La scia di sangue sembra inarrestabile

 

Il Soveratese teatro di uno scontro feroce che non conosce confini né geografici né di interessi

Francesco Ranieri

Sant’Andrea Jonio
La morte era in agguato nel buio della notte che avvolgeva la campagna di San Sostene. Era appena uscito di casa Agostino Procopio, 31 anni, originario di Davoli. È stato freddato da una gragnuola di colpi di fucile calibro 12. È stato colpito e gravemente ferito a poca distanza dalla villa di famiglia, in località Lacco del piccolo centro del soveratese; è morto nel tragitto verso l’ospedale di Soverato, a bordo dell’auto del padre.
I sicari hanno atteso la vittima designata appostati nei pressi di una delle tante stradine che caratterizzano la località Lacco, nella zona della marina, un vero e proprio dedalo di viuzze per uscire dal quale è necessario avere almeno un buon senso dell’orientamento, oltre che una discreta conoscenza del territorio. L’esecuzione del piano omicida è stata spietata: Procopio, uscito in sella al suo maxiscooter, è stato raggiunto da diversi colpi di fucile (si ipotizza almeno sei), senza riuscire a trovare alcuna via di scampo. I sicari in pochissimo tempo hanno invece trovato la loro via di fuga, probabilmente servendosi di qualche stradina secondaria, lasciando a terra il giovane ormai moribondo. Attirati dai numerosi colpi di arma da fuoco esplosi – che, nel silenzio dell’aperta campagna, sono stati sentiti in tutte le abitazioni limitrofe – i suoi familiari sono usciti dalla villa e hanno cercato di trasportare rapidamente il giovane al pronto soccorso di Soverato, dove però è giunto ormai cadavere.
Le indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale e della Compagnia di Soverato guidata dal capitano Emanuele Leuzzi sono aperte ad ogni ipotesi, mentre la sezione scientifica dell’Arma ha effettuato durante la notte i rilievi sull’area interessata dal fatto. Si cerca, intanto, anche il mezzo utilizzato dai sicari per muoversi attorno al luogo del delitto.
Il fascicolo sull’omicidio è sul tavolo del sostituto procuratore della Repubblica Paolo Petrolo, anche se, probabilmente, passerà presto alla Direzione distrettuale antimafia, che si sta occupando dei numerosi delitti avvenuti nella zona. Tra l’altro, l’omicidio di Procopio è giunto nello stesso giorno in cui è stato ucciso a S. Andrea Jonio, lo scorso anno, Luciano Bonelli, il giovane di Isca freddato anche lui davanti casa. Gli inquirenti, a questo punto, potrebbero non discostarsi dalla pista tracciata dalla lunga serie di omicidi che ha insanguinato negli ultimi due anni il basso Jonio soveratese, cercando dunque di inquadrare l’omicidio del giovane nella "guerra" che pare ormai in atto per il controllo del territorio, dei traffici illeciti e delle spartizioni illegali di appalti pubblici. Una serie di motivazioni, del resto, non nuove negli ambienti criminali e che, se ben inquadrate, potrebbe contribuire a fornire elementi utili alle investigazioni.
Sotto esame degli investigatori, ovviamente, anche il ruolo di Agostino Procopio, che lascia la moglie e un bambino in tenerissima età. Un nucleo familiare che si era costituito da poco più di un anno e che viveva temporaneamente nell’abitazione paterna di Procopio – assieme alla madre e ad altri fratelli – in attesa di trasferirsi nella nuova casa in costruzione a Davoli. Ora, il corpo dell’uomo si trova nel reparto di Medicina legale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, dove, nei prossimi giorni, su disposizione dell’autorità giudiziaria, sarà sottoposto ad autopsia.
L’uomo – molto conosciuto nel comprensorio soveratese per via della sua passione calcistica (aveva infatti giocato da ottimo centravanti in diverse squadre locali ed era un dirigente dello Sporting Davoli) – lavorava come geometra nell’impresa di costruzioni di famiglia, impegnata di recente nella realizzazione di un grosso villaggio residenziale lungo la strada provinciale che collega il centro storico di San Sostene alla Marina, ed era figlio di Fiorito Procopio, già noto alle cronache giudiziarie. La vicinanza della sua famiglia (buoni, a quanto sembra, sarebbero stati i rapporti con Vittorio Sia, il presunto boss di Soverato ucciso nell’aprile scorso) con altre realtà della zona potrebbe in effetti essergli risultata fatale, anche se lui stesso aveva avuto alcune "scintille" con la giustizia, finendo sotto indagine in un’inchiesta sul traffico di sostanze stupefacenti. Inchiesta dalla quale comunque era uscito indenne, difatti era incensurato.
I precedenti
Il 14 luglio 2008viene ucciso a San Vittore Olona (Milano) il 67enne Carmelo Novella.
Il 12 agosto 2008nel porto di Badolato viene ucciso il 39enne Cosimo Ierinò.
Il 24 luglio 2009 muore a Sant’Andrea Jonio il 34enne Luciano Bonelli.
Il 27 settembre 2009 viene ucciso a Riace il 52enne Damiano Vallelunga
Il 16 gennaio 2010cade a Davoli il commerciante Pietro Chiefari, 51 anni.
Il 12 marzo 2010tocca a Domenico Chiefari, 67 anni, freddato a Guardavalle.
Il 22 aprile 2010a Soverato Superiore i killer pongono fine alla vita di Vittorio Sia, 51 anni.
Il 15 maggio 2010viene ucciso a Vallefiorita Giovanni Bruno, 42 anni.
L’11 giugno 2010a Gagliato vengono ammazzati i fratelli gemelli Nicola e Vito Grattà, 38 anni.

Il 15 giugno 2010a Brognaturo i killer ammazzano Salvatore Vallelunga, 51 anni, fratello di Damiano.

dalla gazzetta del Sud del 25 Luglio 2010

altri riferimenti: il Business

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