Ndrangheta imprenditrice, 20 arresti

OPERAZIONE METROPOLIS Scoperto un “patto” tra i capi delle famiglie Morabito di Africo e Aquino di Gioiosa, imprenditori spagnoli e un emissario dell’Ira

Una joint-ventures tra boss di ’ndrangheta della Locride e imprenditori spagnoli. Un articolato intreccio di società italiane e straniere finalizzato alla realizzazione di complessi immobiliari destinati al settore turistico-residenziale. Nel ricostruire la filieria societaria italo-spagnola, la Guardia di Finanza ha accertato che gli investimenti milionari erano il frutto della strategia messa in atto dalle ’ndrine Morabito di Africo e Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, potendo contare anche su funzionari comunali infedeli (Francesco Sculli, tecnico del Comune di di Bruzzano Zeffirio e padre di Giuseppe, ex calciatore di Crotone, Messina, Lazio Genoa e oggi al Pescara) e pronti a “mettersi a disposizione" dei boss. Esisteva, in sostanza, un “centro d’interesse occulto” in grado di controllare il frutto di colossali investimenti in splendide località del litorale jonico reggino (Bruzzano, Brancaleone, Bianco, Riace, Caulonia), ma anche di Catanzaro (Isca sullo Jonio) e Vibo Valentia (Parghelia- Tropea). Quasi non bastasse uno scenario al limite dell'immaginabile, l’inchiesta coordinata dalla Dda reggina, ha documentato come nel lucroso affare vi fosse inserito anche Henry James Fitzsimons, un sessantaquattrenne che un tempo era considerato da Scotland Yard vicino all’Ira, l’organizzazione terroristica irlandese. Dopo aver scontato una condanna a 15 anni nelle prigioni di Sua Maestà britannica, Fitzsimons aveva trovato–secondo gli inquirenti – proprio nel rapporto con le organizzazioni criminali calabresi, grazie a un noto imprenditore campane, il modo per reimpiegare le ingenti somme di denaro in suo possesso. L’indagi – ne sviluppata dalla Fiamme Gialle, con il coordinamento del procuratore aggiunto Nicola Gratteri e i sostituti Maria Luisa Miranda e Paolo Sirleo, ha confermato l’esistenza di una “imprenditoria ’ndranghetista” in grado di allungare i tentacoli su grosse fette di mercato, un modo di “fare mafia” dove non si spara e non si uccide, ma si creano vincoli di affiliazione derivante da un’unica matrice: il denaro e l’ingiusto arricchimento inquinando il mondo dell’imprenditoria e dell’econo – mia legale. Con l'’perazione “Me – tropolis”, scattata all'alba di ieri, i finanzieri del nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria, dello Scico di Roma e del gruppo di Locri, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Massimo Minniti a carico di 20 accusati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valore e reimpiego di capitali illeciti. Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili, società e villaggi turistici per un valore complessivo di circa 450 milioni di euro. Contemporaneamente sono state seguite decine di perquisizioni in abitazioni e uffici in Italia e all’estero, compreso uno studio legale con sedi a Palermo e Londra. I particolari dell’operazione sono stati forniti in conferenza stampa dal procuratore facente funzioni Ottavio Sferlazza, dall’aggiunto Nicola Gratteri, dal comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Claudio Petrozziello, dal vice comandante dello Scico colonnello Giuseppe Pisano, dal tenente colonnello Domenico Napolitano, dai maggiori Marco Sorrentino e Ferdinando Mazzacuva. Le investigazioni hanno consentito di accertare come le cosche con a capo Rocco Aquino e Rocco Morabito, figlio di Giuseppe “Tira – dritto”patriarca della ’ndranghe – ta, attraverso una rete di società italiane ed estere, fossero riuscite a garantirsi gestione, controllo e realizzazione di decine di complessi immobiliari turistico-residenziali nelle più belle aree balneari della Calabria. L'input investigativo era venuto dai risultati di un controllo passeggeri (effettuato nel 2008 da un reparto delle Fiamme Gialle di Bari), che lasciavano ipotizzare un coinvolgimento di soggetti legati alla ’ndrangheta nella costruzione di un complesso turistico-alberghiero, riconducibile alla “Me – tropolis 2007 Srl”. Allargando lo spettro investigativo alla gestione di numerosi complessi turistico- residenziali in Calabria è emerso l’intreccio trasversale di interessi tra le potenti famiglie di ’ndrangheta Morabito-Aquino e importanti imprenditori spagnoli. Tassello dopo tassello i finanzieri hanno ricostruito il puzzle dei ramificati investimenti. L’in – chiesta ha confermato come le cosche continuino a conseguire ingiusti vantaggi e illeciti profitti attraverso un controllo del territorio di competenza e delle attivi-tà economiche e produttive. Nello stesso tempo la ’ndrangheta si muove per creare consenso sociale, mediante l’assunzione di maestranze locali e la creazione di un indotto commerciale con l’arrivo di facoltosi stranieri, principali acquirenti degli immobili realizzati, tale da favorire una maggiore accettazione sul territorio della presenza delle organizzazioni criminali. Dalle carte dell’operazione “Metropolis” tracima l’immagine di una ’ndrangheta internazionale e moderna, con una struttura articolata e complessa, con un’attitu – dine colonizzatrice ed espansionistica, in linea con le vere e proprie holding economiche e finanziarie mondiali. Una realtà criminale che ha raggiunto la massima efficienza operativa anche a livello mondiale e con una leadership conquistata grazie ad una affidabilità personale ed economica ormai consolidate nel tempo.
Paolo Toscano

