Giornata della legalità all’istituto Calabretta

Soverato Giornata della legalità all’istituto "Calabretta" promossa dalla commissione provinciale

Essere ‘ndranghetisti è una sventura: o si va in galera o si muore ammazzati
Il sostituto procuratore della Dda Dolce ai giovani: dovete vivere seguendo le regole

 

Cesare Barone
SOVERATO
«La giornata della legalità». Questo il titolo del convegno organizzato dall’Istituto tecnico commerciale "Calabretta" in collaborazione con l’osservatorio "Falcone – Borsellino – Scopelliti" e l’amministrazione provinciale di Catanzaro. Nutrito il tavolo dei relatori: Arcangelo Badolati, capo servizio della Gazzetta del Sud di Cosenza, Sandro Dolce magistrato della Dda di Catanzaro, Emilio Verrengia vicepresidente del consiglio provinciale, Mario Deonofrio presidente della commissione provinciale "Legalità e sicurezza", Nicola Limardo dirigente scolastico e Carlo Mellea presidente dell’osservatorio. Presenti all’evento le massime autorità militari della città di Soverato: il comandante del nucleo operativo e radio mobile dei carabinieri, Giancarlo Russo insieme a quello della stazione Giuseppe Di Cello, il sottotenente Roberto Currò per la guardia di finanza, Maurizio Tipaldi tenente di vascello del circomare Soverato. Presenti anche una folta delegazione di alunni dell’istituto tecnico, del liceo scientifico e dell’istituto per geometri.
Un momento importante nel quale sono stati affrontati temi di stringente attualità come quelli dell’educazione alla legalità, che hanno fatto riflettere i ragazzi presenti su come sia necessario vivere e crescere osservando le regole. Ha introdotto il preside Limardo che ha snodato il suo intervento sulle priorità da seguire per insegnare ai ragazzi a vivere seguendo la cultura della legalità. «Per prima cosa – ha detto Limardo – se, davvero, vogliamo parlare di cambiamento dobbiamo sviluppare il concetto dell’identità. Ciò si può attuare solo perseguendo la cultura della legalità». Carlo Mellea ha inteso ricordare tutti gli uomini delle forze dell’ordine, giornalisti e magistrati che hanno sacrificato la loro vita per combattere la ndrangheta, affermando che «la lotta alla mafia non ha ideologia politica ma deve essere fatta con costanza e abnegazione dalle forze di polizia e non solo».
Degno di nota l’intervento del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Sandro Dolce, impegnato in prima linea nella lotta alla ndrangheta in un territorio "caldo" come quello della provincia crotonese: «Far partire la cultura della legalità dalla scuola costituisce il primo passo per sensibilizzare i ragazzi su quanto sia importante vivere seguendo delle regole. Le uniche persone che sono capaci di ascoltare sono i ragazzi. È da loro che bisogna ripartire per lanciare messaggi di rispetto delle regole che è la base fondamentale per il vivere civile. Incontri come questi non sono solo utili ma indispensabili per avvicinare in maniera forte i giovani alle istituzioni». Interessanti le provocazioni lanciate dal giornalista Arcangelo Badolati, autore tra l’altro, di diversi libri che parlano di legalità: «Ribellarsi alla ‘ndrangheta, continuare con un sano ribellismo, studiare e migliore le proprie potenzialità culturali, in quanto chi ha cultura resta lontano da questo mondo maledetto.
Far parte della ndrangheta è una sventura. O si finisce morti ammazzati o in galera. Meglio studiare e affermarsi nella vita che scegliere strade senza ritorno. Dobbiamo migliorare come calabresi, come cittadini, come meridionali. Ritrovare lo spirito che animava i briganti, contro la ‘ndrangheta. Dobbiamo ribellarci a questa ingiustizia storica che ormai ci condiziona da più di un secolo.

Credo che i calabresi abbiano per inclinazione naturale, la forza di ribellarsi, di ritrovarsi in questa lotta che non può escludere nessuno, Chiesa compresa».

dalla Gazzetta del Sud del 22 Marzo 2009

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