Illeciti urbanistici nel centro benessere Due prosciolti e un rinvio a giudizio

Altri due indagati ammessi al rito abbreviatoLe tesi dell’accusa subiscono un ridimensionamento

Giuseppe Lo Re

catanzaro
Due persone ammesse all’abbreviato, due prosciolte ed una rinviata a giudizio. Si è conclusa così l’udienza preliminare per i cinque indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla realizzazione, a Soverato, della struttura per servizi turistico-alberghieri con annesso centro benessere "Total Beauty Farm". Secondo l’accusa, il complesso sarebbe stato realizzato grazie all’illecito rilascio di un permesso a costruire e le opere sarebbero state eseguite in difformità rispetto al progetto originario.
Il giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro, Camillo Falvo, ha ammesso al rito alternativo, che sarà celebrato il 9 giugno, Antonio Andreacchio, 57 anni, di Badolato, proprietario del terreno interessato dai lavori e socio maggioritario della "Total Beauty di Bartolomeo Gambardella & C. sas", e Bartolomeo Gambardella, 64, di Soverato, socio accomandatario e legale rappresentante della stessa società. Sentenza di non luogo a procedere per Michele Menniti, 52 anni, di Sant’Andrea Ionio, responsabile del servizio del settore Urbanistica del Comune di Soverato (difeso dall’avvocato Giovanni Caridi), e Walter Canino, 62, di Catanzaro, dirigente del servizio del dipartimento Urbanistica della Regione (difeso dall’avvocato Pietro Errigo). Rinviato a giudizio, infine, Giuseppe Carnuccio, 52 anni, di Badolato, responsabile del settore Urbanistica del Comune di Soverato.
L’inchiesta, coordinata dall’ex sostituto procuratore della Repubblica Luigi De Magistris, si concluse a luglio del 2008 dopo oltre un anno di indagini dei carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria, con l’avviso di conclusione indagini notificato a sette indagati (due di loro non comparirono più nella successiva richiesta di rinvio a giudizio). I reati contestati nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari erano, a vario titolo, il concorso in abuso d’ufficio e la violazione di alcune norme in materia urbanistica, mentre per Carnuccio si aggiungeva la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Secondo le ipotesi d’accusa, oltre ad essere stato rilasciato illecitamente il permesso a costruire, le opere per la realizzazione del centro sarebbero state eseguite in difformità al progetto, iniziando i lavori in zona sismica senza i necessari preavvisi ed omettendo la trasmissione del progetto secondo l’iter previsto dalla legge, poiché sempre secondo l’accusa i necessari adempimenti «venivano evasi soltanto a lavori già iniziati». Una serie di violazioni che, sempre secondo le conclusioni degli inquirenti, «avrebbero procurato un ingiusto e cospicuo vantaggio patrimoniale alla "Total Beauty"». Nel ricostruire quanto avvenuto a proposito della realizzazione del centro per servizi turistico-alberghieri, gli investigatori hanno ripercorso le tappe della realizzazione dell’opera sin dal 2005 quando, il 9 marzo, il Comune avrebbe convocato la conferenza dei servizi per la proposta di variante allo strumento urbanistico presentata dalla ditta interessata – considerata la natura agricola del sito – prima ancora che la stessa, sempre secondo l’accusa, chiedesse il permesso a costruire.

Adesso, però, le tesi dell’accusa ricevono un parziale disco rosso con i due proscioglimenti stabiliti dal gup, che quantomeno ridimensionano il castello accusatorio.

dalla gazzetta del sud del 25 marzo 2010

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