Negata l’autorizzazione agli scavi archeologici

Isca Jonio Appello alle istituzioni

Negata l’autorizzazione agli scavi archeologici,  sfogo del "Paolo Orsi"
Lo sfogo-denuncia del Gruppo archeologico

 

Francesco Ranieri
Isca jonio
Che fine faranno gli scavi archeologici di Isca? È la preoccupazione espressa da Angela Maida, direttore del Gruppo archeologico "Paolo Orsi", che negli ultimi anni ha lavorato sul sito iscano in località "Zagaglie". La nuova campagna di scavi, che dal 2006 aveva portato a risultati interessanti con il rinvenimento di strutture risalenti ad un periodo databile tra il I e il III secolo d.C., si sarebbe dovuta svolgere tra il 28 luglio e il 10 agosto. «Ma l’autorizzazione è stata negata – spiega Angela Maida – per questo chiediamo alla dottoressa Caterina Greco, attuale Soprintendente per i beni archeologici della Calabria, in base a quali motivazioni non ha consentito la continuità di un lavoro già avviato coi suoi predecessori e perché, con la mancata autorizzazione, ha impedito la valorizzazione di un bene pubblico».
Lo sfogo-denuncia della direttrice del "Paolo Orsi" si estende anche all’amministrazione comunale di Isca, guidata da Pierfrancesco Mirarchi: «Dov’è finita la nota sensibilità dell’amministrazione sui beni culturali?» Un blocco, dunque, che mette a rischio quanto fatto finora per riportare alla luce un sito, a detta degli esperti, molto interessante, nonostante intorno alla fine degli anni ’80, «non si ritenne di dover approfondire gli studi sulla zona e, in nome della cementificazione, furono distrutti ambienti termali e antiche aree cimiteriali» aggiunge la direttrice che contrappone quel periodo «nero» per l’archeologia locale ai recenti anni che, invece, avevano portato una nuova speranza di recuperare i tesori nascosti e valorizzare l’area. E la situazione odierna non dà punti fermi: «A distanza di un anno – sottolinea Maida – la ricerca viene messa in discussione da rinvii e ritardi della soprintendenza e dell’amministrazione. Una politica evidentemente indirizzata a scoraggiare chi si adopera senza fini di lucro o interessi personali a tutelare le ormai poche risorse culturali rimaste nella nostra regione».
Insomma, per il gruppo archeologico non si tratta che dell’ennesima dimostrazione di «inefficienza dello Stato, mentre ci si aspetterebbe che le autorità territoriali incoraggiassero il lavoro di chi porta avanti progetti di valorizzazione e sensibilizzazione senza nulla chiedere». Molte le attese rivolte alla campagna di scavi 2008, che l’anno scorso aveva effettivamente portato ad un decollo dell’interesse collettivo per l’area. Invece, al momento, tutto è sospeso e la stessa integrità del sito potrebbe pagarne le conseguenze. Sottolinea infatti Maida: «Facciamo sfoggio di Magna Grecia film festival, villaggi Magna Grecia, centri commerciali Magna Grecia, mentre la vera Magna Grecia svanisce sotto i nostri occhi».

Uno sfogo amaro che mette in conto anche i danni subìti: «Quelli alla collettività, perché il bene archeologico è di tutti; alla ricerca, per la mancata acquisizione di dati scientifici; allo Stato, per la mancata tutela di una nuova area di interesse archeologico; ai volontari del Gruppo archeologico, per aver vanificato il lavoro preparatorio che sta dietro la seria organizzazione di una campagna di scavo e per aver speso inutilmente somme per biglietti ferroviari e quote associative; all’immagine stessa del Gruppo, che aveva già pubblicizzato la campagna». Insomma, rilievi che sollecitano una risposta: «Ci chiediamo cosa e come risponderà il soprintendente per i beni archeologici ai nostri progetti futuri. Ma, visto che l’obiettivo dei gruppi archeologici è proprio la tutela, una cosa è certa: noi non ci fermeremo».

dalla Gazzetta del Sud del 25 Luglio 2008

Aggiungi un commento

Vostro Commento