La massoneria antidoto al 41bis

Nuovi intrecci emergono dalle carte dell’inchiesta della Dda reggina “Cent’anni di storia”

La massoneria antidoto al 41bis

Micciché si rivolge agli “incappucciati” per evitare il carcere duro al boss Piromalli

REGGIO CALABRIA – Aldo Miccichè, il faccendiere calabrese che vive in Venezuela e cura gli interessi della ‘ndrangheta, ne parlava con Antonio Piromalli, come di «quelli che possono risolvere il problema del maledetto 41 bis». Sebastiano Altomonte, accusato di mafia per le infiltrazioni nei lavori della «statale 106», ne spiegava alla figlia Orsola la gerarchia interna. Per il pm Luigi De Magistris «è la madre di tutti i mali calabresi». E prima ancora, se ne era occupato Agostino Cordova, il magistrato che negli anni ’90 aveva ricostruito «una mappa nazionale». E come un fiume carsico la massoneria scorre nelle viscere della Calabria. Riaffiora all’improvviso per poi inabissarsi ancora. Un fantasma che molti hanno sfiorato, senza riuscire a vederlo davvero. Eppure leggendo le carte e le cronache calabresi c’è. Lascia segni, tracce, orme che sistematicamente però vengono cancellate dal tempo. Come impronte sul bagnasciuga, in balia delle onde. L’ultimo di questi segni è possibile ritrovarlo nelle carte dell’inchiesta “Cent’anni di Storia” della Dda di Reggio Calabria. Il fermo che ha portato dietro le sbarre capi e gregari dei Piromalli, dei Molè e degli Alvaro ne è la testimonianza. Aldo Miccichè, latitante in Venezuela voleva risolvere il problema di Peppino Piromalli, il boss di Gioia Tauro da anni al carcere duro. Ne parlava per telefono con il figlio del boss, Antonio. Gli spiegava che per salvare “Peppino” dalla gogna del 41 bis, aveva già parlato con quelli di Mastella. Era possibilista, secondo lui, Francesco Borgomeo, della segreteria del ministro, e forse anche il capo di gabinetto, la Zerbetto: «che si occupa di queste cose», diceva il faccendiere. Un tentativo fallito, evidentemente. Tant’è che Micciché lo dice ad Antonio. Gli spiega: «Ho l’impressione però che non si riesce a manovrare bene … qua dovremo fare un altro tipo di rapporto e lo devo fare in Lombardia. Devo cercare di farlo tramite la massoneria .. ora vedo. Lascia fare a me». Non è l’unica telefonata di questo tenore. Il 10 novembre 2007 chiama di nuovo Antonio Piromalli e lo informa sullo stato dell’arte: «Ho cercato la strada della massoneria … per quanto riguarda eventualmente l’intervento di un giudice molto importante … e vediamo se va pure questa! Non so che fare più! Maledetto 41 bis!». Millanterie di un imbroglione da strapazzo? E’ possibile. Se così è però significa che la Calabria è piena di ciarlatani e furbetti di piccolo cabotaggio. Un altro potrebbe essere Sebastiano Altomonte, il sindacalista di Bova Marina. Arrestato il mese scorso nell’operazione “Bellu Lavuru”, dava lezioni di massoneria alla figlia, ignaro di essere ascoltato dagli investigatori. Spiegava il cerimoniale utilizzato dai massoni. «Si porta la cravatta nera, con il vestito nero devi andare e con la camicia bianca devi essere vestito e poi c’è una borsa proprio ..inc.. grande così….». Aggiungendo «no, si porta così perché il simbolo lo sai che è il triangolo il simbolo, poi c’è la pietra miliare, è squadrato diciamo ed è un organismo piramidale… eh, eh….». Era un fiume in piena Altomonte quando parlava dei propri “fratelli”: «… uno è il dottore Squillaci. E l’altro Cuppari, uno dei Cuppari». E «il dottore Ottavio Strangius pure; Pepè Nirta pure, quello di Palizzi il dottore, quello è mastro venerabile ..inc …. Lui e tutti i suoi fratelli, Mimmo e Ciccio ». Tutti “fratellini”, tutti amici, tutti pronti a farsi in quattro per i propri sodali. Sono tanti i massoni calabresi e lo si vede anche dai segni che lasciano in giro. «Ci sono un sacco di logge – deceva Altomonte – La mia loggia è a Bianco poi ci sono due logge a Siderno, una a Roccella altre due a Locri, ah ah, ce ne