Il calvario d’una bambina e dei suoi genitori

Il calvario d’una bambina e dei suoi genitori, che hanno preferito portare la figlia al "Gemelli" di Roma

«Ha gli occhi strabici». Era un tumore

 

La piccola R.R., una gemellina di 5 anni e mezzo, sta lottando tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva all’ospedale Gemelli di Roma dov’è arrivata martedì pomeriggio scorso, trasportata da Lamezia Terme con un elisoccorso dopo un ricovero al reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Pugliese. Non un referto medico, nessuna anamnesi, non una cartella clinica hanno accompagnato il ricovero della bambina della quale non si conosceva neppure il nome.
Lo sfogo pieno di rabbia è della mamma Antonietta, del papà Fabrizio e della nonna Teresa attualmente a Roma con l’altra gemellina. La sfortuna della bimba ha inizio due anni fa quando, nonostante i ricoveri nel reparto di pediatria del Pugliese, in quello di Lamezia Terme e varie visite oculistiche private, nessuno aveva scoperto un tumore cerebrale ai nervi ottici. «Tutti dicevano che aveva gli occhi strabici – dice la mamma – e prescrivevano bende ed occhiali. La piccola deperiva giorno dopo giorno e una volta è svenuta davanti ad un pediatra di Lamezia il quale mi ha detto che era la vista a darle quei problemi». Era la massa tumorale che comprimeva i nervi ottici.
Non soddisfatti di quanto dicevano i medici locali, papà e mamma hanno deciso di portare la piccola al "Bambin Gesù" di Roma dove in tre ore è stato diagnosticato il tumore. La bimba è stata subito operata e purtroppo colpita da un’ischemia post operazione che ha costretto i medici a mettere delle derivazioni in testa, ossia dei tubicini che scaricano il liquido prodotto dal cervello in alcune parti del corpo che possono accogliere il drenaggio.
A maggio del 2006 la piccola viene portata d’urgenza al Pugliese con un addome molto gonfio. «I medici non volevano ascoltare il fatto che forse tutto dipendeva dalle derivazioni che aveva nell’addome. La bambina peggiorava, a noi genitori ci hanno trattato senza comprensione alcuna. Sono stata costretta a chiamare perfino il Prefetto e denunciare la faccenda. Ho subito tolto mia figlia dalla Pediatra del Pugliese e siamo andati al Gemelli. La piccola aveva solo mezz’ora di vita a causa del liquido che veniva rigettato dall’addome».
E veniamo a lunedì pomeriggio. La bambina, accompagnata dai genitori è arrivata al pronto soccorso del Pugliese a causa di vomito continuo. «Per fare una tac – afferma la donna – siamo andati prima in pediatria, poi in neurochirurgia, poi in radiografia poi siamo tornati in neurochirurgia e per ultimo in pediatria. La bimba era nera anche sulle unghie dei piedi. I medici pensavano che il tutto era dovuto al virus dell’influenza, ma io sapevo che non era così. In Pediatria ci hanno sistemato nella stanza dei medici e non vi era nemmeno una spina dove attaccare l’espiratore per il rigurgito che le tornava nell’esofago. "Più di questo non possiamo fare" mi hanno detto in pediatria, dove un medico, mentre mia figlia peggiorava, mi chiedeva a che anni l’avevo svezzata e cosa mangiava. Io invece tentavo inutilmente di spiegargli che forse il malessere era dovuto alle derivazioni».
Dalla pediatria la piccola è stata trasferita in neurochirurgia. «Sentivo mia figlia che urlava – ha detto la mamma – non l’hanno nemmeno sedata. Abbiamo deciso di portare la bimba a Roma e abbiamo firmato le dimissioni. Il neurochirurgo ci diceva invece di stare tranquilli perché la bimba stava migliorando. Ma noi sapevamo che non era così. Abbiamo chiamato la neurochirurgia del Gemelli dove ci hanno accettato il ricovero. Il neurochirurgo del Pugliese ha detto a mio marito che però si doveva assumere tutte le spese per l’elisoccorso. Quando hanno tolto la bimba da quel reparto mia figlia era tutta nera con le braccine martoriate. Ed ora siamo qui in attesa. Non so come andrà, ma al Pugliese non c’è anima per chi soffre».(e.s.)

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