Omicidio Procopio, oggi l’autopsia Serrate le indagini dei carabinieri

Francesco Ranieri
Sant’Andrea Jonio

Verrà eseguita oggi l’autopsia sul corpo di Agostino Procopio, il geometra 31enne ucciso a colpi di fucile venerdì notte nella campagna di San Sostene. L’esame sarà compiuto dal patologo forense Giulio Di Mizio. Domani potrebbero già svolgersi a Davoli (il suo paese d’origine, nel quale sarebbe a breve tornato a vivere con la moglie e il figlio di un anno) i funerali del giovane. La morte lo ha raggiunto mentre si trovava davanti alla villa di proprietà del padre. Un terribile agguato teso da almeno due sicari, con fucili calibro 12, dal quale non ha avuto scampo, seppure non sia morto sul colpo ma durante la disperata corsa verso il pronto soccorso di Soverato. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Soverato e del Reparto operativo del Comando provinciale sono serrate e dovrebbero essere indirizzate seguendo la linea rossa tracciata dai numerosi omicidi avvenuti negli ultimi mesi nel comprensorio del basso Jonio. Gli uomini guidati dal capitano Emanuele Leuzzi e dal colonnello Giorgio Naselli, insieme alla Scientifica, hanno lavorato tutta la notte sul luogo del delitto per ricostruire i fatti. Di Agostino Procopio i militari erano già a conoscenza, visto il suo coinvolgimento (assieme al padre Fiorito) in alcune indagini già a partire dal 2004. È vero che il giovane Procopio era incensurato ma il suo nome (e quello del padre) figurava tra le richieste di 44 misure cautelari per reati associativi emanate dal sostituto procuratore della Dda Gerardo Dominijanni sulla scorta di un dossier predisposto dagli uomini dell’Arma di Soverato. Il gip nello scorso giugno ne accolse due (quelle a carico di Rosario Salvatore Fraietta e Maurizio Tripodi), mentre le altre richieste (tra le quali anche quelle a carico dei Procopio) rimasero senza esito. Nell’informativa originaria predisposta dall’Arma figuravano anche i nomi di Pietro Chiefari (assassinato a Davoli lo scorso 16 gennaio), di Giuseppe Todaro (misteriosamente scomparso da Soverato nel dicembre scorso) e di Vittorio Sia. Persone legate non solo da un tragico destino ma anche, evidentemente, da ruoli precisi nel panorama criminale. Potrebbe dunque essere quella giusta la strada imboccata dagli investigatori nel ricostruire l’apparentemente caotico scenario ‘ndranghetista della zona.

dalla Gazzetta del Sud del 26 Luglio 2010

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