In prima linea nella lotta al cancro Di Dulbecco ricorda la straordinaria lezione d’umiltà, impensabile in Italia

Paolo Cannizzaro
«Dulbecco? Purtroppo non ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente, ma un mio collega, Michael Fried, che lavora qui al Ucsf Cancer Center è stato un allievo di Dulbecco. Mi raccontava di Renato molto intelligente ed estremamente dedicato alla ricerca. Una passione trasmessa ai suoi studenti ai quali dava la possibilità di sviluppare idee ed esperimenti in maniera autonoma».
Davide Ruggero, 43 anni, professore associato alla School of Medicine and Department of Urology della University of California a San Francisco (Ucsf) dove dirige un laboratorio, diploma allo scientifico Fermi di Catanzaro Lido e laurea (110 con lode) in Scienze biologiche, molecolari e cellulari alla Sapienza di Roma, una decina di anni fa ha preso la valigia e indossato gli abiti del "cervello in fuga" dall’Italia, una Paese dove le intelligenze contano meno delle baronìe. Dall’altra parte del’oceano c’era l’America ad attenderlo.
Aveva 34 anni quando i media di mezzo mondo si interessarono di una sua ricerca sulla mutazione del gene DKC1 che porta all’invecchiamento precoce; due anni fa addirittura la copertina di Cancer Cell per uno studio su un difetto cellulare che innesca la nascita della neoplasia; oggi una pubblicazione sull’ultimo numero di Nature che apre nuove prospettive nella ricerca di farmaci efficaci per la lotta al cancro alla prostata per la quale attualmente non esiste una cura. In sostanza, è stata scoperta la rete di geni regolati da una molecola cruciale coinvolta nel cancro chiamata mTor, che controlla la produzione di proteine all’interno delle cellule. Nel corpo umano, mTor è un sensore molecolare che aiuta le cellule a rispondere a condizioni ambientali favorevoli o sfavorevoli. In condizioni ordinarie, agisce come regolatore di geni che inducono le cellule a crescere e a dividersi. In tempo di carestia, quando qualcuno sta morendo di fame, per esempio, mTor spegne gran parte del macchinario che produce le proteine in modo che l’organismo possa risparmiare energia. Nel cancro, questo attento equilibrio è perduto; mTor va in tilt e segnala alle cellule tumorali a diventare più grandi per dividersi, subiscono metastasi e invadono nuovi tessuti sani. La metastasi è la causa primaria di morte per cancro del paziente.
Davide Ruggero è di oltre una generazione distante da quella del Nobel catanzarese recentemente scomparso alla vigilia dei 98 anni d’età, ma ad entrambi Catanzaro ha dato i natali, entrambi biologi e medici, entrambi ricercatori in prestigiose università californiane: Dulbecco a La Jolla (San Diego), Ruggero a San Francisco. Non potevamo non chiedere a Davide Ruggero un pensiero su chi, in fondo, è stato un precursore della grande migrazione di intelligenze.
- Quale l’insegnamento di Dulbecco per voi giovani ricercatori?
«Quello di Dulbecco era un atteggiamento di grande umiltà; infatti nonostante fosse il capo del laboratorio dava la possibilità ai suoi collaboratori di pubblicare i loro risultati senza il suo nome quando riteneva di non aver contribuito in maniera sostanziale al progetto. Queste cose sono estremamente rare specialmente in Italia, dove molto spesso i meriti non sono riconosciuti come dovrebbero».
- Prof. Ruggero, qual è la portata pratica della sua più recente scoperta? Quali scenari apre?
«Abbiamo scoperto un nuovo meccanismo per il quale la produzione non controllata di alcune proteine fa sì che le cellule cancerogene diventino metastastiche e invadano organi vitali. Abbiamo scoperto che questo evento è letale. Ed è coordinato da un proteina chiamata mTor. Inoltre abbiamo anche sviluppato un nuovo composto che è in grado di bloccare l’attività cancerogena di mTor prevenendo la formazione delle metastasi».
- Sono prevedibili i tempi di applicazione in farmacologia?
«Il composto è già in fase II di sperimentazione clinica su pazienti affetti da diversi tipi di cancro. Tuttavia, nonostante ci siano già alcuni risultati incoraggianti è ancore presto per avere un riscontro completo sull’efficacia di questa terapia».
dalla gazzetta del Sud del 26 febbraio 2012

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