la Provincia ha deciso di ridare la gestione degli impianti ai comuni

Uno dei motivi per i quali la Provincia ha deciso di ridare la gestione degli impianti ai comuni è la somma accumulata in un solo anno di attività

Depurazione, quasi 3 milioni di euro di debito
Mancini: senza la sensibilità della mia Amministrazione il golfo di Squillace sarebbe un letamaio

 

Danilo Colacino
catanzaro
Quasi tre milioni di euro di debito, ma la cifra è approssimata di molto per difetto, accumulati in circa un anno costituiscono uno dei motivi, il principale, per cui la presidente Wanda Ferro ha posto i Comuni facenti parte dell’Ato della provincia di Catanzaro di fronte a una drastica scelta: riprendersi la gestione dei depuratori, ovvero andare verso il commissariamento. Una proposta che non ha entusiasmato la maggior parte dei sindaci presenti alla riunione tenutasi nei giorni scorsi nella sala consiliare di Palazzo di Vetro, ad eccezione di quelli che, Lamezia Terme e Soverato su tutti, rivendicano da tempo l’amministrazione degli impianti perché stanchi dei seri problemi verificatisi finora. Pure Catanzaro si è detta disponibile ad accollarsi nuovamente il controllo del proprio depuratore (peraltro detenuto fino a maggio 2008), anche se il vicesindaco Antonio Tassoni ha precisato: «Siamo pronti a qualsiasi soluzione, ma anche consapevoli che sarebbe egoistico non pensare a quanti avrebbero enormi difficoltà nel farsi carico di una gestione parecchio onerosa. Sarebbe forse più opportuno aggiornare l’assemblea a una data successiva alla convocazione di un tavolo tecnico al quale partecipi l’interlocutore istituzionale precipuo, ovvero la Regione, e le altre parti in causa».
Meno attendista, se così la si può definire, la posizione del primo cittadino di Soverato Raffaele Mancini: «Se non si pagano i servizi si arriva inevitabilmente al punto in cui ci troviamo adesso. So di pronunciare frasi forti, ma affermo che senza la sensibilità del mio Comune il Golfo di Squillace sarebbe un letamaio. Sono costretto a muovere un appunto ai colleghi di Montepaone, Stalettì, Gasperina, Davoli, Satriano, e San Sostene (consorziati nell’amministrazione congiunta del depuratore, ndr), che non si sono dimostrati puntuali nel versare le rate a loro spettanti in base agli accordi presi. Un atteggiamento che mi induce a essere categorico nel chiedere la gestione unica dell’impianto, alla quale potrei rinunciare solo nel caso in cui le altre amministrazioni garantiscano al tesoriere la corresponsione delle quote in arretrato e di quelle future. Altrimenti non se ne fa niente, considerato che non capisco perché i soveratesi debbano pagare un surplus di tasse per sopperire alle manchevolezze altrui. Non possiamo più tollerare di doverci sobbarcare le spese della rottura della condotta principale sull’Ancinale, che causa lo sversamento di rifiuti. Stesso discorso per il prosciugamento della laguna creata dal Beltrame, notevolmente ingrossato dalle recenti alluvioni. Ho già un contenzioso, relativo all’ubicazione del depuratore, col ministero dell’Ambiente e chiederò inoltre al giudice di staccare la corrente elettrica per eliminare un’altra voce di bilancio in uscita».
Sostanzialmente sulla stessa lunghezza d’onda di Mancini, seppur meno duro nei toni, il sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza: «Sono stanco, ormai, di affrontare l’argomento della depurazione e dello smaltimento dei rifiuti. Questioni rispetto alle quali in Calabria non si riesce a venirne a capo. Nella nostra realtà, purtroppo, c’è una logica dell’emergenza che si rinnova di continuo, formando un circolo vizioso. Ecco la ragione per cui comprendo il malumore di chi mi ha appena preceduto. Dal canto mio ho già stilato un protocollo d’intesa, che prevede un controllo condiviso, con Falerna, Curinga, Filadelfia, e Gizzeria. Un percorso obbligato per un’amministrazione comunale non più disposta a prendersi colpe non sue, sentendosi accusare di immobilismo o addirittura di incapacità nell’affrontare e risolvere i problemi. Un fatto inaccettabile, soprattutto in una terra nella quale, a parole, tanti hanno le ricette magiche in tasca. Interventi miracolosi che, in astratto, sono efficaci per porre rimedio a qualsiasi guasto, ma in concreto tutte da verificare».
