Il killer ai bagnanti atterriti: state fermi e zitti

 

La moto utilizzata per la fuga è poi stata data alle fiamme. Si scava tra le amicizie dell’uomo

Francesco Ranieri

 
Ferdinando RombolàUcciso davanti agli occhi atterrititi della moglie e del figlio di un anno e mezzo, in una spiaggia affollata. Il "lavoro" per il suo sicario è durato solo pochi istanti. Cinque, forse sei colpi di pistola. Una serie di urla strozzate e i granelli di sabbia di una spiaggia che lentamente si sono tinti di rosso. Il rosso del sangue di Ferdinando Rombolà, 40enne di Soverato freddato ieri pomeriggio davanti alla giovane moglie e al figlioletto. L’omicidio è avvenuto intorno alle 19, sul litorale di Soverato, nella frequentata località San Nicola. L’uomo – che nel 2006 era stato condannato per possesso di stupefacenti – stava trascorrendo una giornata al mare con la sua famiglia. Uno scenario di assoluta tranquillità, con le onde che s’infrangevano mansuete sulla riva e molta altra gente che si preparava a rientrare a casa.
Sulle prime nessuno aveva notato quella moto di grossa cilindrata si è avvicinata rombando verso il litorale. Ne è sceso un uomo, con casco in testa, che si è diretto a rapidi passi verso il tratto di spiaggia libera dove Rombolà si trovava con la propria famiglia. Lì, il killer ha esploso contro di lui una serie mortale di colpi di pistola calibro 7.65. Quattro, cinque forse i proiettili che non hanno dato scampo all’uomo, subito soccorso (inutilmente) dalla moglie. Prima di allontanarsi e raggiungere il complice che attendeva sulla moto il killer, in un atto di assurda spavalderia, avrebbe anche intimato ai bagnanti attoniti di non muoversi e di non chiamare nessuno. E mentre i due si davano alla fuga, comunque l’allarme veniva in qualche modo lanciato. I due criminali percorrevano nella fuga alcune centinaia di metri, fino a imboccare una stradina laterale che li ha portati sino a un fondo abbandonato, nel quale hanno dato fuoco alla moto. Forse ad attenderli vi erano altri complici.
La scena del crimine è stata blindata dai carabinieri del Reparto operativo provinciale, guidati dal colonnello Giorgio Naselli, e dai colleghi della Compagnia di Soverato al comando del capitano Emanuele Leuzzi. Accanto al telo bianco che ricopriva il cadavere è rimasta per ore, piegata dal dolore lacerante, la giovane moglie signora Iozzo. Oltre alle ricerche sul territorio, le indagini si sono subito rivolte a ricostruire il passato di Rombolà: senza un lavoro fisso, svolgeva saltuariamente attività di servizio d’ordine in manifestazioni pubbliche. Nell’ottobre del 2005 era stato arrestato dai carabinieri che nella sua abitazione avevano trovato circa 700 grammi di cocaina e 1770 euro. Nel 2006, aveva patteggiato la pena di 4 anni e 4 mesi di reclusione. Nel luglio 2008, Rombolà era stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione dopo il ritrovamento nella sua auto, sempre da parte dei carabinieri, di una pistola con matricola abrasa e munizioni.

I suoi possibili legami con altre "forze" del territorio, invece, potrebbero dare maggiori indicazioni agli inquirenti. Rombolà, infatti, avrebbe avuto dei contatti (almeno a livello amicale) con i fratelli Vito e Nicola Grattà, i gemelli uccisi lo scorso 11 giugno a Gagliato. Dunque, se ritenuta fondata questa pista, il discorso potrebbe andare a incanalarsi in qualche modo allo scontro in atto tra cosche "emergenti" e "storiche" nel basso Jonio e nelle Preserre – con una serie terribile di omicidi negli ultimi due anni – per il predominio nelle attività criminose e dei traffici illeciti.

dalla Gazzetta del Sud del 23 agosto 2010

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