 

INDAGATI E BENI SEQUESTRATI
COLPITI DA MISURA CAUTELARE
1) Rocco Aquino, 53 anni, Marina di Gioiosa Jonica
2) Francesco Arcadi, 47 anni, Sant’Agata del Bianco
3) Domingo Bernal Diaz, 49 anni, cittadino spagnolo
4) Giuseppe Carrozza, 35 anni, Locri
5) Antonio Cuppari, 49 anni, Brancaleone
6) Hanry James Fitzsimons, 64 anni, Belfast (Irlanda del Nord)
7) Sagredo Jorge Pablo Lamberti, 43 anni Buenos Aires (Argentina)
8) Rocco Morabito, 53 anni, Africo (già detenuto)
9) Domenico Antonio Muccari, 42 anni, Isca sullo Jonio
10) Antonio Raimondo, 44 anni, Isca sullo Jonio
11) Daniele Scipione, 35 anni, Bovalino
12) Francesco Sculli, 68 anni, Bruzzano Zeffirio
13) Francesco Strangio, 60 anni, San Luca
14) Fausto Ottavio Strangio, 50 anni, San Luca, residente a Bianco
15) Sebastiano Sisto Strangio, 58 anni, San Luca
16) Domenico Vallone, 49 anni, Sant’Agata del Bianco
17) Antonio Velardo, 36 anni, Pompei (Napoli)
18) Bruno Verdiglione, 55 anni, Caulonia
19) Domenico Vitale, 39 anni, Brancaleone
20) Sebastiano Vottari, 38 anni, San Luca
RISULTANO INDAGATI
21) Domenico Aquino, 40 anni, Marina di Gioiosa Jonica
22) Nicola Rocco Aquino, 64 anni, Marina di Gioiosa Jonica
BENI SOTTOPOSTI A SEQUESTRO PREVENTIVO
Capitale sociale, quote e patrimonio delle aziende
Metropolis 2007 Srl con sede a Bianco
Cagimm Sas di Scipione Daniele & C. con sede a Bovalino
Corsilope Italia Srl con sede a Reggio Calabria
Bella Calabria 2005 Srl con sede a Bianco
Bc Immobiliare Srl con sede a Bianco
Isca Dream Srl con sede a Isca sullo Jonio
Lagano Costruzioni Srl con sede a Isca sullo Jonio
Fair Properties Srl con sede a Caulonia
Vdb Immobiliare Srl con sede a Caulonia
Rdv Srl con sede a Roma
Veco Costruzioni Srl con sede a Roma
F. & C. Srl con sede a Brancaleone
Capitale sociale, quote e patrimonio dei villaggi turistici
Palm View (Bruzzano Zeffirio)
The Sands (Brancaleone)
Marasusa (Parghelia-Tropea)
San Rocco 1 (Bianco)
Residence Vittoria (Bianco)
Stignano Mare (Stignano Mare)
Isca Calabretta (Isca sullo Jonio)
Isca Fortunata (Isca sullo Jonio)
Isca Allegra (Isca sullo Jonio)
San Rocco 2 (Isca sullo Jonio)
Amusa Mare (Caulonia)
Amusa Residential (Caulonia)
Vista Montagna (Caulonia)
Chiara (Bianco)
Gioiello del mare (Brancaleone)
 

Commento (1)

Domenico9 marzo 2014 alle 20:40

Aggiornamento Notizia:

Operazione Metropolis, Nicola Rocco e Domenico Aquino prosciolti dalle accuse

 

Nicola Rocco Aquino e Domenico Aquino, indagati nell’ambito dell’operazione Metropolis, sono stati prosciolti su decisione del Gup distrettuale, poiché giudicati estranei alle accuse di intestazione fittizia contestate dalla procura distrettuale di Reggio Calabria.

 

Rocco Aquino era ritenuto essere il socio occulto e amministratore di fatto delle società Isca Dream Srl e Lagano Costruzioni Srl di Isca sullo Ionio, che avrebbe fittiziamente intestato alla società Immobiliare Costruzioni Turistiche Srl, secondo l’accusa, la titolarità del complesso residenziale “Amusa Mare” e “Amusa Mare Residential” di Caulonia Marina.

 

Domenico Aquino, invece, era stato coinvolto nell’inchiesta, perché l’accusa aveva ipotizzato che le quote sociali della Isca Dream Srl potessero essere utilizzate per favorire una presunta intestazione fittizia riconducibile a Rocco Nicola Acquino e al nipote.

 

Il legale dei due, Francesco Mazzaferro, ha effettuato un’ampia indagine difensiva, dimostrando – attraverso una copiosa documentazione – che non era stata interposta nessuna società o bene in maniera fittizia, anche alla luce del fatto che le ditte fornitrici della società Lagano Costruzioni srl sarebbero state concorrenti a quelle riconducibili ai prossimi congiunti dei due Aquino. Il Gup ha così disposto il non luogo a procedere e Rocco e Domenico Aquino che sono stati così ritenuti estranei completamente alle ipotesi di reato.

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