invito alla lettura – “Un filo d’erba tra i sassi”

Satriano Monsignor Giancarlo Bregantini presenta il libro di don Mimmo Battaglia

Storie di autentiche sofferenze vissute in Calabria

 

"Un filo d’erba tra i sassi", fresco di stampa, tiene banco nelle librerie, dove è arrivato in silenzio, senza clamori, senza cerimonie ufficiali. Ma a presentarlo è una persona eccezionale, di grande fede e di spiccata apertura verso i diseredati, verso il sociale: Giancarlo Maria Bregantini, il vescovo prima di Locri e ora di Campobasso. L’autore silenzioso, ma incisiva ed efficace è la sua missione, è don Mimmo Battaglia, il «pretaccio», come lo chiama monsignor Bregantini, di Satriano. Un «pretaccio» che «colpisce perché ha raccolto il grido di centinaia di giovani, che sa amare, capire, ascoltare. Ma anche guidare con mano sicura». Nel libro scorrono le testimonianze dirette che don Mimmo ha incontrato e vissuto a contatto con un mondo di sofferenze, materiali e spirituali, non solo in Brasile, a Bogotà o in Honduras, ma anche in Calabria, a Catanzaro, a Satriano.
Sono tante storie di vita che s’intrecciano. Sono storie narrate in maniera stupenda perché al fondo di ognuna c’è quel filo d’erba che è la speranza, l’amore, la mano di Dio che accarezza un sofferente per indicargli la strada della vita, di quella vita che conta. E «la pozzanghera» di acqua putrida nella quale si riflette l’immagine sofferente e sprezzante di Marta alla fine, come una catarsi, riflette un lembo di cielo azzurro, che sa di liberazione da tutti i mali. «In ognuno di noi c’è un pezzo di cielo. E va difeso, scrive Don Mimmo, sempre. È lì che si nasconde il senso e il segreto della nostra dignità». "Un filo d’erba tra i sassi" con le sue storie insegna a guardarci intorno a non voler essere soli, a capire e lenire concretamente il dolore «perché il dolore è la grande scuola della vita».

«Per parte mia – conclude monsignor Bregantini – sono a ringraziare don Mimmo Battaglia, per i tanti esempi che mi ha dato. Per le tante volte che ho parlato ai suoi giovani, imparando molto dalle domande sofferte di quei ragazzi. Per la sua fede soprattutto; perché è la fede che cambia il mondo. Ma lo ringrazio anche per l’amore per la sua mamma, che cura e segue con particolare attenzione».

dalla Gazzetta del sud del 18 Settembre 2009

Ho un particolare ricordo di questo Sacerdote , che tengo gelosamente stretto nel cuore , e credo anche altri che alcuni anni fà hanno assistito alla Santa Messa di San Rocco , quando a celebrare c’èra proprio Don Mimmo Battaglia che , nel momento del Panegirico ( predica) ha si ricordato le gesta del nobilSanto e di come si sia dedicato agli appestati , ma ha poi illustrato gli appestati dei giorni nostri , raccontando storie vere , di persone abbandonate nella solitudine , persone maltrattate , coloro che vivono nella povertà , coloro che si rifugiano nella droga , coloro che cadendo nell’oblio hanno toccato il fondo e con l’aiuto di qualcuno sono riusciti a rinascere a vita nuova .
E’ stata una predica speciale , mai ho visto persone con le lacrime agli occhi ascoltando  una predica .
(Stefano)

 

Presentazione
 
“Un Filo d’erba tra i sassi”
 
 
Stupisce spesso vedere tra il grigiore del­l’asfalto spuntare un filo d’erba. Fragile e in­sieme tenacissimo, si può schiacciare senza fatica eppure con il suo vigore vince la durez­za della crosta.
Un filo d’erba è l’immagine che don Mim­mo Battaglia ha scelto per intitolare il suo bel libro di testimonianze. Un filo d’erba tra i sassi.
Un libro che diviene specchio di un cuore. Perché don Mimmo, che tantissimi di noi co­noscono per il suo zelo e passione con cui parla e opera, ha saputo trarre dalla sua vita gli insegnamenti più grandi e più fecondi.
Questo “pretaccio” colpisce. Perché ha rac­colto il grido di centinaia di giovani, che sa amare, capire, ascoltare. Ma anche guidare con mano forte.
Una rapina terrificante.
Derubato e ferito. In terra, mezzo morto, sui ciglio della strada
Simbolo di tanti ragazzi di oggi, lungo le nostre strade.
E Gesù, che ha scrutato per bene i nostri comportamenti, descrive con pennellate vi­vacissime le diverse reazioni di fronte al dramma.
Passa un prete e lo scansa. Anzi, passa dal­l’altra parte. Forse aveva un appuntamento liturgico, l’orologio correva, i tempi erano stretti e giustifica il suo rifiuto proprio per rendere lode a Dio.
Passa anche un levita, cioè un praticante, come tanti di noi, dalla comunione frequente, osservante, fedele e pio. Ma anche lui ha fret­ta, non ha tempo, ha mille cose da fare.
E passa un uomo lontanissimo dalla chie­sa, etnicamente ostile, che forse pratica scel­te poco esemplari. Ma quell’uomo
 
vede quei disgraziato ed il suo cuore si riempie di compassione; gli si fa vicino, ne fascia le ferite, vi ver­sa olio e vino come medicina immediata ma efficace, Poi lo carica sul suo asino, lo porta alla locanda e si prende cura di lui. Il giorno dopo non si crede appo­sto. Ma parla con i’albergatore, tira fuori due denari per assicurarsi la successiva attenzione, con l’impe­gno a saldare il tutto al suo ritorno!
Lucida la risposta di quel giovane: «Prossi­mo è stato chi ha avuto compassione di lui!».
Ebbene, questo libro è intessuto di quella compassione evangelica che è frutto non solo di cuore attento, ma soprattutto di fede gran­de. Perché in ogni volto sa scrutare e ricono­scere il volto stesso di Gesù, che passa accan­to a noi.
Ciò che cambia l’uomo non sono le nostre belle prediche, anche di me, vescovo. Ma è l’attenzione al dolore. Perché il dolore è la grande scuola della vita. Noi i discepoli, il dolore il maestro.
Per parte mia, nello scrivere queste cose, so­no a ringraziare don Mimmo Battaglia, per i tanti esempi che mi ha dato. Per le tante volte che ho parlato ai suoi giovani, imparando molto dalle domande sofferte di quei ragazzi.
Per la sua fede, soprattutto; perché è la fe­de che cambia il mondo. Ma lo ringrazio an­che per l’amore per la sua mamma, che cura e segue con particolare attenzione.
Auguri ai lettori. Troveranno questo libro anche letterariamente pregevole, bello e faci­le nella lettura, denso di immagini, forte nel­l’aggettivazione, con quei colori che danno gioia agli occhi.
Scrive il Siracide: «la bontà è come un giar­dino di benedizioni, la misericordia dura sempre!».
 
Grazie don Mimmo e…una preghiera per me, che chiedo anche ai lettori di questo li­bro, certi della mia, intrecciata in reciprocità feconda,
 
Campobasso, 6 dicembre 08, san Nicola, il santo del dono.
 
+p. Giancarlo Maria Bregantini, Vescovo

 

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