Il Riesame rigetta la richiesta dei legali Salvatore Froio rimane ai domiciliari

I difensori del 57enne ricorreranno in Cassazione«C’è un’evidente forzatura nell’impianto accusatorio»

Cesare Barone

SOVERATO
Sono state rigettate, dal tribunale del Riesame, le richieste avanzate dagli avvocati difensori (Giuseppe e Fabrizio Costarella) di Salvatore Froio, il medico di base accusato di peculato, falso in atto pubblico, simulazione di reato e false comunicazioni sociali. In attesa delle motivazioni, i difensori si sono riservati di ricorrere in Cassazione. Nessun altro commento a caldo.
Ai giudici del Riesame, gli avvocati avevano richiesto la sostituzione in via subordinata della misura cautelare da coercitiva a interdittiva da applicarsi con l’interdizione dalla carica di presidente del consorzio fidi di Soverato per Salvatore Froio. Secondo l’accusa, il medico di 57 anni, in qualità di presidente del confidi, avrebbe distratto fondi elargiti dal ministero dell’Economia e destinati alle imprese a rischio usura, per un totale di un milione di euro.
«Si tratta di una forzatura – ha dichiarato Fabrizio Costarella – dell’impianto accusatorio da parte della Procura e degli organi di polizia giudiziaria. Nella richiesta di ordinanza della misura cautelare viene riportata come ipotesi di reato quella di aver agito in favore dei soci del consorzio. È sufficiente aprire un testo di diritto privato per scoprire che i consorzi possono operare esclusivamente in favore dei soci. È vero che si è agito in favore di società riconducibili ai consiglieri d’amministrazione. Ma è anche vero che i consiglieri sono soci a tutti gli effetti e quindi avevano diritto di accedere all’attività tipica del consorzio fidi».
«L’indagato – prosegue l’avvocato Costarella – non si era avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia, davanti al giudice delle indagini preliminari Camillo Falvo, dando ulteriore dimostrazione sia della sua signorilità e di non avere nulla da temere. Aveva esposto la sua versione dei fatti di contenuto giuridico più pregevole dell’ipotesi accusatoria. Ciò fa riflettere, in quanto quando un medico conosce il diritto civile e il diritto commerciale meglio di chi sarebbe deputato ad applicarlo, ci si preoccupa. Abbiamo insistito molto, di fronte ai giudici del tribunale del riesame, sull’insussistenza delle esigenze cautelari in quanto difettano i gravi indizi di colpevolezza. Dei cinque capi d’imputazione ipotizzati tre sono prescritti, e il pubblico ministero non lo ha rilevato».
Il professionista è stato arrestato dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, agli ordini del colonnello Giovanni Domenico Castrignanò, al termine di una lunga e articolata attività investigativa, coordinata dal procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo insieme al sostituto Paolo Petrolo.
Nell’inchiesta risultano indagate altre sei persone, commercianti e professionisti della zona che, però, al momento non sarebbero iscritte nel registro degli indagati.
Le ipotesi di accusa vanno dal peculato continuato alla indebita percezione di fondi pubblici destinati alle imprese a rischio usura.

La decisione del tribunale del Riesame, che ha rigettato le richieste presentate dai difensori di Salvatore Froio, fa allungare l’iter giudiziario che potrebbe arrivare in Cassazione.

dalla Gazzetta del Sud del 10 aprile 2010

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