Omicida in libertà, Riesplode il caso di Luigi Campise

Catanzaro Riesplode il caso di Luigi Campise che uccise a colpi di pistola la fidanzata appena diciottenne e che ha ottenuto una seconda scarcerazione

Omicida in libertà, il ministro invia gli "007"
Alfano dispone un’ispezione immediata. Le Camere penali contestano: l’emotività travolge la ragione

 

Giuseppe Lo Re
catanzaro
Un giovane condannato a trent’anni per aver ucciso la fidanzata che circola a piede libero, il ministro che sguinzaglia i suoi ispettori, un padre disperato che non sa più a che santo votarsi, le polemiche che si rincorrono sull’asse Roma-Catanzaro. Che sia ineccepibile o no, poco importa: la scarcerazione del 25enne Luigi Campise, ritenuto responsabile in primo grado dell’omicidio della diciottenne Barbara Bellorofonte, diventa caso nazionale. E riaccende i riflettori sui mali del "sistema giustizia".
Campise ha lasciato il carcere nei giorni scorsi. Dietro le sbarre si trovava non per l’omicidio, ma per scontare la condanna a quattro anni per una storia di droga ed estorsioni. Pagato il conto con la Giustizia, Campise può tornare persino a Montepaone Lido dove la sera del 27 febbraio 2007 – pare accecato dalla gelosia – ha sparato in testa alla povera Barbara. La condanna a trent’anni per il delitto non è ancora definitiva: la difesa del venticinquenne ha impugnato la sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Catanzaro. E in attesa dell’esito dell’appello i giudici, almeno finora, non hanno ritenuto di chiedere una nuova ordinanza di custodia cautelare per un eventuale pericolo di fuga. Ecco perché Campise è stato scarcerato, provocando la reazione del padre di Barbara, Giuseppe Bellorofonte, che in una lettera al Corriere della Sera ha urlato tutta la sua disperazione. «Ignoro i motivi che hanno indotto la giustizia italiana a liberare l’omicida – scrive fra l’altro Giuseppe – ma quello che mi chiedo da padre, da cittadino, da uomo è se è giusto tutto questo!».
Non è la prima volta che il caso di Luigi e Barbara finisce al centro delle polemiche sulla giustizia. Il 23 aprile del 2008, l’omicida reo confesso era già stato scarcerato, quella volta per scadenza dei termini di custodia cautelare dopo che il Tribunale del Riesame aveva annullato la decisione del gip di Catanzaro, con la quale era stata autorizzata la proroga delle indagini preliminari sull’omicidio chiesta dal sostituto procuratore Alessia Miele allo scopo di effettuare ulteriori approfondimenti investigativi ritenuti utili alla completezza dell’inchiesta, in particolare sul movente, la localizzazione dell’arma del delitto e gli eventuali complici. Anche questa prima scarcerazione, frutto di un vero e proprio cortocircuito giudiziario, provocò la reazione dei genitori di Barbara, che lanciarono appelli su tv e giornali.
Pochi giorni dopo, all’alba del 4 maggio 2008, Campise tornò in cella, arrestato stavolta per estorsione aggravata dal metodo associativo e spaccio di droga; fatti assolutamente estranei all’omicidio per i quali il venticinquenne è stato successivamente condannato. In carcere Campise ha passato complessivamente 430 giorni. Poi, e siamo ai giorni scorsi, la seconda scarcerazione grazie all’indulto e alla buona condotta.
Ha poco da dire il difensore di Campise, l’avvocato Salvatore Staiano. «Pur comprendendo le doglianze della parte offesa – spiega – va osservato che la scarcerazione del mio assistito è tecnicamente ineccepibile. Tutto questo s’inserisce nell’alveo di norme assolutamente in linea con i valori costituzionali in tema di libertà personale». Staiano lascia poi spazio all’aspetto umano della vicenda: «Come cittadino, come uomo e come padre sono apertamente con Giuseppe Bellorofonte, e l’ho detto anche al mio assistito. Però come difensore – conclude il legale in relazione alla scarcerazione del 2008 – ritengo ineccepibile e un atto dovuto il provvedimento del Tdl in base al quale Campise ha lasciato il carcere per decorrenza dei termini». Punta invece il dito contro la «giustizia italiana in stato comatoso» il legale di parte civile, l’avv. Enzo De Caro. «Il problema – accusa – sta nella lentezza della giustizia. Se anche in Italia, come avviene in altre parti d’Europa, i tre gradi di un processo per omicidio peraltro con un imputato reo confesso si svolgessero nel giro di un anno e mezzo, la questione di cui discutiamo non si sarebbe neppure presentata. Purtroppo la lentezza pachidermica dei processi penali – conclude De Caro – finisce per fare il gioco degli imputati».
Appresa la notizia della scarcerazione, si è attivato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha incaricato gli ispettori del suo dicastero di avviare in via d’urgenza «accertamenti preliminari per acquisire informazioni in tempi rapidissimi e comprendere subito come è potuto accadere». Alla famiglia Bellorofonte, il ministro ha poi espresso «un senso di forte vicinanza» e rivolto «soprattutto una considerazione: a volte l’ossequio formale della legge contrasta fortemente con il senso profondo di giustizia di ciascuno di noi».
Durissima col guardasigilli l’Unione delle Camere penali: «In Italia la presunzione di innocenza vale solo per i politici. Gli ispettori del ministro rispondono alla indignazione per una notizia che non c’è. Come troppo spesso accade, nel caso di scarcerazioni per decorrenza termini, l’emotività travolge la ragione. Di fronte alla applicazione della legge, si interferisce con la giurisdizione inviando ispettori per offrire una pronta risposta all’indignazione suscitata ed alimentata da una notizia che tale non dovrebbe essere».
Sul fronte istituzionale è intervenuto il senatore della Lega Nord Enrico Montani: «L’accorato sfogo di Giuseppe Bellorofonte non può essere ignorato. La tanta gente onesta del Sud e di tutto il Paese non può rimanere inerte davanti a tale ingiustizia».

 

Le tappe
Il 27 febbraio 2007Barbara Bellorofonte, 18 anni, viene colpita da un proiettile alla testa. Poche ore dopo viene arrestato Campise.
Il 20 marzo 2007Barbara muore in ospedale, dopo 22 giorni in coma.
Il 26 febbraio 2008 il pm Alessia Miele chiede una proroga del termine per la chiusura delle indagini preliminari; il gip la autorizza.
Il 17 aprile 2008 il Tdl annulla il precedente provvedimento del gip su richiesta della difesa di Campise.
Il 23 aprile 2008 Campise lascia il carcere per decorrenza dei termini; resta sottoposto a obbligo di dimora.
Il 3 maggio 2008 Campise torna in carcere, stavolta per estorsione e droga.
Il 17 dicembre 2008il giovane viene condannato in primo grado a trent’anni per l’omicidio di Barbara.
Il 2 aprile 2009arriva la condanna a 4 anni e 4 mesi anche per la storia di estorsione e droga.

Il 25 luglio 2009Scontata la condanna a 4 anni e 4 mesi Campise è di nuovo libero.

dalla Gazzetta del Sud del 11 Agosto 2009

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