Mille euro per pagare gli avvocati agli uomini del clan

MONTEPAONE Mille euro per aiutare economicamente gli affiliati al clan detenuti. È questa la richiesta estorsiva rivolta a due fratelli, proprietari di un bar di Soverato, che hanno, però, avuto il coraggio di denunciare tutto ai carabinieri. Così questa mattina è stato tratto in arresto l’imprenditore Salvatore Pannia, 46 anni, di Montepaone con l’accusa di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Nell’inchiesta sono indagate per trasferimento fraudolento di beni altre otto persone, familiari di Pannia. I finanzieri del Gico di Catanzaro ed i carabinieri della Compagnia di Soverato oltre ad arrestare Pannia hanno sequestro beni immobili per un valore di 3 milioni di beni. Tra il patrimonio riconducibile a Pannia c’é anche il night club “Arabesk”, unica struttura del genere in provincia di
Catanzaro.
Durante la perquisizione a casa dell’imprenditore i carabinieri hanno rinvenuto del materiale ritenuto “interessante”. Sul frigorifero dell’abitazione c’era, infatti, un’immagine della Madonna di Polsi, mentre alle pareti era appeso un quadro raffigurante cinque persone con la dedica “riposate in pace, vi voglio bene”. Gli investigatori sono riusciti a riconoscere in quelle immagini i volti di Vittorio Sia, Damiano e Salvatore Vallelunga e Agostino Procopio, tutti deceduti nella sanguinosa faida, terminata dopo i numerosi arresti effettuati, tra il gruppo Sia-Procopio-Tripodi e il clan Gallace. Per gli inquirenti Pannia sarebbe intraneo al “locale” di Soverato. Di recente sua figlia ha sposato in carcere Vincenzo Bertucci, arrestato nei mesi scorsi proprio perché ritenuto affiliato alla cosca Sia. Per il gip che ha firmato l’ordine di arresto dell’imprenditore di Montepaone non sarebbero emersi elementi certi circa la sua appartenenza. Anzi «non può escludersi l’ipotesi alternativa di una sua iniziativa autonoma (o, anche, in ipotesi, avallata dai membri ancora operativi della cosca come male minore rispetto a quello di lasciare campo libero a qualche rappresentante dei potenti Gallace di Guardavalle), di imporsi, approfittando dell’attuale vuoto di potere, nella medesima area territoriale (segnatamente, nella zona di Soverato e di Montepaone) come punto di riferimento autonomo della delinquenza locale». Quel che appare certo è «una personalità di un certo spessore, una indubbia inclinazione alla prepotenza ed una propensione ad alterare le regole ed i meccanismi della libera concorrenza».
A incastrare Pannia sono stati i proprietari di un bar, due fratelli che non solo hanno denunciato la richiesta dell’imprenditore ma che hanno registrato con un telefonino la conversazione. L’uomo si è presentato alle due vittime chiedendo mille euro accennando alla necessità di aiutare qualcuno che aveva bisogno perché doveva affrontare delle spese legali: «Per qualcuno che ha bisogno in questo momento …perché abbiamo qualcuno che ha qualche avvocato …». Davanti alle resistenze l’indagato si sarebbe fatto più esplicito: «…ragazzi, capitemi bene … io non so se voi sapete com’è la situazione. La situazione è quella che è, non vi devo dire niente, ché voi siete bravi, intraprendenti, sapete come funziona e tutto …purtroppo. Adesso c’è bisogno … ». Per il gip questa frase sarebbe «un’allusione chiara alle regole, tipicamente mafiose, di assoggettamento degli operatori commerciali alle organizzazioni criminali della zona e, dunque, alla necessità di assecondare le loro richieste».
I particolari delle indagini sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il procuratore di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo e il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Entrambi si sono complimentati con gli uomini della guardia di finanza e i militari della Compagnia di Soverato per gli importanti risultati raggiunti.

g. maz

da il Corriere della Calabria

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