A seguire gli interventi dei primi cittadini di Montepaone Massimo Rattà, di Santa Caterina dello Jonio Domenico Criniti, di Belcastro Ivan Ciacci, di Isca Pierfrancesco Mirarchi, di Conflenti Francesco Esposito, e di Nocera Terinese Luigi Ferlaino. Il perentorio aut-aut imposto dalla presidente dell’ente intermedio, come premesso, non ha riscosso l’apprezzamento della maggior parte dei sindaci, che pure hanno riconosciuto alla Ferro indubbi meriti nel lavoro svolto. Nonostante i tanti inconvenienti di ogni natura, qualche positivo passo in avanti lo si era fatto. Ma il capo di Palazzo di Vetro ha deciso di "gettare la spugna" per via del mancato sostegno della Regione.
«Già sul finire della scorsa legislatura – ha spiegato Wanda Ferro – era noto che il controllo dell’Ato sarebbe passato alla Province. Il conferimento della delega, però, non è stato accompagnato, come era lecito aspettarsi, dallo stanziamento di fondi adeguati per farsi carico delle ingenti spese da affrontare. Senza contare che ci è stata perfino negata la cessione di personale qualificato, il riferimento è ai dipendenti forestali, da impiegare in questo specifico settore. La logica conseguenza è stata quella che ben presto si è accumulata una considerevole massa debitoria, tale da non consentirmi di proseguire. Se lo facessi, sarei un’irrensponsabile. Un’amministratore pubblico che non guarderebbe in faccia alla realtà, procastinando a fini demagogici una decisione inevitabile».
«Sono sempre stata molto rispettosa – ha proseguito la presidente – di tutte le posizioni. Anche di quelle diametralmente opposte alle mie. Ma mi chiedo come sia possibile attendere ancora. Capisco le motivazioni che spingono il vicesindaco Tassoni a chiedere tempo, malgrado la disponibilità del Comune capoluogo a riprendersi in carico il proprio impianto, in un’ottica mutualistica. Ma anche se devo riconoscere l’equilibrio e il buon senso di questo suggerimento, faccio notare che ho partecipato a tante riunioni sul tema indette e presiedute dal governatore Agazio Loiero. Appuntamenti ai quali, di volta in volta, hanno partecipato gli assessori interessati in base alle rispettive competenze Diego Tommasi, Luigi Incarnato, e Silvio Greco. Nonostante le buone intenzioni di ognuno di loro, però, gli esiti sono stati fin qui assai deludenti. Le mie istanze non hanno mai trovato accoglimento. Non lo dico strumentalmente, magari perché sono di centrodestra. Identiche lamentele sono venute dai colleghi delle altre Province calabresi. Politici tutti appartenenti alla parte opposta a quella che rappresento».

«Allargando il discorso – ha concluso la Ferro – non devo essere io a ricordare che le eccezionali precipitazioni degli ultimi mesi hanno contribuito ad aumentare in maniera esponenziale il dissesto idrogeologico anche del nostro territorio. Alcuni fiumi sono improvvisamente diventati minacciosi per la popolazione, creando danni a molte infrastrutture. Questa amministrazione, al pari di altre, si è dovuta confrontare con una difficile situazione, dovendo anche fare i conti con la preoccupante spada di Damocle di eventuali conseguenze civili e penali in caso di malaugurate tragedie. È la ragione per cui sarebbe insensato non liberarsi di pesanti fardelli per la gestione dei quali non ci sono stati concessi gli strumenti necessari».

dalla Gazzetta del sud del 26 Febbraio 2009

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