Imprenditori e politici chiedono protezione alla mafia

REGGIO CALABRIA «Rispetto al passato c’è una differenza sostanziale nel rapporto tra imprenditoria, politica e sistema mafioso. Oggi, infatti, sono gli imprenditori e la politica a chiedere protezione alla mafia». Lo ha detto il procuratore aggiunto della Dda reggina, Nicola Gratteri, intervenendo a "veDrò", il think tank in corso a Drò (Trento).
«Bisogna rendere non più conveniente – ha aggiunto il magistrato – l’adesione al sistema criminale organizzato, rispetto a quello legale, e spingere verso quest’ultimo. I soli strumenti per rendere ciò possibile sono inasprire e rendere certe le pene e risolvere il problema della capienza delle carceri, riaprendo l’Asinara e le altre carceri che sono state chiuse negli ultimi anni. Per queste mie posizioni mi sono guadagnato l’immagine di "magistrato poliziotto", tant’è che la componente di sinistra del Csm, per queste mie idee, non mi voleva procuratore aggiunto di Reggio Calabria».
«Per quanto riguarda il sistema della pena – ha concluso Gratteri – bisogna tenere conto che rispetto al mafioso, che ha un’adesione fideistica ai propri valori, la pena rieducativa non regge ed è quindi impossibile il recupero. Solo dando una grossa scossa al nostro sistema possiamo cambiare la mentalità di imprenditori e politici».
E il richiamo di Gratteri giunge proprio in un momento in cui in Calabria si registra il record degli imprenditori under 30, un dato in controtendenza rispetto al trend nazionale fornito pochi giorni da UnionCamere da cui risulta che i giovani che fanno gli imprenditori sono sempre di meno e sono sempre più numerosi quelli molto anziani. «Questi dati – dichiara il Presidente Regionale della Confesercenti Nino Marcianò – avvalorano una realtà sotto gli occhi di tutti. L’invecchiamento della società italiana è speculare alla struttura della nostra economia in cui i giovani ritardano l’ingresso in azienda. Un aspetto preoccupante, soprattutto in virtù del fatto che i giovani rappresentano la futura forza motrice del paese, della Calabria in particolare. Una regione, la nostra, in cui i giovani imprenditori, come tanti altri loro coetanei, andrebbero sostenuti evitando la fuga verso altre città o nazioni. I giovani calabresi sono le vere energie presenti sui territorio e proprio loro dovrebbero fornire alle azienda la necessaria carica innovativa».

In questa direzione l’indagine offre qualche spiraglio che fa ben sperare perché ci sia un futuro per il Sud: la concentrazione maggiore dei titolari di imprese under 30 si trova in Calabria (8,6%). «Ma i numeri da soli non bastano – conclude Marciano –. Alla Calabria serve una politica alta da cui arrivino nuovi impulsi per facilitare e sostenere la crescita e la sopravvivenza di queste imprese, vale a dire di quell’economia sana che troppo spesso subisce la concorrenza sleale dell’economìa criminale».(p.g.)

dalla Gazzetta del Sud  del 1 settembre 2010

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