La risposta medica al virus dell’Hiv

Cosenza Il risultato della ricerca sarà presentato all’Unical

È stata scoperta da un calabrese la risposta medica al virus dell’Hiv
Il prof. Arnaldo Caruso ospite dell’ateneo insieme con l’americano Robert Gallo

 

Arcangelo Badolati
cosenza
Il genio calabrese. Non è vero che nei territori compresi tra la Sila e l’Aspromonte siano nati solo uomini vocati a compiere per il mondo opere malvage. Come non è vero che occorra vivere nei grandi paesi dell’Europa e dell’America per svolgere ricerche scientifiche d’altissimo livello. La storia che vi raccontiamo parla d’un cosentino dalla testa dura e d’una scoperta tutta italiana destinata a sconvolgere la comunità scientifica internazionale. All’UniCal, infatti, venerdì prossimo sarà presentata "p17", la nuova risposta della medicina contro l’Aids.
A presentare l’importante vaccino terapeutico, in procinto di essere sperimentato sull’uomo, e a fare il punto sulle nuove modalità di controllo della replicazione virale, saranno due luminari della medicina mondiale: il Prof. Robert Gallo, famoso virologo americano che ha dedicato gran parte della sua attività scientifica allo studio dell’Aids, e il Prof. Arnaldo Caruso cosentino doc, ordinario di Microbiologia nell’Università di Brescia, che ha coordinato l’innovativa attività di ricerca, interamente realizzata in Italia.
Il via libera alla "p17" è arrivato dall’Istituto superiore della sanità, dopo il superamento della fase preclinica, quella in cui la sostanza in procinto di essere sperimentata sull’uomo è stata prima sottoposta ad un lungo periodo di studio in laboratorio. La sostanza è risultata non tossica ed efficace, per cui è ora possibile iniziare la prima fase clinica. È stato Enrico Garaci, presidente dell’Istituto superiore di sanità, ad annunciare l’avvio della sperimentazione in un incontro scientifico presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Brescia. La sperimentazione di fase 1 sarà curata, per la ricerca, dal prof. Arnaldo Caruso, ordinario di microbiologia dell’Università e responsabile del reparto di Microbiologia Pediatrica degli Spedali Civili di Brescia e per la clinica dal Prof. Franco Baldelli, Direttore dell’istituto Malattie infettive dell’Università degli studi di Perugia.
«Studi effettuati dalla mia equipe – spiega Caruso – hanno chiaramente dimostrato come la proteina di matrice del virus Hiv, denominata "p17", viene rilasciata dalle cellule infette promuovendo la proliferazione del virus e la sua diffusione all’interno del nostro organismo. Il virus dopo aver legato la cellula bersaglio ed essere penetrato al suo interno, inizia a replicare. È a questo punto – continua Caruso – che la cellula infettata produce grandi quantità di proteine virali che, in parte, andranno a formare nuovi virus e, in parte, verranno rilasciate nel microambiente extracellulare. Fra queste vi è la "p17" che, interagendo con una molecola espressa sulla superficie di altre cellule bersaglio del virus Hiv, le attiva rendendole più suscettibili all’infezione e le predispone a sostenere una ottimale replicazione virale. Se questa proteina venisse a mancare – spiega ancora il Prof. Caruso – il virus troverebbe un numero nettamente inferiore di cellule attive e, quindi, capaci di sostenerne la replicazione. Una volta che il virus entra nell’organismo, vengono prodotti anticorpi verso zone non funzionali della "p17". La proteina "p17", infatti, ha un sito attivo molto specifico che non viene riconosciuto come immunogeno (sostanza in grado di provocare una risposta immune, ndr) dal sistema immunitario e, quindi, non attaccato da anticorpi».
In cosa consisterebbe quindi questa innovativa vaccinazione?
«Essa ha il ruolo di inoculare nel paziente già infetto dall’HIV la sola porzione attiva della "p17" resa immunogenica, cioè in grado di promuovere la formazione di specifici anticorpi, attraverso il legame con una proteina trasportatrice. La presenza degli anticorpi diretti verso la porzione funzionale della "p17" bloccherà l’attività biologica della proteina. Il risultato finale atteso – chiarisce il prof. Caruso – è quello di rallentare enormemente la capacità del virus di replicare e diffondersi nel nostro organismo. L’obiettivo finale della vaccinazione terapeutica è quindi la convivenza del nostro organismo con il virus dell’Aids, promuovendo quella condizione clinica, non nuova ad altre infezioni virali, che permette di definire il paziente con il termine di portatore sano».

La ricerca, che porta alla sperimentazione in fase 1 del vaccino terapeutico per bloccare l’attività biologica del virus Hiv, nasce da un’idea italiana ed è stata sviluppata interamente a Brescia. Gli studi clinici volti ad appurare la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino si svolgeranno, oltre che all’Istituto delle malattie Infettive dell’Università di Perugia, anche in altri tre centri a Milano, Torino e Brescia. Il lavoro di ricerca coordinato dal calabrese Caruso terrà dunque impegnati quattro atenei della Penisola. E presto tutto il resto del mondo. C’è di che andare fieri…

dalla Gazzetta del Sud del 30 agosto 2009

Aggiungi un commento

Vostro Commento