L’arcivescovo Bertolone invita le parrocchie a gesti concreti di carità

Dopo aver riflettuto sul tema della speranza e della fede, l’arcive – scovo Vincenzo Bertolone ha consegnato alla comunità ecclesiale la terza lettera sulle opere di misericordia. Una lettura teologico- pastorale sull’amore scandita da citazioni e riferimenti di carattere biblico, cristologico, patristico, ascetico, letterario, filosofico e antropologico. “L’amore che move il sole e l’altre stelle, cardine della vita cristiana” per Bertolone «non è in comandamento nel senso imposto da fuori, ma un’esigenza connaturata al cuore e all’animo di ciascuno di noi. All’amore si cede con l’amore, all’amore si cede amando, non accollandosi un peso. Nei quattro capitoli della lettera emergono in rassegna le quattordici opere di misericordia corporale e spirituale attraverso immagini di memoria cristiana tratte dalla Sacra Scrittura, che aiutano a leggere la misericordia di Dio nella storia dell’umanità. Il pastore invita la comunità ad un itinerario di formazione, sapendo bene che dall’unico albero della luce e dell’amore che è Dio, dalla Parola e dallo Spirito, agenti ed operanti nella Chiesa, si diffondono le molte luci che devono riflettersi nell’unica luce, che è data da Dio, per mezzo di Gesù, nello Spirito e nell’unica Chiesa. Mons. Bertolone evidenzia che la vera povertà è quella spirituale, quando non si nutre l’anima d’amore, perdono e gioia. «Realizza l’arte delle misericordia – scrive – che poi è traduzione pratica dell’amore, chi non lascia mancare innanzitutto a se stesso almeno l’elemosina del cuore e l’attenzione alle condizioni spirituali dell’altro». Si percepisce dalle parole di Bertolone che senza immergersi nell’amore eterno del Signore, la terra diviene la nostra tomba. Chi vuole la rinascita dell’uomo deve ripartire dalla fede che è chiamata ad alimentarsi di Parola, di sacramenti, di comunione ecclesiale. Del resto, alla santità ci si educa, ci si forma, per la santità bisogna combattere la più dura delle battaglie: quella contro il vizio e il peccato che albergano nel cuore dell’uomo. Ma come afferrare l’umanità di Cristo? A questo interrogativo mons. Bertolone evidenzia con fermezza il bisogno di vivere concretamente la pagina evangelica delle beatitudini che dipingono il volto di Gesù e ne descrivono la carità. «Come chiesa diocesana – scrive il vescovo –dobbiamo non solo far riscoprire il fascino delle beatitudini, ma dobbiamo anche, quale comunità di discepoli, annunciarle con la testimonianza della vita, nella sofferenza e nelle misteriosa gioia di chi ha scelto di seguire Gesù fino all’estremo dono di sé, senza esiti e senza tergiversazioni: la carità non ha ore». Al termine della lettera mons. Bertolone invita le parrocchie a gesti concreti di carità rivolte agli Giuseppe Antonio Salerno e Ugo Cantoni ultimi. 
Giovanni Scarpino

dalla Gazzetta del Sud del 17 Ottobre 2013

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