I liquami vanno in mare

 

Il letto del torrente Gallipari è pieno di sedimenti melmosi

Francesco Ranieri

Sant’Andrea Jonio
La misura è colma. E anche le vasche del depuratore consortile sono colme. Di fango. Lo sono a tal punto che il loro smaltimento potrebbe essere un problema, sommato com’è ai problemi di funzionamento che caratterizzano questo impianto sin dalla sua costruzione. Come, d’altra parte, si è potuto constatare già negli ultimi giorni (l’ultimo evento clamoroso è avvenuto ad Isca mercoledì), con uno sversamento abbondante di liquami direttamente nel torrente Gallipari, il cui letto appare ormai inquinato dalla sedimentazione melmosa dovuta proprio alle frequenti fuoriuscite di materiale non depurato.
Un accumulo che sarà molto difficile eliminare dall’oggi al domani. La rabbia dei bagnanti è ormai difficile da contenere. In particolare quella dei turisti, che hanno pagato fior di quattrini per trascorrere le vacanze nel Soveratese e sono costretti, invece, ad andare a cercare un angolino di mare che non sia deturpato da schiume e chiazze marroni. Il punto della situazione alla foce del torrente è stato constatato mercoledì stesso dai carabinieri della Stazione iscana, guidata dal maresciallo Sandro Pagano, unitamente ad alcuni tecnici dell’Asl e dell’Arpacal: praticamente, quella che si è parata ai loro occhi è stata una sorta di fogna a cielo aperto. Le condizioni in cui opera il depuratore sono ormai ben note: si tratta di un impianto che al momento della sua costruzione venne inspiegabilmente concepito per un bacino d’utenza striminzito, e solo negli ultimi anni è stato oggetto di un potenziamento. Peccato, però, che a questi interventi non corrisponda un effetto positivo in termini di efficienza. Nell’area del depuratore – che serve Badolato, Isca e Sant’Andrea – è stato costruito un secondo impianto, per dare "manforte" alla struttura centrale. Ma proprio quest’ultimo elemento è stato oggetto di guasti e, a quanto pare, non sarebbe neanche stato collaudato. Il risultato finale è che i liquami e i fanghi in eccesso vanno a riversarsi nel torrente Gallipari – tra l’altro scorrendo all’aria aperta, senza alcuna tubazione, fino al corso d’acqua – impregnandone il letto che, infatti, si presenta di colore scuro per l’abbondante sedimentazione organica di questo materiale.

Diventa così inevitabile che ogni passaggio di acqua lungo il torrente finisca per trasportare questi residui fognari direttamente nel mare, con tutte le conseguenze negative e i rischi per la salute. Inutile dire che proseguendo lungo questa strada, senza un intervento adeguato di manutenzione, il depuratore finirà per mettere a rischio la balneazione stessa del tratto di mare in questione, creando danni enormi alla già di per sé piccola economia turistica locale. Un campanello d’allarme, l’ennesimo, per le Amministrazioni coinvolte, dopo che la gestione dei depuratori è stata trasferita lo scorso anno dall’Ato ai Comuni.

dalla Gazzetta del Sud del 23 Luglio 2010

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