sono tre a Reggio, in tutta Italia ci sono 540 logge». Sono, ovunque. Appena eletta la prima giunta comunale di Reggio Calabria del dopo Italo Falcomatà, i massoni ebbero persino la loro pietra sul Lungomare reggino. Sulla più bella e frequentata strada della città fu piantato il monumento alla massoneria, caso unico in Italia. Nella versione originale c’erano il compasso e il triangolo. Poi quando partirono le polemiche contro il sindaco Giuseppe Scopelliti li fecero sparire. «Ma così monco e allusivo – ha scritto Curzio Maltese su “Repubblica” – il monumento risulta ancor più massone. Cento metri a destra e cento a sinistra, nei punti di maggior passaggio cittadino, si levano due inni di pietra al neofascismo. Il monumento ai «caduti del 1970», ai camerati del «boia chi molla» e l’anfiteatro dedicato al capo della rivolta, Ciccio Franco. E chi vuol capire, capisca ». Millanterie? Veleni? Forse. Reggio in mano ai “cappucci”, ma non solo. C’è un filo ben evidente che unisce la Calabria al resto d’Italia. Basta leggere cosa scrive di recente nelle cronache romane Carlo Picozza, altro giornalista di Repubblica. «Fino a dodici anni fa il nome di Antonio Palumbo, potente manager di ospedali e Asl, ora coinvolto nelle inchieste su "tangenti & sanità", era tra quelli dei “fratelli” del Grande Oriente d’Italia, la loggia più rappresentativa tra le circa ottanta che pullulano nel Paese. Poi sparì ufficialmente dagli elenchi degli affiliati, ma non morirono i suoi legami con i massoni. Fratelli organizzati in altre logge e loggette che annoverano medici, professori universitari, grand commis e professionisti. Uniti anche dal vincolo delle origini: la Calabria ». «Una lobby fortissima che è riuscita spesso a condizionare nomine e a pilotare appalti nella sanità, ora al centro dell’inchiesta del sostituto procuratore dell’ Antimafia, Giancarlo Capaldo, e del pm Giovanni Bombardieri. Sono le logge del policlinico Umberto I». E tra i nomi spuntano quelli di tanti “baroni calabresi”. Un legame fortissimo. Tanto più che Palumbo finì, fino alla data del sua arresto, a fare il direttore generale dell’ospedale di Catanzaro, su chiamata del presidente della Giunta, Agazio Loiero. Anche gli incarichi assegnati anni prima da Giuseppe Chiaravalloti si portavano dietro l’odore acre delle logge. Quando il pm Luigi De Magistris fece perquisire la casa romana del manager della depurazione Giovanbattista Papello, grande amico di Maurizio Gasparri, da un cassetto oltre ai numeri del conto corrente di An, spuntò fuori un grembiulino da massone. Dell’inchiesta Poseidone, non se ne parla più. De Magistris poi andò oltre teorizzando, nell’indagine “Why not”, la presenza di una loggia massonica detta “di San Marino”. Accuse che non riuscì a provare, come in altri casi, il fascicolo gli fu tolto. Un pazzo De Magistris? A sentire i suoi detrattori sì, la massoneria con il malaffare non c’entra niente. Lui continua a dire il contrario. Se il pm di Catanzaro fosse matto, allora bisognerebbe ricoverare alla neuro anche un altro paio di magistrati. A iniziare dall’allora sostituto procuratore della Repubblica di Palmi, Francesco Neri, che agli inizi degli anni ’90, con Cordova, portò avanti un’inchiesta su mafia e massoneria. Neri, raccontano le cronache dell’epoca di Pantaleone Sergi, «era entrato in possesso di notizie documentali sull’esistenza di massoni che per le attività o gli incarichi ricoperti (si parla di magistrati, di politici e di capibastone della ‘ndrangheta) non comparirebbero negli elenchi ufficiali, quelli resi disponibili alla polizia giudiziaria ». Tracce. Orme sulla sabbia cancellate dalla marea del tempo. A volte riaffiorano. Come accaduto in “Cent’anni di storia”, dove il solito Miccichè sperava nell’aiuto «di due magistrati reggini in pensione, ma ancora informati e potentissimi ». Un millantatore, forse. Certo capace di andare indietro nel tempo, di muoversi «a cavallo della storia».

