Fucilate contro l’auto del prete antimafia

Il sindaco Mario Mazza ha convocato per stasera una seduta aperta del consiglio comunale


Antonello Lupis

GIOIOSA JONICA
Preti sotto tiro. Sacerdoti minacciati e nel mirino della criminalità perché ritenuti scomodi e, soprattutto, fin troppo schietti, diretti. Autentici guastafeste, abituati a parlare senza peli sulla lingua nei loro messaggi ai "capibastone" e ai "picciotti" della ‘ndrangheta o ai bulli di turno, a chi naviga o ruota nella melma del malaffare.
Ieri mattina, poco prima dell’alba ignoti malviventi hanno esploso almeno 3 colpi di fucile da caccia calibro 12 caricato a pallettoni contro l’autovettura, una Fiat Grande Punto, di proprietà di don Giuseppe Campisano, 59 anni, responsabile della parrocchia di San Rocco, originario di Filadelfia comune collinare del Vibonese ma da quasi 30 anni sacerdote nella popolosa e importante cittadina collinare della Locride situata nella Vallata del Torbido.
Le detonazioni, abbinate alla tempesta di piombo che si abbattuta sulla carrozzeria dell’auto, sforacchiata e danneggiata in più punti, del sacerdote, parcheggiata nelle vicinanze della canonica di San Rocco, sono state udite sia dal parroco sia da decine e decine di abitanti della zona, nel centro storico della cittadina. Sul luogo della gravissima intimidazione, a seguito di numerose segnalazioni telefoniche, si sono subito recati i carabinieri della stazione di Gioiosa Jonica e gli investigatori della compagnia di Roccella Jonica, coordinati dal cap. Marco Comparato, in collaborazione con il ten. Diego Ruocco. Dell’accaduto è stata informata anche la Procura di Locri.
Gli investigatori non hanno dubbi: si è trattato di un’azione intimidatoria di chiaro stampo mafioso messa in atto nei confronti di don Campisano, uno dei più autorevoli rappresentanti della Chiesa della Locride da anni impegnato a porre un forte contrasto alle organizzazioni criminali dedite, in particolare alla pratica dell’usura. Il danneggiamento è stato registrato ad appena 24 ore di distanza dal termine della festa cittadina e patronale in onore di San Rocco, una delle feste popolari più conosciute e frequentate in Calabria per via delle sue particolari caratteristiche (a cominciare dal ballo della tarantella da parte di decine e decine di fedeli e devoti, accompagnato dal continuo rullo dei tamburi, davanti alla statua del Santo, durante la lunga processione per le vie del paese).
Un appuntamento che quest’anno, nelle scorse settimane, era stato preceduto da polemiche, disapprovazioni e mugugni (tutto è poi, comunque, rientrato) a causa di alcuni "punti fermi" dettati dalla Chiesa locale e dalla Diocesi di Locri-Gerace e non condivisi dai componenti del comitato festa, dai commercianti e da tanti gioiosani.
In un manifesto affisso alla fine di luglio in diverse aree della cittadina gioiosana, infatti, il vescovo di Locri, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ritenendo giusti i suggerimenti avanzati dalla Chiesa locale aveva pubblicamente chiesto durante la festa "meno folklore e più spiritualità". Per il presule, insomma, durante la processione sarebbe stato giusto e corretto, in specifici tratti del lungo tragitto, avere momenti di meditazione, preghiera e canto e non solo balli popolari (tarantella) e suono continuo di tamburi. «Danzare, quindi, lungo la processione è, vista la tradizione, un atto di devozione – evidenziò il vescovo di Locri – che non deve però trasformarsi in un puro divertimento. E se di devozione si tratta, essa deve essere espressa anche e soprattutto con la preghiera e non per tutta la processione con la tarantella».
Anche se allo stato gli inquirenti non tralasciano alcuna pista, l’inquietante "messaggio" intimidatorio ai danni di don Giuseppe Campisano potrebbe quindi essere legato alle tensioni sorte nella cittadina prima della festa patronale. Ma non solo. Don Giuseppe Campisano, già componente di rilievo della Fondazione antiusura "Santi Cosma e Damiano" fortemente voluta una decina di anni addietro dall’allora vescovo di Locri-Gerace Giancarlo Bregantini, non è la prima volta che finisce nel mirino della criminalità organizzata. A febbraio del 2003, infatti, don Campisano, nel giro di meno una settimana, era già stato preso di mira da alcuni ignoti malviventi che dapprima gli spararono, senza però colpirlo, alcuni colpi di pistola calibro 357 magnum mentre si trovava alla guida della sua autovettura e pochi giorni dopo gli infilarono nella buca delle lettere della canonica una busta contenente alcuni proiettili. Le due gravi e ravvicinate intimidazioni furono oggetto di un’interrogazione parlamentare all’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu da parte dei deputati calabresi Domenico Bova, Minniti, Oliverio, Pappaterra, Meduri e Mancini.
Di recente, pochi giorni prima della festa patronale di San Rocco, invece, don Campisano partecipando ad un incontro pubblico organizzato dal coordinamento di zona di "Libera Locride" e alla presenza, tra gli altri, del magistrato antimafia della Dda di Reggio Calabria Roberto Di Palma, del prefetto di Vibo Luisa Latella e di don Pino Demasi, anch’egli di "Libera", senza indugi o paure ha pubblicamente dichiarato che «nel nostro territorio è radicata una mentalità mafiosa in contrapposizione al Vangelo. Per guarire questa piaga bisogna prima riconoscere di essere piagati».
Per stasera, infine, con inizio alle ore 18 il sindaco di Gioiosa Jonica, Mario Mazza, vista la gravissima azione malavitosa ha convocato in seduta straordinaria e urgente un Consiglio comunale aperto.
dalla Gazzetta del Sud del 31 agosto 2011

Aggiungi un commento

Vostro Commento