Non abbassare la guardia contro la mafia La società civile deve fare la propria parte

Un protocollo per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti

Manifestazione sulla legalità col sottosegretario Minniti, il prefetto Reppucci e mons. Bertolone

“Nessun dorma!”. Non è solo il titolo di un’opera lirica, ma è il monito dell’arcivescovo della diocesi di Catanzaro-Squillacemonsignor Vincenzo Bertolone, che è stato una delle personalità a prendere la parola nell’incontro sulla legalità ideato e promosso dal “Comitato sviluppo e legalità del basso Jonio catanzarese” per siglare un protocollo della legalità allo scopo di contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. «Non è il momento delle doglianze! All’interno della Chiesa, come nei Comuni, tutto deve essere trasparente – così si esprime mons. Bertolone –. Quando si fanno le liste elettorali si deve guardare dentro. Se ognuno di noi fa qualcosa, insieme facciamo tanto ». Da parte dell’arcivescovo non mancano i riferimenti a don Pino Puglisi, e alla sua eredità morale, alla responsabilità individuale, confusa spesso con quella collettiva, e all’etica morale. A coordinare i lavori il sindaco di Satriano, Michele Drosi, il quale ha lanciato un grido dall’allarme per i fatti criminosi accaduti nel nostro territorio, al quale si sono uniti tutti i sindaci da Guardavalle a Borgia, passando dalle Serre, amministratori ed ex-amministratori, dirigenti dei partiti e tante associazioni. Tantissime le parti sociali coinvolte. «Grande coesione con la parte sana della società – ha detto Michele Drosi riferendosi alla sala consiliare di Soverato gremita – è proprio la ‘ndrangheta a creare quella povertà e quello stato di bisogno ai quali fa credere di dare sollievo» . È seguito l’intervento del commissario della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro. «Recenti dati statistici parlano di una mancata crescita dell’eco – nomia calabrese di 1,2 milioni di euro a causa della ‘ndrangheta – ha detto Ferro –. Il 3,5% del nostro prodotto interno lordo, la metà delle risorse previste dal Por 2007-2013. La ‘ndrangheta è ormai percepita come una componente normale dal mondo produttivo, uno scenario inevitabile, una realtà talmente radicata e diffusa da creare una sorta di assuefazione anche ad attività criminali come il racket e l’usura. Se l’eco – nomia della nostra regione non cresce, se le nostre imprese devono moltiplicare gli sforzi per essere competitive, se i nostri giovani non hanno possibilità di lavoro e di futuro, non è colpa della sfortuna, o di un destino che continua a voltare le spalle alla nostra regione ». Il presidente dell’Anci Calabria, Peppino Vallone, ha espresso la solitudine dei sindaci e il loro stato d’animo a operare in questa terra difficile. «I problemi della Calabria non li risolverà nessuno – ha invece detto il prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci –. Solo i calabresi li possono risolvere. Non possono avere sempre paura. Siamo in guerra, i magistrati e le forze dell’ordine non bastano, serve la società civile». Il segretario della Uil, Roberto Castagna, ha rivendicato uomini e mezzi per combattere la ‘ndrangheta, in quanto la povertà favorisce la crescita del fenomeno criminale. Il presidente del Consorzio di bonifica, Grazioso Manno, si è domandato cosa si può fare da domani, ha chiesto azioni concrete da compiere. Il coordinatore regionale del Pd, Giovanni Puccio, ha invitato gli intervenuti a istituire un tavolo di lavoro permanente per creare una piattaforma di mobilitazione sociale e civile, su cui convogliare tutti i possibili finanziamenti nazionali, regionali, ed europei, che questa zona merita per valorizzare importanti risorse e contribuire da protagonista al superamento della crisi e alla crescita di una Calabria Nuova. «Non ci sono isole felici in Calabria, ognuno si deve prendere le proprie responsabilità – ha affermato il sottosegretario del Consiglio dei ministri, senatore Marco Minniti –. La politica deve fare di più, in Calabria la politica deve essere francescana. La battaglia contro la ‘ndrangheta e quella per lo sviluppo sono le due facce della stessa medaglia. Sicurezza e sviluppo viaggiano assieme. È opportuno la stazione unica appaltante per la gestione degli appalti nei Comuni per evitare le infiltrazioni mafiose». 
Maria Anita Chiefari
dalla Gazzetta del Sud del 15 Luglio 2013

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