La faida dei boschi ora è una questione di business

 

Un coordinamento tra le Prefetture per arginare un fenomeno che punta ai grandi appalti, al turismo e all’eolico

Tonio Licordari

Reggio Calabria
Nasce un coordinamento per mettere in campo una strategia di prevenzione col preciso obiettivo di arginare il dilagare della cosiddetta "faida dei boschi" che semina delitti e sconvolge la Calabria, soprattutto il Soveratese. Un vertice si è tenuto ieri alla Prefettura di Reggio che ha studiato il fenomeno mettendo a confronto le diverse esperienze e proposto una "terapia d’uro" affidata al coordinamento che vede impegnate le prefetture di Catanzaro, Cosenza e Vibo e i vertici delle Forze di Polizia delle tre province.
Dall’inizio di questa faida, cominciata nel 1997, sono una trentina gli omicidi. I due clan in conflitto (Vallelunga-Turrà da una parte ed Emanuele-Ciconte-Nardo dall’altra) hanno ripreso le ostilità per quella che gli inquirenti considerano la seconda fase della faida del 2007. In meno di tre anni il bilancio è inquietante: 21 omicidi (15 nel Catanzarese, 4 nel Reggino e 2 nel Vibonese) e un caso di lupara bianca. L’escalation in questo secondo tempo della guerra ha raggiunto momenti di spaventosa spavalderia criminale. Si arriva a uccidere persino nel vivo di una festa patronale (vedi l’assassinio di Damiano Vallelonga a Riace davanti alla chiesa di San Cosma e Damiano il 27 settembre del 2009), in una piazza (il boss Vittorio Sia è stato eliminato a colpi di kalashnikov a Soveraro Superiore nell’autunno del 2009) o addirittura sulla spiaggia affollata di bagnanti, sotto l’ombrellone, alla presenza dei congiunti (leggi l’uccisione di Ferdinando Rombolà nell’agosto scorso).
Un quadro sconvolgente. Ma se la prima parte della faida era esplosa per la conquista della supremazia di una vasta area montana tra le province di Catanzaro, Vibo e Reggio, in particolare delle Serre e della Vallata dello Stilaro, adesso gli obiettivi, secondo quanto comincia a emergere dalle indagini sono ben altri. Vittorio Puzo nel suo "Il Padrino" avrebbe scritto: è una questione di business. E che business! Ci sono in ballo, oltre al narcotraffico e all’usura, i grandi appalti che riguardano in particolare i lavori per l’ammodernamento della "106", la realizzazione della trasversale delle Serre, l’eolico che sta diventando, anche in Calabria, un affare in espansione sul quale la ‘ndrangheta ha già messo le mani. La recente vicenda, che ha coinvolto l’imprenditore di Alcamo Vito Nicastri sbarcato in Calabria appena dieci mesi fa e già "attrezzato" (secondo quanto hanno stabilito le indagini della Dia) per conquistare, partendo da Lamezia, il mercato dell’eolico in questa regione, è abbastanza eloquente. Non solo ma avrebbe, sempre secondo gli inquirenti, preso accordi con le ‘ndrine di Africo, San Luca e Platì. Tutto questo per confermare le giuste preoccupazioni emerse nel vertice reggino di ieri sul crescente interesse dei clan verso l’affare dell’eolico. Un affare al quale non intenderebbero rinunciare anche le cosche in guerra nella cosiddetta faida dei boschi.
Cosche che non restano certo nel chiuso del loro territorio. Il prefetto di Reggio, il dott. Luigi Varratta, al termine del vertice, ha detto: «Si teme che questa faida affaristica si estenda anche nelle altre due province calabresi. Per questo è giusto prevenire. Naturalmente ci ci si muove su due binari: la fase investigativa, condotta dalla Dda di Catanzaro e da quella di Reggio seguirà il proprio corso con l’obiettivo di stroncare il malaffare e di assicurare alla giustizia i responsabili. Il compito di questo coordinamento che è nato ieri è quello di prevenire. Si è concordato, infatti, per rendere ancora più incisiva l’azione di contrasto di rendere più stretto il circuito informativo tra i vari apparati preposti alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, compreso il Corpo forestale dello Stato. La novità riguarda la decisione di accentuare gli accessi amministrativi presso gli enti locali interessati, in particolare della Regione, nei cui uffici vengono rilasciate le autorizzazione per iniziative che attraggono l’interesse della ‘ndrangheta».

Al vertice di Reggio ieri erano presenti oltre ai tre prefetti (Luigi Varratta di Reggio, Giuseppina Di Rosa di Catanzaro e Luisa Latella di Vibo), i tre questori (Carmelo Casabona Rc, Vincenzo Roca Cz e Filippo Nicastro Vibo), i comandanti regionali e provinciali di carabinieri e Guardia di Finanza e del Corpo forestale dello Stato. Da questo comitato interforze è nato, quindi, un coordinamento, guidato dal dott. Luigi Varratta, il quale ha annunciato che «è opportuno allargare l’attività di questo nuovo organismo alle province di Cosenza e Crotone. E l’argomento sarà oggetto della prossima Conferenza regionale delle Autorità di Ps che convocherò a breve. Sarà un vertice che affronterà soprattutto il pericolo delle infiltrazioni delle ‘ndrangheta nel settore delle energie alternative».

dalla gazzetta del Sud d el 17 settembre 2010

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