da il quotidiano di Calabria del 28 Luglio 2008

Commenti (4)

saverio30 luglio 2008 alle 09:52

ecco spiegato l’allontanamento del de Magistris? quando, finalmente, ci sarà una legge che vieti le associazioni segrete? se un clandestino sbarca in Italia è un delinquente, se personaggi pubblici, legati l’un l’altro da patti segreti non democratici, quando non addirittura fuorilegge, si riuniscono per decidere i destini di una regione invece sono solo dei “bravi profesionisti”…

Jose Bonton Medellin Colombia2 ottobre 2008 alle 22:52

La differencia tra una sociedad per bene come la Unipol, davvero a disposicion del pueblo, del “pueblo che unido jamais sera’ vencido” ( y io soi de centrocentrocentrosin y no de sinistra pura, ma “el pueblo” es un termine nobilissimo, sin collocasion politica) y una mafiosa y fascia como la schifosa Banca Mafiolanum Nazistanum Camorranum Riciclanum Mediolanum dei fasci sovversivissimi Massimo Doris, Ennio Doris y Edoardo Lombardi. La Unipol remborsera’ el nominale delle polize hacide con la satanistona avidissima ex Lehman. I mafiosi de Banca Ndrangolanum, Delinquentanum, Malavitosanum, Assassinanum, Piduistonanum Mediolanum dei super corruttori Massimo Doris, Ennio Doris y Edoardo Lombardi no. I Doris: che i soldi li han fatti grazie a riciclaggio de danaro criminale mondiale a oceani, dividend washing a palate hacido con Lehman, non per niente ( vedi 1,99 pc de Generali che essi han acido nel 1999, por el quale el loro servuzzo Giulio Tremonti, predispose una sanatoria fiscale “ ad nazimafiose personam”) y schifosissimo abuso di mercato y manipolaciones dei corsi dello stesso, sistematicamente hacido contra todos los meiores antiBerlusconianos della Bolsa Italiana. Ma voi sapete, infatti, che al momento, Banca Narcoscolombianum, MicheleSindonanum, LicioGellionanum, AlCaponanum dei ladroni mostruosi Ennio Doris, Massimo Doris y Edoardo Lombardi, es indagata en mezzo mundo por aver riciclato quintali de dinero mafioso russo, thailandese, turco, italoamericano, siculo/calabro/campano, mas sudamericano? Googlate Banca Mediolanum Medellin Jose Bonton y leggerete. George W Bush hace de tutto para tener todo esso emboscado, para non imbarrazzae el scrofone de Arcor..leone Silvio Berlusconi, ma essa, es la verdad. Y el cerebro che de verdad comanda en Banca Goebbelsianum, Cocainonanum, Prostitutanum, Estortanum, sMazzettanum Mediolanum, dei massoni satanisti fasci Massimo Doris, Ennio Doris y Edoardo Lombardi, al momento, el pervertito toda “cocaine y orgie” Attilio Ventura ( porque infatti, indusse al suicidio 4 suoi ex dipendenti nella sua satanistissima ex Banca Leonardo, y che ora, cacciato dalla stessa, si e’ rifugiato, guarda caso, non per niente, tra altri super stra delinquenti como el, nel Board di Mafiaset Nazistset Mediaset;;;; como dicevano gli irlandesi 400 anni fa’? ” “i porci alla fine si ritrovano sempre nel porcile”; para mi, esso, es, in qs caso, un azzeccatissimo proverbio) intanto sta’ incitando i mafiosi “chiclefreak/freakout” gia non poco citati, de Banca Ladronanum, Scipponanum, Ciulasoldanum Mediolanum, I fregapeople Ennio Doris, Massimo Doris y Edoardo Lombardi, a non rimborsare nulla delle polize Lehman a nessuno. Che schifo i Berluscones, che assassini, che mafiosi, che nazisti, che luridi, che carogne, che puzzoni, che …..sia, revolucioooooooooooooooooooooo n
Jose Bonton Medellin Colombia
Ps 1 y outro incoraggiamento in qs senso de non rimborso, sta’ arrivando dal kapo di Assosim, el pappone corrottissino Piazza Affari, Michele Calzolari, Mussoliniano assoluto, massone satanista, ma membro dell’Opus Dei tambien, como dire, “meglio avere 23090930909409409 faccie y so, essere una serpe, un biscione como quello de Canale 5, y non un hombre; meglio esso, ma avendo padrini ovunque”.
Ps 2 Attencion, informacion importantissima, de stra verdad: l’ex donnaiolo, ex scandalo guy, ex cocainomane, ora un po’ meiorado, PIETRO TERENZIO said “Corso Bovio fu fatto assassinare da Silvio Berlusconi”. Googla a tal proposito, de stra verdad.
Silvio Berlusconi, si puo’ tirare giu. Ma via Walter Veltroni, “el moscioninciucione”, y dentro uno con le palle, focosissimo ( a meno che el Walter Veltroni mismo continui a picchiare, come stranamente, sta’, finalmente, facendo ultimamente). All’arembaggioooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

francesco4 settembre 2009 alle 23:44

de magistris ha solo spiato tutti.poiche non ha raccoloto prove su nessuno ha solo sprecato denaro dello stato per farsi un po di publicita . si tratta di una nuova forma di finanziamento pubblico per farsi propaganda elettorale . bravo a de magistris per aver preso per il culo i calabresi grazie ai quali va a scaldare la sedia al parlamento europe

Frank Di Cerbo New York21 gennaio 2010 alle 12:54

Uno dei piu’ prezzolati e schifosi complici di Banca Mafiolanum Camorranum Mediolanum e’ il riciclatore di cash della Ndrangheta milanese, Paolo Barrai di Mercato Libero, uno cacciato a calci in faccia da Citibank, in quanto nella stessa creava conti fittizi a favore dei criminalissimi Ennio Doris e Giorgio Pirovano di Banca Mediolanum, per far fare loro enormi dividend washing sul 1,99 per cento della Generali ( 1.99 pc, ovviamente, per fraudolentemente, direi, anzi, malavitosissimamente, evitare costosissime opa), nel 1999. Operazione per la quale, gli stessi mafiosi in cravatta Ennio Doris e Giorgio Pirovano di Banca CosaNostranum, StefanoBontadanum Mediolanum, sfiorarono la galera ( salvati da che? da primo scudo maiale e fiscale di Tremonti, o che caso, ooooo). E’ ora di fare una rivoluzione calientissima in Italia, e’ ora di far finire malissimo tutti i Berluscones. Frank Di Cerbo ( parente di chi caccio’ a sberle in faccia, ladrone Paolo Barrai, da Citibank)

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