Ore 6,45: un inferno in Corso Roma

Sul luogo dell’omicidio trovati quaranta bossoli. Dato alle fiamme il furgone utilizzato dai killer per la fuga

Cesare Barone

SOVERATO
Corso Roma, ore 6,45. È quella l’ora in cui Vittorio Sia era solito andare a lavoro, in un vicino cantiere edile, a bordo del suo scooter. Anche ieri è stato così. Ma ieri ad attendere l’uomo c’era un "commando" di uomini armati. Gli si sono avvicinati e gli hanno scaricato addosso numerose raffiche di kalashnikov e di fucile calibro dodici. Circa quaranta i bossoli ritrovati sul luogo del delitto.
Non ha avuto scampo Vittorio Sia, 51 anni, di Soverato. Il piombo dei sicari lo ha colpito in diverse parti del corpo, uccidendolo. Il suo corpo è rimasto sull’asfalto, in un lago di sangue, mentre il gruppo di fuoco si è dileguato a bordo di un furgone, ritrovato poi bruciato in via Fra’ Giacomo, a Marina di Soverato. Nessun testimone. Ovviamente.
Un agguato mafioso in piena regola. Lo hanno definito così i carabinieri della compagnia diretta dal capitano Emanuele Leuzzi. Sia, infatti, viene considerata dagli inquirenti una figura non secondaria negli ambienti della criminalità organizzata locale per via del suo coinvolgimento in parecchie vicende giudiziarie. Vittorio Sia, operaio edile – questa la sua professione – era rimasto coinvolto nell’operazione "Mangusta" nel 1999, dove figuravano diverse cosche del vibonese, crotonese e catanzarese, accusate di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni. Nel 2003 rimase coinvolto nell’operazione "Lettera morta", sfociata con la "Mithos", quando in fase di dibattimento è emerso un collegamento di Sia con Kaled Bayan detto "Carlo il libanese". Del resto, la dinamica dell’agguato, il grande spiegamento di uomini e armi, farebbe pensare ad un movente ben più complesso d’una banale vendetta per questioni personali.
In azione sarebbe entrato un gruppo di fuoco composto da più persone che ha agito secondo uno schema ben collaudato, e i kalashnikov hanno vomitato piombo a profusione sul corpo di Sia. Chi ha agito, insomma, voleva essere certo del risultato: la morte del bersaglio. E non ha lasciato proprio nulla al caso.
Particolarmente difficile l’attività di repertamento da parte dei Ris di Messina, che hanno per parecchie ore raccolto tutti gli elementi utili al completamento del puzzle criminale. Circa quaranta, come detto, i bossoli ritrovati su corso Roma. Il colpo di grazia sarebbe stato inflitto alla nuca. Un corpo ridotto a brandelli dal piombo. Quasi irriconoscibile. Il patologo forense dell’università Magna Græcia di Catanzaro, Giulio Di Mizio, dopo una prima e sommaria ispezione cadaverica, non si è sbilanciato più di tanto, in attesa dell’esame autoptico.
Un delitto per il quale, i carabinieri avranno da lavorare per capire se realmente la vittima avesse dei conti in sospeso con i clan locali. La titolarità delle indagini è affidata alla Procura della Repubblica del Tribunale di Catanzaro dove è stato aperto un fascicolo d’indagine, al momento contro ignoti. L’inchiesta si preannuncia tutt’altro che facile, visti i molteplici collegamenti che legavano la vittima agli ambienti criminali di spessore. Il corpo senza vita di Sia, dopo le formalità, su disposizione del magistrato di turno, Salvatore Curcio, è stato trasportato nell’obitorio del policlinico universitario di Catanzaro dove nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia, il cui esito, probabilmente, servirà a far chiarire le idee ai carabinieri.
Una giornata convulsa per gli investigatori, che si sono concentrati sul ritrovamento del furgone utilizzato dai killer, bruciato in via Fra’ Giacomo di Soverato marina. Nel furgone, un Fiorino, sono state rinvenute le armi utilizzate per l’efferato delitto. Anche in questo caso, i militari del raggruppamento investigativo speciale di Messina, hanno raccolto quanto possibile per espletare le indagini.

Circa un mese fa, Sia era scampato a un altro agguato. In quell’occasione alcuni colpi d’arma da fuoco gli furono sparati contro mentre si trovava in auto, ma rimase illeso. Per quell’episodio i carabinieri hanno fermato quattro persone con l’accusa di tentato omicidio in concorso, aggravato dall’aver agito per agevolare un’associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto di armi alterate e clandestine, ricettazione.

Dietro il delitto equilibri territoriali ormai saltati

 vittorio sia aveva relazioni che varcavano i confini provinciali

SOVERATO Quello di Vittorio Sia è il sesto omicidio negli ultimi due anni nel soveratese, dove sembra sia scoppiata una guerra di mafia. Una scia di sangue iniziata con l’omicidio di Vito Tolone nel 2008, e proseguita con l’eliminazione di Vincenzo Varano (3 luglio 2009), Luciano Monelli (24 luglio 2009), Pietro Chiefari (lo scorso 16 gennaio a Davoli), Domenico Chiefari (l’11 marzo a Guardavalle) e Francesco Muccari (il 16 marzo a Isca sullo Jonio).

Gli inquirenti, in queste ore, cercano di ricostruire l’episodio cercando possibili collegamenti. I carabinieri, secondo indiscrezioni, starebbero vagliando eventuali collegamenti anche con l’omicidio di due giorni fa a Stilo, dove è stato ucciso Giovanni Vallelonga, imprenditore di 62 anni. In particolare, gli investigatori starebbero verificando se il gruppo di fuoco abbia utilizzato gli stessi kalashnikov usati per freddare Sia. Al momento, in ogni caso, le bocche degli inquirenti rimangono cucite, considerata la delicatezza delle indagini. È immaginabile che, nei prossimi giorni, il coordinamento dell’inchiesta possa passare alla direzione distrettuale antimafia.
L’omicidio di Vittorio Sia, potrebbe inserirsi in un contesto abbastanza chiaro ai carabinieri: una caduta di equilibri all’interno delle diverse famiglie che contano. Sarà tutto da verificare e comunque, pare che già nella giornata di ieri gli uomini del capitano Leuzzi, insieme ai colleghi del comando provinciale di Catanzaro agli ordini del Colonnello Claudio D’Angelo abbiano effettuato una serie di interrogatori e controlli che potrebbero portare a breve ad eclatanti sviluppi d’indagine. Intanto, in Prefettura a Catanzaro, si sta preparando un vertice con la partecipazione del comitato per l’ordine e la sicurezza, al quale prenderà parte anche il sindaco di Soverato Raffaele Mancini.

Tornando ai probabili scenari, che in queste ore, stanno valutando i militari dell’arma, non c’è da trascurare quello relativo alla cosiddetta "faida dei boschi", visto che Sia, in passato era stato coinvolto in parecchie vicende giudiziarie, a partire dall’omicidio Congiusta per finire all’operazione "Mangusta" nel 1999 insieme al clan dei Vallelunga di Serra San Bruno. Gli inquirenti non escluderebbero neanche un possibile collegamento con l’uccisione di Damiano Vallelunga, ucciso il 27 settembre scorso a Riace, a pochi metri dal santuario dei santi medici Cosma e Damiano. Vallelunga era considerato il boss e capo indiscusso dell’omonimo e potente clan, noto con il nome di "viperari", delle serre vibonesi.(c.b.)

dalla Gazzeta del Sud del 23 aprile 2010

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