Morosini annuncia che c’è perdono anche per gli affiliati alla ’ndrangheta

Al Santuario di Polsi il vescovo Morosini annuncia che c’è perdono anche per gli affiliati alla ’ndrangheta, anche se non a buon mercato. Poi attacca i giornalisti: “Non ci lasceremo intimorire dalla stampa” La Chiesa perdona tutti, anche i mafiosi, ma la conversione deve essere autentica. E’ fermo nelle sue parole mons. Giuseppe Fiorini Morosini, pastore della diocesi di Locri-Gerace, dalla Festa della Madonna della Montagna a Polsi luogo divenuto tristemente famoso per i summit che, secondo diverse inchieste della magistratura, le cosche di ‘ndrangheta del reggino vi tenevano in coincidenza della festa per decidere strategie e affari. Il tema è quello della redenzione. E davanti a migliaia di pellegrini giunti da tutta la regione e anche dalla Sicilia da alcuni giorni sui contrafforti aspromontani, non lontano da San Luca, il presule, prima dello scambio del segno della pace, impugna il microfono per sottolineare con forza alcuni concetti. “Certa stampa – dice Morosini – ha esaurito le sue cartucce accusando la Chiesa di tacere dinanzi ai problemi della ‘ndrangheta e sostenendo che se essa prolifica è perché la Chiesa tace. Hanno finito di dire questo. Si sono caricati di altre cartucce e adesso dicono: la ‘ndrangheta, la mafia, la delinquenza organizzata prolificano perche la Chiesa annuncia un perdono facile. Noi siamo seguaci di Cristo e, quindi, diciamo che c’è perdono per tutti. Certamente il perdono non viene dato a buon mercato. Non sono le tre Ave Maria che ci rimettono i peccati”. Applausi per i passaggi più vibranti dell’intervento fuori omelia nell’anfiteatro davanti al santuario. “E non abbiamo paura, noi sacerdoti, di annunciare questo perdono – ha aggiunto il presule – e non ci lasceremo intimorire dalla stampa che aspetta da noi solo parole di disprezzo che non diremo mai, mai, mai. Noi, come ha fatto Cristo, chiameremo tutti alla conversione. Certamente prima di alzare la mano e dire ti sono perdonati i tuoi peccati, faremo e diremo come Gesù: cambia vita, convertiti. E solo quando avremo la garanzia del cuore convertito, diremo i peccati ti sono perdonati anche se poi devi saldare il conto con la giustizia terrena, che è cosa diversa dal perdono cristiano e dalla riconciliazione con Dio”. In migliaia i pellegrini – e tra questi anche rappresentanti istituzionali e politici – hanno partecipato alla celebrazione che si è conclusa con la tradizionale processione e la consegna ai giovani della Croce che, come ricorda il rettore del santuario, don Pino Strangio “è simbolo di salvezza e di resurrezione”. Giovani, famiglie e tanti anziani, alcuni con decine e decine di pellegrinaggi alle spalle per due giorni hanno vissuto intensamente, com’è consuetudine secolare, momenti di raccoglimento ma anche sprazzi di festa, cimentandosi nel ballo al suono incessante di tamburelli e organetti. Nell’omelia il vescovo che ha più volte ribadito come questo luogo non possa essere ritenuto “covo delle cosche”, si è rivolto proprio ai fedeli: “Polsi è già se stessa perché Polsi siete voi e la vostra fede, che non vogliamo barattare con le fredde elucubrazioni della ragione, che non sempre danno forza e coraggio alla vita. Portate da questo santuario le bellissima esperienza di fede e fiducia in Dio. Raccontate alla gente la gioia e la pace che qui si sperimentano, la forza che si ottiene per riprendere il cammino della vita”.

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