l’Alaca (o Alaco) inquinato

Acqua inquinata per 400mila calabresi
“Un sistema idrico da terzo mondo”

La sponda del lago Alaco
Dall’invaso dell’Alaco arriva agli abitanti di 88 comuni, un liquido sporco, fetido, carico di malattie. Sigillati 57 impianti, sotto sequestro praticamente l’intera filiera idrica del vibonese. Ventisei indagati tra amministratori e tecnici. Ma per la regione Calabria, l’acqua è potabileVIBO VALENTIA – Ci sono giorni che è marrone chiara, altri di uno strano rosso ruggine. Non la beve più nessuno da mesi, chi può non la usa neppure per lavarsi, ma dai rubinetti non esce altro. E’ acqua sporca, marcia, fetida. Corre dall’invaso della diga dell’Alaco in provincia di Vibo Valentia e arriva nei serbatoi di 88 comuni della Calabria centrale. E’ l’unica dotazione idrica per 400 mila persone che ci devono fare i conti ogni ogni giorno. Acqua avvelenata e malanni, impianti idrici da terzo mondo e infezioni, depurazione taroccata e l’ombra di danni alla salute.

Lo scorso 17 maggio, la Procura di Vibo Valentia, dopo montagne di denunce si è mossa in due direzioni. L’ufficio diretto dal procuratore Mario Spagnuolo ha fatto mettere i sigilli a ben 57 apparati idrici. In pratica è finita sotto sequestro tutta la filiera idrica del territorio vibonese e di parte di quella catanzarese. Dall’Alaco alle reti che raggiungono i comuni. Secondo l’inchiesta del sostituto Michele Sirgiovanni esistono responsabilità precise di chi doveva controllare e non l’ha fatto, e di tutti quelli che sapendo della situazione avrebbero omesso di lanciare l’allarme per tempo.

Per questo gli investigatori del Nas e del Reparto operativo dell’Arma, nel tempo hanno anche sequestrato interi faldoni di carte in diversi enti. I carabinieri si sono presentati alla Sorical (la società mista in cui la Regione è socio di maggioranza le che gestisce l’acqua in Calabria), nelle Asp di Vibo Valentia e Catanzaro e all’Arpacal (l’agenzia per l’ambiente della Calabria) e ovunque hanno preso documenti e notificato avvisi di garanzia. Ventisei indagati in tutto, tra cui spiccano i nomi dell’attuale sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, finito nell’inchiesta in qualità di ex presidente della Sorical, così come il presidente pro tempore del Cda, l’amministratore delegato e il direttore generale tecnico dell’azienda che aveva la gestione dell’invaso.

Indagato anche il direttore Arpacal del dipartimento di Vibo, i dirigenti dell’Asp e diversi sindaci. Il pm Michele Sirgiovanni, aveva a suo tempo avviato accertamenti a seguito di segnalazioni arrivate da diverse parti del terriotrio. Dopo i primi accertamenti Sirgiovanni è arrivato a scrivere delle “notevoli carenze igienico sanitarie e strutturali” che “non potevano non essere notate”. Per il magistrato “se i controlli fossero stati eseguiti in modo sistematico nel tempo, non si sarebbe giunti alla disastrosa situazione accertata dalla stessa Azienda sanitaria”.

Nella relazione del capitano dei carabinieri Giovanni Trifilò vennero messi nero su bianco particolari a tratti sconcertanti: “presenza di ruggine, escrementi ed animali”. Uno status figlio di una sostanziale “inadeguatezza dell’intero sistema di potabilizzazione dell’invaso dell’Alaco alle linee di adduzione e distruzione ai serbatoi di accumulo, alcuni dei quali gestiti dalla Sorical, altri direttamente dai Comuni interessati”.

Un quadro complessivo confermato dagli ultimi sopralluoghi eseguiti pochi giorni prima dell’emissione degli avvisi di garanzia sia nell’area vicina al bacino dell’Alaco che in alcuni serbatoi a valle dell’impianto stesso quali ad esempio il sedimentatore di Brognaturo, il serbatoio-ripartitore di Vallelonga, il campo pozzi di Gerocarne, sul cui retro passa la condotta dell’Alaco e, infine, il serbatoio sopraelevato di S. Angelo di Gerocarne.

Le associazioni ambientaliste e i movimenti dei cittadini, che sabato mattina sono scese nuovamente in piazza per chiedere un intervento radicale fotografano una situazione inquientante. Scrivono infatti: “La diga sull’Alaco ha rappresentato negli anni un caso esemplare di sprechi ed inefficienze: lavori infiniti, finanziamenti bloccati, interrogazioni parlamentari, carte sparite, costi lievitati a dismisura. Da quando poi la Sorical ha allungato i suoi tentacoli, a circa 400.000 persone in 88 comuni di tutta la Calabria è stato negato il diritto all’acqua, perché dai loro rubinetti scorre un liquido maleodorante ed infetto, pompato da un lago malato, ex discarica a cielo aperto mai realmente bonificata”.

Per questo chiedono la “chiusura definitiva della gestione Sorical, con la presentazione e la approvazione della nuova legge regionale di iniziativa popolare proposta dal coordinamento Acqua pubblica Bruno Arcuri e dismissione urgente del bacino artificiale dell’Alaco”.

A febbraio scorso la Regione Calabria ha fatto sapere che l’acqua dell’Alaco è sicura e potabile. L’allarme sarebbe insomma ingiustificato viste le “analisi svolte” dalle strutture regionali e dagli specialisti delle Asp. Nulla da temere insomma, anche se la gente continua a non fidarsi. E la ragione è semplice, dai rubinetti di diverse zone servite dalla diga l’acqua continua a scorrere sporca e maleodorante. L’acqua continua ad essere marcia.

Da la repubblica online:

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/03/24/news/acqua_inquinata_per_400mila_calabresi_un_sistema_idrico_da_terzo_mondo-55271871/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep-it%2F2013%2F03%2F24%2Fnews%2Falaco_il_lago_dei_veleni-55271944%2F

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