Ferrovie, dopo i tagli le proposte

 

Ma la rete è tutta da rimodernare Tra le priorità il raddoppio della linea per collegamenti più veloci

Francesco Ranieri

Sant’Andrea Jonio
Nessuno si aspetta di veder sfrecciare sulla linea ferrata jonica il treno "fashion" della cordata "Ntv" (Montezemolo-Della Valle), sarebbe però sufficiente vedere garantiti gli spostamenti con il resto d’Italia in maniera puntuale e comoda. Del resto il treno è da sempre ritenuto uno dei simboli della modernità di una nazione, capace di attraversare rapidamente, e in tutta sicurezza, immensi territori, collegando le grandi città e i piccoli paesi attraverso un’unica grande rete. Purtroppo, invece, di anno in anno in Calabria, in particolare quella jonica, si assiste alla continua spoliazione del servizio, nel silenzio delle istituzioni.
Fino allo scorso anno la voce di Franco Nisticò – il leader badolatese di tante battaglie civili per la salvaguardia dei diritti del territorio, morto sul palco di una protesta a Villa San Giovanni lo scorso anno – era l’unica in grado di coinvolgere e stimolare alla lotta contro questo cammino forzato verso l’isolamento. Oggi cosa resta di tante battaglie e quali possono, realisticamente, essere i passi da compiere per uscire fuori dal tunnel? Il testimone di Nisticò non è stato ancora raccolto da nessuno e le istituzioni locali non appaiono – sia per le imminenti elezioni comunali in centri importanti, sia per l’attesa rispetto agli eventi della politica nazionale – in grado di "battere un colpo". Le strade da percorrere, senza tener conto per il momento delle intenzioni del gruppo "Ferrovie dello Stato", potrebbero essere due: ingresso dei privati sulla linea ferrata calabrese oppure nuovi investimenti.
La prima ipotesi potrebbe coinvolgere quelle società private che già in altre parti d’Italia (come, ad esempio, in Piemonte e Lombardia) stanno operando, con discreti risultati, a livello regionale. Certo, la linea calabrese non è oggi granché appetibile, visto che è da anni presentata come vecchia, inadatta e lenta. Eppure grazie anche ad un possibile sostegno finanziario da parte delle istituzioni (Regione in primis, alla luce dei fondi assegnati negli anni scorsi al trasporto privato su gomma) si potrebbe tirar su una linea in grado di dare risposte concrete ai cittadini-passeggeri, instaurando così dei collegamenti locali capaci di avvicinare finalmente i centri calabresi alle stazioni principali e, così, alle direttrici nazionali.

L’altra ipotesi è, invece, un poco più "visionaria" e dovrebbe vedere la classe politica attiva nel reperire i fondi europei rivolti all’infrastrutturazione del territorio: il famoso "Corridoio 8" (quello dell’alta velocità sulla "Torino-Lione", per intenderci), molto probabilmente, nell’immediato non vedrà la luce. Oltre che su quello italiano, anche sul versante francese sono stati pochi i lavori effettuati, se non in termini di gallerie di sondaggio. Dunque c’è un enorme "lago" di fondi ancora in galleggiamento. Perché, dunque, non provare ad attivarsi – in stretta sinergia tra ministero per le Infrastrutture, Regione Calabria, rappresentanti del territorio e Ferrovie – alla ricerca di eventuali opportunità in favore proprio della ferrovia jonica, per effettuare un raddoppio della linea e offrire finalmente un prodotto competitivo anche alla clientela calabrese? Non si chiede l’alta velocità (almeno per il momento) ma una ragionevole facilità e libertà negli spostamenti, quella proprio sì.

dalla Gazzetta del Sud del 11 dicembre 2010

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