Inquietanti scenari nell’inchiesta sui fondi antiusura

Oggi l’interrogatorio di garanzia di Salvatore Froio, arrestato per peculato, distrazione di un milione di euro e falso

Cesare Barone

SOVERATO
Si aprono scenari inquietanti il giorno dopo l’arresto di Salvatore Froio, medico di base, titolare della casa di cura "Villa Elisa" e presidente del consorzio fidi di Soverato. Il professionista avrebbe, secondo le ipotesi d’accusa, distratto fondi elargiti dal ministero dell’economia destinati alle imprese in difficoltà e a rischio usura, per un totale di circa un milione di euro (fondi finalizzati esclusivamente ad agevolare la concessione, da parte delle banche, di finanziamenti alle piccole e medie imprese a rischio usura), in favore di amici, parenti e conoscenti. Le indagini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Catanzaro, coordinate dal procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo, stanno proseguendo e le indiscrezioni che trapelano di ora in ora, se, confermate, peserebbero come un macigno intorno al complesso disegno criminoso.
Dietro la vicenda, sono coinvolte altre cinque persone, attualmente iscritte nel registro degli indagati, ma l’elemento che desta particolare interesse investigativo è il fatto che nell’inchiesta potrebbero essere coinvolti personaggi vicini a una congregazione religiosa, politici, imprenditori e commercianti di spessore. Tutti con ruoli distinti. Ipotesi che andranno, comunque, verificate e confermate dagli investigatori. Altro dettaglio, non meno importante, è che i finanzieri sarebbero alla ricerca di un mediatore creditizio, attualmente irreperibile, considerato vicino agli ambienti del Confidi di Soverato.
Lavoro tutt’altro che facile per gli uomini del colonnello Giovanni Domenico Castrignanò, impegnati in un meticoloso e certosino lavoro di intelligence.
Nella giornata di oggi, dovrebbe svolgersi dinanzi al gip l’interrogatorio di garanzia per Salvatore Froio, indagato di peculato, falso in atto pubblico, simulazione di reato e false comunicazioni sociali. La difesa, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Costarella, è fiduciosa che «l’indagato riuscirà a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti contestati, con elementi probatori concreti».

Un’inchiesta con diversi filoni che terrà impegnati i finanzieri ancora per parecchio tempo. Il professionista tratto in arresto, oltre che di peculato, per la distrazione dei fondi antiusura, dovrà rispondere di falso in atto pubblico per aver attestato falsamente l’esistenza dei contributi sui conti correnti del consorzio quando invece questi erano stati già da tempo distratti e sottratti; simulazione di reato, per aver denunciato falsamente il furto di documentazione contabile del consorzio; false comunicazioni sociali per aver esposto fatti non rispondenti al vero nei bilanci del consorzio. Le indagini hanno fatto emergere come il presidente del consorzio fidi di Soverato – ente percettore tra il 1998 e il 2003 di quattro contributi per un totale di un milione di euro circa provenienti dal fondo ministeriale per la prevenzione del fenomeno dell’usura – avesse distratto e disperso, sistematicamente, tali risorse, destinate a finalità di alto interesse sociale. Secondo quanto riferito dagli uomini del colonnello Castrignanò, il primo contributo, ricevuto nel 1998, di 250 mila euro, era stato impiegato, in gran parte, per garantire finanziamenti ad imprese che non possedevano i requisiti previsti dalla normativa che disciplina l’utilizzo del fondo ministeriale. Le indagini hanno evidenziato, già nell’impiego di tale contributo, alcuni casi di commistione di interessi incrociati tra gli amministratori del consorzio che istruiva le pratiche di finanziamento, la banca che erogava i finanziamenti e talune imprese beneficiarie dei finanziamenti. Il secondo contributo, erogato dal ministero nel 1999, di 360 mila euro, risulta invece distratto direttamente attraverso la spartizione della somma tra imprese e persone fisiche riconducibili a Salvatore Froio. Il terzo contributo, di 270 mila euro, accreditato al consorzio nel 2001, è stato utilizzato dal medico soveratese per investimenti finanziari ad alto rischio. Sono state, infatti, sottoscritte polizze assicurative ad elevato contenuto finanziario, le cosiddette "unit – linked", emesse da una società anonima di diritto lussemburghese. Anche in questo caso, il frutto della speculazione finanziaria, rappresentato dal riscatto anticipato della polizza, è stato abilmente occultato. Il quarto contributo, accreditato nel 2003, di 85 mila euro, è stato, al pari del secondo, distratto da Froio e destinato direttamente a società facenti capo al fratello del presidente del consorzio. A dare notevole slancio alle indagini è stata la perquisizione della sede di fatto del consorzio fidi, presso la struttura sanitaria accreditata "Villa Elisa" di Soverato, eseguita dai finanzieri di Catanzaro, nel corso della quale è stata ritrovata una imponente mole di documentazione, per lo più bancaria, che il professionista, con una falsa denuncia di furto, aveva sottratto all’ispezione da parte di funzionari del ministero dell’economia e delle finanze e che ha rivelato le avvenute distrazioni di denaro pubblico.

dalla gazzetta del sud del 26 marzo 2010

Commenti (2)

Ciccio2 aprile 2010 alle 23:39

E i paesani che sono nell’inchiesta perchè non li mensionate????

admin3 aprile 2010 alle 09:57

Grazie Ciccio per la segnalazione , la notizia mi era sfuggita .
In effetti sulla Gazzetta del Sud non c’è nessun riferimento , evidentemente qualcuno mira a far passare la notizia in secondo piano ,
meno si sà e meglio è ,
anzi meno si indaga e meglio è!
basta leggere l’articolo http://www.versantejonico.com/news/?p=1001

Aggiungi un commento

Vostro Commento