «Borgo Antico hotel & resort spa» (ex Nuovi orizzonti spa) che sta effettuando i lavori, e di cui è legale rappresentante Zilio Oliviero, uno degli indagati. Il vasto progetto prevede la ristrutturazione di una ventina di abitazioni degradate poste nel centro storico del paese dove vivono 1.500 persone (altre 3.000 vivono nella frazione marina, posta a 7 chilometri di distanza) e la realizzazione di una serie di infrastrutture quali parcheggi, impianti sportivi, un parco giochi, una piazza di 1.200 metri quadrati ed un centro museale.
I lavori erano cominciati nel luglio 2003 ma, nella primavera del 2004, avevano avuto uno stop con il sequestro da parte della Procura (tempo dopo revocato dal Tribunale del riesame), e l’emissione dei primi avvisi di garanzia a Femia e Di Iorgi. Questi, sempre stando alle contestazioni, assieme al progettista e direttore dei lavori Nicola Carnuccio, avrebbero fatto in modo che Oliviero arrivasse a realizzare la mega struttura turistica illecitamente, beneficiando oltretutto del cospicuo finanziamento pubblico, poichè il rilascio del relativo provvedimento autorizzativo e delle successive Dia in variante sarebbe avvenuto in violazione di precise norme, nonchè dello statuto comunale, del Piano regolatore generale e delle sue norme tecniche di attuazione, della Legge regionale n. 19/2002. Gli investigatori assegnano un ruolo fondamentale nell’intera faccenda legata al Paese albergo ai dipendenti regionali che si sono occupati dell’iter relativo al suo finanziamento con i soldi del Por Calabria. Quando Oliviero presentò la sua domanda per l’erogazione dei fondi, il 2 agosto del 2002, la commissione tecnica regionale (il 9 aprile 2003) dichiarò l’inammissibilità dell’intervento, «in ragione – evidenziano gli inquirenti – di palesi contrasti con l’accordo di programma, con le norme del Prg, e con le prescrizioni dell’art. 10 del bando». In seguito al ricorso prodotto dalla Nuovi orizzonti, poi, «una nuova commissione, non tecnica, nominata dall’Ente regione, riesamina il progetto nella seduta del 30 settembre 2003 e lo ammette al finanziamento con assegnazione di 60 punti, recependo a supporto la concessione edilizia, nel frangente illecitamente rilasciata».

Al sindaco Femia, a Di Iorgi, a cinque assessori comunali e al segretario comunale di Davoli è contestato poi il concorso in abuso d’ufficio relativamente alla «difesa» messa in campo quando il primo cittadino e il responsabile dell’Ufficio tecnico finirono nella bufera dopo la notifica degli avvisi di garanzia, e quando al cantiere di Paese albergo furono apposti i sigilli.(g.m.)

dalla Gazzetta del Sud del 16 maggio 2009

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