Inquinamento dell’Alaco, la denuncia è del 2006

Sant’Andrea Jonio 
Quell’acqua che era sempre stata limpida era divenuta improvvisamente marrone. Gli animali da pascolo che vi si abbeveravano finivano per morire, come già capitava ai pesci, e le loro femmine subivano continui e inspiegabili aborti.
Era il 7 settembre del 2006 quando l’allora sindaco di San Sostene, Luigi Alosio, metteva nero su bianco le sue preoccupazioni sullo stato di salute del fiume Alaco, il cui invaso (che serve diversi Comuni delle province di Vibo Valentia e Catanzaro) è finito oggi nel mirino della magistratura ed è stato sequestrato per le pessime condizioni dell’acqua in esso contenuta. Le ipotesi di reato contestate ai vertici Sorical (la società che gestisce le risorse idriche in Calabria) sono di avvelenamento colposo di acque destinate a uso umano e inadempienza contrattuale nelle pubbliche forniture. Ma, in questo caso, non rileva tanto l’aspetto squisitamente giudiziario quanto la tempestività di un allarme che era partito già nel 2006, dando il via alle indagini dei Carabinieri e del Corpo forestale dello Stato. Nella sua denuncia del 2006 Aloisio aveva evidenziato come le acque del fiume Alaco, che dalle montagne del territorio vibonese finisce nel mare Jonio attraversando gran parte del territorio montano di San Sostene, erano diventate scure. Accanto a questo strano fenomeno, l’allora sindaco aveva anche riscontrato la presenza di un’inquietante schiuma che mostrava in tutta evidenza come in quell’acqua vi fosse qualcosa che non andava.
«Ho potuto verificare anche che l’Arpacal di Catanzaro – scriveva nella denuncia inviata alla Prefettura del capoluogo di regione – aveva in passato inviato alla Prefettura una relazione in cui si evidenziava il pessimo stato di salute del fiume a causa del riempimento delle acque del bacino della Lacina, senza le minime accortezze per la salvaguardia del patrimonio ambientale». Problemi che, evidentemente, sono rimasti tali portando nel giro di un anno a riscontrare nel fiume Alaco la presenza di cloro. Questo era stato infatti il risultato delle analisi effettuate dall’Arpacal, su indicazione dei carabinieri del "Noe" di Catanzaro che indagavano sul presunto inquinamento. (f.r.)
dalla Gazzetta del Sud del 20 maggio 2012

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