Milone di Crotone

Milone di Crotone, Kroton allora, visse nella seconda metà del VI° secolo a.c., era un grande atleta della Magna Grecia, celebre nell’antichità per le numerose vittorie riportate nei giochi pubblici, considerate le Olimpiadi attuali. Questo grande atleta vinse 87 medaglie d’oro, chiaramente in più discipline sportive. Era anche un grande condottiero, ha guidato Crotone alla vittoria contro Sibari (510 a.c.). Il suo dominio assoluto di atleta durò per 20 anni e rimase pugile imbattuto.
 
Nella città di Crotone, nacquero i miei primi due fratelli, Salvatore (Rino) ed Adriano, poi mio padre di ritorno dall’Africa (Mogadiscio capitale della Somalia), si ammalò di meba, questa malattia comportava continue sciolte corporali incontrollabili. Questa sua malattia era considerata una invalidità, prima di partire in guerra, lavorava alla Montecatini di Crotone, quando al rientro da Mogadiscio si accorse che non poteva più svolgere quel lavoro, decise (unitamente a mia madre ed i due fratelli) di rientrare nel suo paese natio a San Sostene. Il primo fratello nato a San Sostene è stato Edoardo poi io ecc. ecc.
 
Ogni tanto si dilettava – come tutti i genitori – a raccontare qualche storiella, io ne andavo molto fiero e come notate alcune me le ricordo benissimo e quindi le riporto sulla carta stampata. Una di queste che mi affascinava moltissimo era Milone, il leggendario eroe sportivo e condottiero, la fama di quest’uomo aleggiava in varie parti del mondo, ogni nazione allenava i propri atleti affinché Milone fosse sconfitto, ogni tanto qualcuno partiva da qualche posto dimenticato dal mondo civile per portare la sfida a quest’invincibile atleta che era Milone. Un giorno un uomo forzuto e robusto si presentò a Crotone per sfidare Milone a lotta libera, andò a bussare alla porta di Milone, andò ad aprirgli sua madre e disse a quest’uomo: cosa cercate buonuomo, egli rispose: abita qui Milone? Si! Rispose la madre ma attualmente non c’è, si trova fuori Crotone, peccato disse quest’uomo ero venuto da molto lontano per sfidarlo. La donna vide che quest’uomo era stanco e lacero dal lungo viaggio intrapreso e gli disse: prego accomodatevi, avrete sete e fame; l’individuo si accomodò e sapendo con quali onori veniva trattato l’ospite, si sedette a tavola e la donna prese del companatico per rifocillarlo, prese anche il pane (pizzàta da noi) di 2 chilogrammi che dura per un mese, senza prendere alcun coltello la donna gliene spezzò un pezzo e glielo fece mangiare, all’uomo non sfuggi quel particolare, notare una donna che spezza il pane in quella maniera è alquanto strano e possiede una forza non comune. Lo sfidante quando finì di
rifocillarsi, ringraziò la donna e le disse: la ringrazio tanto per la sua ospitalità, quando suo figlio giungerà a Crotone gli dica pure che non ho intenzione di sfidarlo. L’uomo ebbe un pensiero molto saggio: se questa donna spezza il pane con una facilità impressionante, figuriamoci suo figlio che forza può avere!
Dopo questo fatto leggendario, mi va di scrivere una vera storia che capitò a mio padre durante la guerra a Mogadiscio, egli era caporal maggiore come soldato infermiere, oltre all’incarico istituzionale a curare i soldati, andava a curare anche i vari indigeni delle molteplici tribù, era molto benvoluto in queste tribù a partire dal capo tribù (Ras) ai vari indigeni. Un giorno, al ritorno da un villaggio dove aveva prestato delle cure a dei malati, era stanco e sfinito e su un albero di banane si accorse che vari caschi di banane lo invitavano a mangiarle, era affamato ed assetato e quindi salì su quest’albero per raccogliere le banane, era lì tranquillo a staccare questi caschi, ad un tratto una forte scossa dell’alberò lo destò, accorgendosi del pericolo che stava andando incontro. Un grosso coccodrillo si accorse di mio padre sull’albero e con la coda dava enormi scossoni all’albero con la speranza che il boccone a lui prelibato cascasse dal banano nel lago, a questo punto mio padre si sentiva perso, il tempo trascorreva veloce ed il coccodrillo stava vincendo la sua battaglia, lui si teneva stretto sull’albero ma l’albero stava cedendo. Quando tutto sembrava perso, un indigeno che lui conosceva, stava passando dal luogo col suo asino, stava rientrando nel suo villaggio e quando vide questo tragico spettacolo, quest’anziano si fermò e disse a mio padre: Luigi stai calmo e stai fermo ci penso io a tirarti fuori dai guai! Voi lettori non potete immaginare cosa fece! Tolse tutti i paramenti al suo asino, lo avvicinò verso lo stagno dove stava il coccodrillo e glielo buttò dentro, il coccodrillo abbandonò la precedente preda ed andò di corsa a raggiungere il nuovo e più sicuro boccone. L’indigeno gli disse a mio padre: forza Luigi questo è il momento di scendere dal banano e toccare terra.
Qual è la straordinaria morale di questo fatto, l’amicizia, l’enorme rispetto verso mio padre ed il grande cuore di un uomo poverissimo che come ricchezza aveva soltanto l’asino. Mi domando, quanta gente avrebbe agito in quella maniera? Questi fatti ci devono aiutare a meditare e ritornare al romanticismo, mettere nell’oblio l’invidia, la cattiveria ed il senso opportunistico che la gente moderna possiede con tanta facilità e tanta spregiudicatezza.
 
San Sostene, 12 agosto 1985
  
L’autore: Gregorino Capano

Aggiungi un commento

Vostro Commento